Quando un’idea solletica la mia mente prima o poi devo realizzarla, perchè altrimenti rimane un’idea sprecata, lasciata li a se stessa.
Così, dopo 5 anni dalla prima volta che la vidi decido di andare sulla Cima Marmotta 3300m nel gruppo del Ortles-Cevedale, catena che separa il Trentino dall’Alto Adige.
Su cosa baso la mia riuscita del giro? Su alcune nozioni apprese in Internet e cercando di tracciare una linea ideale sulla cartina.
Conosco la zona, sono già passato da quelle parti, ma non ho mai provato a fare quella cresta che separa la Bocchetta di Lago Scuro alla Vedretta Alta per poi scendere su Cima Marmotta.
La cosa che più mi fa spavento è che sulle cartine non è segnato nulla, ma ci sono delle relazioni che ne assicurano l’attraversamento, tra le quali la più “affidabile” quella del sito del Rifugio Cevedale (http://www.rifugiocevedale.it/_img/mappe/ascensione-cima-marmotta-big.jpg) la quale mette proprio questa immagine come descrizione del giro (bisogna cliccare sul link precedente).

l'Itinerario

l’Itinerario compiuto da me, sulle orme di quello del sito del Rifugio Cevedale.

Come si può notare nella traccia eseguita, lo stesso OpenStreetMaps non segnala alcun tipo di sentiero, traccia, percorso atto a un comodo attraversamento, per cui il “ravanaggio” è d’obbligo.
Ravanaggio che non si fà mancare nulla, essendo in “alta quota”, infatti non sono mai sceso sotto i 3100m circa durante tutta la traversata in Cresta.
Lungi da me definire le difficoltà di un’itinerario, ma mi sembra piuttosto eccessivo che venga dato come “escursionista” dal sito stesso.
Premesse a parte l’ambiente vale la pena di essere scoperto, consiglio un compagno perchè da soli se non si è esperti o cmq buoni ravanatori direi che le probabilità di perdersi o di farsi male è moderatamente alta.


La mattina alle 7 mi alzo, faccio colazione e preparo uno pseudo zainetto.
Ormai lo zaino da Ultra ha sostituito lo zaino da montagna per quest’anno, quindi inserisco la solita Giacca anti acqua, una bandana, 2 softflask con Polase e Acqua, barrette del pacco gara di Sabato (Ginko-Staffetten), cioccolata, maglia leggera, telo termico, cartina geografica della zona (rivelatasi parzialmente utile), 2 confezioni di confetture ai frutti di bosco da 6g, un’ottimo ricarico di zuccheri nei momenti di difficoltà e parto!
In meno di 2 ore sono alla Malga Mare 2000m, per arrivarci ho percorso da Trento la statale che porta sino in Val di Sole poi ho deviato a destra per Pejo e a Cogolo ho svoltato a destra seguendo le indicazioni “Malga Mare”, seguendo a ritroso il Noce Bianco .

La giornata non promette bene, il Cevedale e la Zufall sono già coperte dalle nebbie e nubi e un fronte temporalesco si sta formando sopra la zona del Brenta e del ghiacciaio del Pian di Neve.
Metto le mie scarpe, evito di portare con me i bastoncini per i probabili temporali e parto.

Scorci di Bosco

Scorci di Bosco

Imbocco il sentiero 102, che da Malga Mare porta al Rifugio Cevedale, in un bosco che è davvero incantato, mi fermo a fotografarlo un pò, merita davvero.

La temperatura è perfetta, l’umidità un pò meno, ha piovuto nella notte e si sente molto.
Incrocio un pastore con 2 mucche che gli sono scappate verso il Rifugio, saluto e continuo.

Cascata

Cascata

Raggiungo velocemente una parete dove scende una cascata, che si forma dagli innumerevoli rigagnoli che scendono dal Lago.

La partenza vista dall’alto è formidabile, in già poco tempo sono piuttosto alto e il passo non è stanco, sento però i soliti dolorini che da qualche settimana mi accompagnano, segno che oggi devo fare poco, così cerco di non strapazzarmi e

la partenza

la partenza

rallento un pò la marcia, godendomi della vista sublime che il paesaggio intorno a me mi stà regalando.
Poco dopo a quota 2270m circa c’è una panchina e una casetta a destra invece un bivio che indica “Giro dei Laghi”, lo prendo e inizio a guadagnare quota con destinazione prossima “Lago Lungo.
Alcuni rimasugli di neve e piccole pozze formatesi dall’abbondante presenza di acqua sono uno spettacolo per gli occhi.

Nei pressi del Lago Lungo

Nei pressi del Lago Lungo

Arrivo al Lago Lungo, mi sento un pò strano, un misto tra voglia di continuare e voglia di fermarmi a riposarmi e a godermi del paesaggio… Non sò cosa fare, sono molto indeciso, intanto che decido, mi appropinquo su una postazione da “meditazione” per decidere il da farsi.

Postazione da Meditazione

Postazione da Meditazione

Mentre aspetto l’illuminazione mi sgranocchio un pò di cioccolata e mi guardo un pò intorno, bisogna prendere una decisione seria, se si prosegue bisogna farlo subito altrimenti si torna indietro con calma o si va al Rifugio direttamente, perchè stare li ha senso, ma non se il temporale è li in agguato che ti aspetta.
Così dopo poco ho deciso, PROSEGUO!!!!
Oltre passo il lago lungo e mi ritrovo in un posto molto conosciuto, sul sentiero che porta alla Diga del Careser, vista e rivista numerose volte ma sempre uno spettacolo suggestivo. (dire che è bello è un’offesa al termine Bello).
Lo percorro per pochi metri e svolto subito a sinistra sul sentiero 104, quello nominato dall’itinerario che ho letto.

Laghetto Pozze

Laghetto Pozze

Molto cattivo il signorino, tra sassi instabili, erba bagnata, ghiaino tremendo rimonto piano piano la valletta che porta a una serie di laghetti.
Località “Pozze” l’hanno chiamata, ed in effetti ha proprio tutta l’aria di essere una località piena di piccoli laghetti, dal colore inebriante.

Mi fermo per un’altro spuntino, i 12km fatti sabato in gara mi hanno fatto venire una fame incredibile, mi spazzo via una barretta e riprendo marcia verso la Bocchetta di Lago Scuro, che raggiungo non dopo qualche difficoltà legata più al raggiungimento della quota 3000, che le prime volte dell’anno ha sempre bisogno di essere “digerita”…

Tratti in salita

Tratti in salita

Sicuramente rispetto ad altre volte la sensazione di fatica legata all’itinerario e alla quota sono nettamente inferiori rispetto al passato e mi meraviglio di questo.

Bocchetta di Lago Scuro

Bocchetta di Lago Scuro

Raggiungo la bocchetta e davanti a me si presenta un triste spettacolo, regalato dal Ghiacciaio del Careser e dal Ghiacciaio del Cevedale che sono in fortissima regressione.

Ghiacciaio del Careser

Ghiacciaio del Careser

Ghiacciaio del Cevedale

Ghiacciaio del Cevedale

Qui inizia il tratto di cresta che dovrò studiarmi passo dopo passo, infatti dopo aver scattato queste foto e aver condiviso la mia tristezza per il rapido scioglimento dei ghiacci incomincio con la parte più seria.

Prima Venezia

Prima Venezia

Una sorta di corsa contro il tempo, fatta sempre in totale sicurezza e cercando di non esagerare nei punti in cui non mi sento sicuro, sono sempre pur da solo e una caduta o una storta in un punto così risulterebbe cruciale e problematica.
Così provo numerosi tentativi di rimontare la cresta dal passo, ma è pressochè impossibile, allora scendo un pò sul versante del Careser (l’altro versante è offlimits pure per i camosci), e cerco di dare un’occhiata ad un’ipotetica via.

Numerosi sali scendi tra sassi altamente instabili, canalini con pendenze piuttosto sostenute, molta ghiaia e l’equilibrio precario si faceva sentire, mescolato alla sensazione di precarietà che solo lo stare sotto una cresta di sassi di quella portata può darti.
Nulla di così duro, ma riesco a individuare nell’ultima parte di cresta una sorta di “segnale di passaggio”, con qualche ometto ancora rimasto su dei sassi.
I più sono tutti a terra, ometti ormai “defunti” accatastati su se stessi non mi dicono più nulla…
E’ evidente ormai il pecorso e la destinazione che a vista d’occhio inizio a raggiungere.

Cima Sconosciuta

Cima Sconosciuta

Risalgo l’ultima rampa sassosa piuttosto instabile ma segnata precariamente dal passaggio di qualche individuo, o animale, riesco a intravedere una minitraccia che porta ad una croce, che sinceramente mi dice tutto fuori che la croce di Cima Marmotta…

Sono piuttosto perplesso e non nascondo un pizzico di timore. Mi guardo intorno e vedo alla mia destra la traccia che sale alla prima delle 3 Venezie, quindi è evidente che di li non devo andare.
Guardo a sinistra e vedo una croce, molto più bella di questa, legata con dei tiranti a terra, penso proprio che sia quella la vera Cima Marmotta, ma non riesco a capire perchè essa è sotto questa.

Alla ricerca di Cima Marmotta

Alla ricerca di Cima Marmotta

Il terreno sempre molto instabile non è rassicurante, ma un passo deciso risolve qualsiasi problematica.

Finalmente penso di essere arrivato a Cima Marmotta, ma mi accorgo di una cosa, io ho firmato un libretto sulla cima sopra, appuntando data, nome ecc, ma qui devo ri-firmare???

Cima Marmotta

Cima Marmotta

Non lo faccio, in realtà sono molto più impegnato a pensare alla discesa, da qui in poi neanche con lo sguardo ho mai visto questa discesa, mi trovo da solo ad affrontarla per la prima volta avendo visto prima 2 persone quando ancora ero in cresta iniziare la discesa, ma con difficoltà vedo le loro tracce.

Inizio la discesa, piuttosto impervia e inizio a sentire qualche gocciolina, cavolacci non ci voleva proprio qui… Per fortuna non è preoccupante perchè non bagna neanche i sassi che mi appresto a disarrampicare o percorrere.

Continua la discesa, alla ricerca della traccia, non è per nulla segnata, nè in salita nè in discesa, sono costretto a fiutare le tracce, tanto che ad un certo punto mi fermo 2 volte per l’insicurezza e decido così di aprire la cartina, ovviamente (come anticipato) la cartina è in scala 1:50.000, e la sua utilità è del tutto discutibile. Infatti viene descritto un percorso che dalla Forcola sale verso la marmotta, ma non è la mia intenzione.

La discesa tra le "creste"

La discesa tra le “creste”

Io sono convinto che dalla Marmotta si possa direttamente scendere nell’Ex Vedretta Marmotta e da li prendere la strada per il Rifugio Larcher.
Non guardo bene e non mi accorgo che la traccia prosegue avanti senza tante peripezie… Rimugino sul da farsi e ad un certo punto sedutomi, riesco a valutare che orograficamente dove mi trovo io è molto vicino alla Forcola, per tanto la direzione obbligata è verso N/W, così faccio, supero il piccolo valico montuoso che avevo davanti e taaaaaaaaaaak, becco al volo il sentiero di discesa…. (dentro di me partono un pò di insulti, ma tutto rimane sottocontrollo).
Sono un’attimo più rilassato e ne approfitto per fare una foto.

Qui è meglio non andare

Qui è meglio non andare

Sono contento, i dolori al tendine che ho sono gestibili, diciamo che è un dolore che è li, rimane li non aumenta e non diminuisce, così di corsetta inizio a perdere quota, dirigendomi un pò a caso verso la direzione che conosco, quella del Lago della Marmotta.

La discesa è veloce, prima di passare dal Lago, decido di fare una deviazione per una Cima che è li, si chiama Cima Nera, la ricordo molto bene, è stato il mio primo 3000!!!
Ci arrivo su correndo, ovviamente con passo piuttosto elefantesco data la quota, la stanchezza e il dolorino.
Abbraccio la croce, mi fermo 5 secondi per commemorare questo momento, con un bel urlo di gioia.

Cima Nera

Cima Nera

Mi fiondo direttamente sul conosciuto sentiero di discesa quando inizio a sentire che la pioggia sta diventando un problema, sta aumentando di intensità e non mi posso permettere di rimanere bloccato a 3000m sotto l’acqua.
Le rocce iniziano ad essere bagnate e le scarpe iniziano a non tenere benissimo come vorrei io, sicuramente non posso pretendere il grip al 100%, ma rimango un pò deluso dal mancato grip, probabilmente anche dovuto alla stanchezza e alla mancanza di freschezza nell’apoggiare il piede correttamente.

Cevedale e Zufall

Cevedale e Zufall

In poco tempo arrivo al Lago della Marmotta, ci sono 3 turisti, sotto l’acqua, mi chiedo come possano essere arrivati li partendo sotto l’acqua, “ma chi glielo fà fare?”, quando mi giro e vedo un gruppo di 6 ragazzi vestiti in maglietta e braghe corte di cotone, senza ombrello, risalire il sentiero che proviene dal Rifugio in direzione Lago della Marmotta.
Passando gli avverto sulla possibilità vista la quota di probabili grandinate o cmq di pioggia intensa visti gli sbalzi di calore che ultimamente siamo abituati a vedere.
Proseguo e arrivo finalmente in rifugio, dove riesco a mangiare un orzotto e bere una radler fresca.
Parlo un pò con la signora del rifugio, molto gentile e mi informo sulle condizioni del Ghiacciaio e della Cima Cevedale.
Alcuni turisti informano il rifugio che la parte tra la Cima Cevedale e la Cima Zufall è altamente crepacciata con la terminale molto aperta.
Sono riuscito ad asciugare la maglietta durante la mia sosta, attendo la fine del temporale per sgusciare fuori dal rifugio e correre verso Malga Mare.
Scendendo per fortuna non piove, in poco tempo mi ritrovo a Malga Mare, mi fermo per bere un caffè e proprio mentre bevo il caffè riparte un’altro temporale….
Attendo 5 minuti aspettando che passi ma riesce solo a cedere un pò, così ne approfitto e torno all’auto.

Stanco ma soddisfatto del giro, che alla fine misura 20km circa con 1550d+ tolgo le scarpe e mi getto nel Noce Bianco che con la sua acqua a temperatura da panico mi ristora le gambe in una maniera fantastica, piove sia sopra che sotto, sono mizzo completo ma sono felice, le gambe congelate e i piedi pure mi rimangono infreddoliti per tutto il viaggio di ritorno in auto… Speriamo che questo trattamento abbia fatto bene!!!!

3 risposte a "Cima Marmotta 3300m e Cima Nera 3000m"

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