La mia maggiore età


Un pò di commozzione c’è, quando si ha il privilegio di scrivere del proprio secondo 18esimo compleanno.

Solo pochi possono compire 18 anni due volte, vivere due vite diverse. Se me l’avessero detto non ci avrei creduto!

Si dice che le persone malate è come se avessero un handicap, una mancanza o una limitazione nel poter fare certe cose.
Ma una persona che incontra una malattia o che la ha da quando è nato, che handicap può avere?
Pensandoci bene chi passa quello che abbiamo passato noi (e credo di poter parlare a nome di quasi tutti, non solo di chi ha avuto un trapianto), ha un valore aggiunto, ha una storia da raccontare in più, ha la consapevolezza di cosa vuol dire avere una seconda possibilità e si avvicina sempre più al conscere il valore della propria vita.
Ognuno di noi però vive la sua, con le difficoltà che gli si presentano sul cammino, ci sono momenti in cui si ha una gran forza d’animo per poterle affrontare, altri in cui un pò cade la voglia e ci si lascia trasportare alla deriva senza opporre resistenza, capita a tutti.
La sensazione di non sfruttare mai al meglio il tempo a disposizione è sempre presente, il voler recuperare il tempo perso per me stesso mi accompagna ogni giorno.
Se mi chiedo se ho mai pensato al mio donatore, debbo essere sincero e dire che in realtà non ci ho pensato molto, ma sò che lui è parte di me e che questo innalzamento del tenore di vita è sopratutto merito suo.
Potrò sembrare insensibile agli occhi di alcuni, ma credo che la vita in questo caso non vada spesa solo al ringraziare, ma al dimostrare a se stessi e indirettamente a “lui/lei” che il suo dono è stata la scelta migliore.
Valorizzare la propria vita è valorizzare il dono.

Sono partito con un’impostazione piuttosto pessimistica 18 anni fà, non avrei mai creduto che il mio fisico così debole mi abbia supportato e sopportato finora.
C’è da dire che di cavolate ne ho fatte tante, come qualsiasi ragazzo adolescente, ma sempre con la testa di una persona che stava 5, 10 anni già più avanti…
Chi l’avrebbe mai detto? Chi davvero ci credeva? Io NO di certo, ero totalmente pessimista, non l’ho mai detto a nessuno e questo può essere di spunto per chi, ha paura a parlarne.
Forse non sono così debole come credevo e forse sarebbe anche ora di cambiare alcune mie convinzioni.
Ai controlli arrivo sempre agitato, la sensazione di ansia che mi investe dal momento in cui faccio l’esame del sangue a quello in cui telefono per sapere i risultati è sempre presente e non se ne va mai, mi accompagnerà penso per tutta la vita.
Solo ultimamente mi ripeto continuamente che “se non chiamano dall’ospedale, non c’è da preoccuparsi”, ma ogni tanto un occhiata al telefono gliela dò…
Eppure una delle sensazioni di impotenza che più mi hanno macerato dentro durante la mia infanzia è proprio la chiamata dall’ospedale che mi richiamava per effettuare una flebo di Albumina o trasfusioni di plasma.
La creatinina, le AST, ALT ecc ecc…. valori che ormai conosco a memoria.
L’Alanina amino transferasi, un’enzima… e la storia si ripete, enzimi-valori-ansia-gioia-sconforto-vuoto.
Un semplice foglio di carta con dei valori che raccontano tutto il tuo stato di salute fisico, ma che non dicono nulla di come stai dentro, per quello, non esiste un foglio di carta, per quello ci sono le persone, sempre che esse abbiano voglia di ascoltarti o che tu abbia voglia di parlarne.

In questi 18 anni ho imparato un sacco di cose, ho conosciuto persone, ho trovato e perso amici e amori, ho trovato nuove strade, praticato sport, mi sono sentito normale, a volte.
Non è facile sentirsi normali quando sei così, ci sono ancora alcune cose che non riesco a definire normali, ma poi mi guardo intorno e mi domando questo “Cosa è realmente normale”?

Al di là della filosofia resta comunque il fatto che quello che è impossibile può diventare possibile, è sufficiente essere umili e partire dal basso.

Ci sono dei momenti “salienti” in cui dico di aver svoltato la mia vita come ci sono delle persone che credo mi abbiano insegnato a viverla, la cosa che mi lascia più il segno è che le persone che ho considerato “meno” o con le quali non sono riuscito ad essere chiaro, beh esse sono le persone che mi hanno insegnato di più, le persone che ho creduto di amare di più sono le persone alle quali non sono riuscito ad esprimere davvero quello che provavo, gli amici che credevo fossero amici non sono stati altro che persone che hanno cavalcato l’onda e una volta lasciata la barca non si sono più visti.
“Io non ho mai aspettato di vederli passare seduto sulla riva del fiume”, semplicemente ho continuato la mia strada, senza rancori o giochetti di vario genere.
Di sicuro sò che non sono una persona facile, d’altronde confrontandomi con le persone che conosco durante le mie uscite di testimonianza, spesso mi imbatto in mogli o mariti che mi dicono, “beh sti farmaci, ti fanno vedere la luce e un secondo dopo l’ombra più nera”, ed è vero, me ne accorgo anche su di me, ci sono giornate in cui sono predisposto al dialogo, all’apertura verso gli altri, ce ne sono altri che sembro più una “zitellona acida”… ma d’altronde chi mi conosce lo sà e se non l’ha capito finora non si è mai prodigato a volermi conoscere meglio!!
Ovviamente non si può dare loro colpa, ma non ci si può neanche giustificare dicendo “Sai, io prendo cortisone quotidianamente quindi potrebbe essere che nei prossimi giorni magari non mi vedi così in gamba come mi hai visto oggi!!!”
Quello sarebbe scaricare le colpe e non ci sono colpe in questo caso, è una controindicazione spiacevole ma che comunque non è così drammatica.

“Fino a qui, tutto bene!” e speriamo che vada altrettanto bene per altri 18 anni, la speranza non muore mai, senza dimenticare che da 18 anni le stesse possibilità che hanno gli altri, le ho anche io, senza nessuna distinzione, sempre usando la testa.

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4 risposte a "La mia maggiore età"

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