Prefazione

Ci sono così tante cose che vorrei raccontare che non sò da dove cominciare. Sono passati due giorni dal mio ritorno a casa e continuo ad aver voglia di montare in bici, partire la mattina e tornare la sera, senza pensare a nulla… Ma mi arrivano “frasi” in testa in continuazione, cose da scrivere, da appuntare, per far sì che non ne rimanga solo un ricordo, quindi oggi, tocca fermarmi e cercare di mettere in riga tutte le mie sensazioni ed emozioni vissute durante il viaggio, ma sopratutto del “dopo”.
Infatti è il dopo la parte più “dura”, quella del ricordo, della nostalgia, della voglia di non tornare mai e di restare li, a Orbetello o a Castagneto nella speranza di svegliarmi la mattina un pò indolenzito su un materassino alto forse 3cm gonfiato alla bene e meglio, ma con un solo pensiero, pedalare.


Da dove parte un obbiettivo? da un sogno? da una pazzia? Si potrebbe dire che è un mix tra le due componenti, alle quali bisogna però aggiungere anche una buona dose di buon senso e di “piedi per terra”.

Questo inverno un pò “rattristito” dalla mancanza di neve, ho iniziato la sera, dopo lavoro, a guadare un pò di video su Youtube alla ricerca di nuovi stimoli, nuove sfide ed avventure… Mi sono imbattuto in cicloviaggiatori… racconti di vacanze o racconti di imprese epiche, dai giri di 50km ai viaggi di mesi… Di tutti i gusti e di tutte le tipologie.

Li, forse, si è accesa una miccia, una sfida, la stessa che mi portò anni fà a conoscere il magico mondo della corsa in montagna, dei sorrisi della gente che stremata dalla fatica non riesce a far altro che sorridere, essere solidale, aperta al prossimo, straripante di endorfine.
Gente che lascia a casa i problemi per andare a “cercarne altri”, sfidare se stessa, alzare “l’asticella”, conoscersi e perchè no, perdersi anche un pò…
Così ho scelto un obbiettivo, un qualcosa che a me sembrava affrontabile ma con una ottima dose di ansia, qualcosa che nello stesso tempo mi facesse capire se la bicicletta sarebbe stata per me una buona sostituta all’amata corsa in montagna che per problemi di piedi ho deciso di abbandonare.

Guardandomi intorno nel web sono finito sulla pagina del Tuscany Trail e così ho deciso di iscrivermi.

Devo dire che se non fosse stato per Barbara, non sò se sarei partito da solo e non sò se riuscirei a farlo anche in futuro. Ad ogni modo curiosando nelle locandine della manifestazione trovo una sua foto e decido di contattarla per chiederle se anche lei quest’anno si sarebbe iscritta. Il resto è storia…

Inizia quindi un periodo fatto di allenamento, ma anche di scoperta e ricerca.
In primis, la ricerca di una bicicletta, perchè io ne ho una, ma è da corsa e non è molto adatta al terreno della Tuscany, l’equipaggiamento e tutto il resto.

Poi il periodo di scoperta, i soliti percorsi fatti con la bici da corsa vengono abbandonati per far spazio a allenamenti nei boschi, lontano dalla strada, in mezzo al verde. Posti che sono sempre stati li e che neanche a piedi avevo mai percorso, diventano il paradiso terrestre per i miei allenamenti.

Una cosa ho imparato pedalando con Barbara che è quella di non tirarmi sempre il collo, di prendermela con calma, di fare uscite lunghe ma non sempre a intensità estrema, perchè poi puoi tornare a casa e risalire in sella il giorno dopo, facendo un’altro giro simile. Per una persona che è sempre stata competitiva con se stessa questo cambio di visuale porta giovamento e cambia il modo di vedere le cose!!!

La mia fase di allemento con lei inizia a fine marzo, quando vado a ritirare la mia nuova bici Gravel, una Giant, proprio come la mia bici da corsa. Non sono un grande esperto ma l’estetica mi piaceva moltissimo, la leggerezza e il colore sono stati ottimi incentivi per far si che l’acquistassi e non per ultimo la disponibilità. Infatti avevo già fatto dei giri per capire i prezzi e le disponibilità, ma senza trovare veramente qualcosa che accendesse in me la scintilla.

Ad Aprile mi trovo con Barbara per iniziare a fare i primi “lunghi”, che per noi vuol dire lento e costante per tutta la giornata. Si parte con un obbiettivo, divertirsi e mettere km nelle gambe e nel mio caso conoscere anche gente nuova, altri “gravellisti”. Inutile dire che anche qui scopro mondi nuovi, strade nascoste nel verde dei boschi che non sapevo esistessero, varianti panoramiche mozzafiato e sopratutto pendenze a doppia cifra che mi forgiano il carattere!!
Riusciamo a mettere nelle gambe circa 4 o 5 uscite e dopo tutti i preparativi organizzativi e logistici partiamo il sabato 28 maggio con destinazione Donoratico.

Il Tuscany Trail

Arrivati a Donoratico proviamo a parcheggiare nell’ampio parcheggio messo a disposizione dall’organizzazione, ma purtroppo vista la numerosità di concorrenti già arrivati ci fa desistere ripiegando in un’altro altrettatanto comodo e sicuro, quello delle scuole elementari. Questa scelta poi si rivelerà una vera e propria “decisione azzeccata”.

Ci dirigiamo verso la partenza dove andiamo a ritirare le nostre cose, con l’occasione conosco Michele (MissGrape), un simpaticissimo ragazzo che ha messo in piedi un businness volto al creare borse da bikepaking davvero di ottima fattura. Ho il piacere di parlare con Andrea, la mente del Tuscany e Olga la sua formidabile compagna, con i quali scambiamo quattro chiacchiere prima di partire.

Si parte quindi sabato alle ore 14.30 circa per la nostra avventura sotto un caldo torrido (circa 34gradi), senza una meta, senza un orario con un solo obbiettivo, pedalare fino a quando si è stanchi e in quel momento trovare un giaciglio e mangiare.
Così facciamo, percorrendo le strade della Toscana che inizialmente sono asfaltate, ma già dopo la quinta curva iniziano a prendere una consistenza diversa, quella della ghiaia e della terra.

Attraversiamo una pineta stupenda per un lungo tratto arrivando anche a vedere il mare, dove, mi fermo per immegere i piedi nell’acqua.

Lungomare Cecina

Si prosegue poi per raggiungere Rosignano Marittimo, su pista sterrata, e poi verso Santa Lucia dove al nostro arrivo nella chiesa locale si stava celebrando un Matrimonio.

Ci fermiamo per prendere qualcosa da mangiare in un piccolo negozietto locale e riprendiamo la nostra avventura. Il sole è ancora alto, perchè fermarsi? Questo è il nostro motto!!
Arriviamo dopo una salita piuttosto interessante a Lajatico che sono le 21 circa, sotto un caldo asfissiante e andiamo in cerca di un posto dove pernottare.

Mentre passiamo dal parco giochi cittadino mi giro e dico a Barbara, “guarda qui, sembra un posto perfetto”.
Neanche finita la frase che mi sento dire “benvenuti nel dormitorio di Lajatico”.
Vedo una decina di tende e di gente col tarp che si stanno preparando per la notte, quindi noi lasciamo li le nostre cose dopo esserci accaparrati una panchina a testa e ci incamminiamo alla ricerca di cibo.

Calda notte in quel di Lajatico

Finiamo nella piazzetta del borgo dove un locale è aperto ma ci dicono che non possiamo sederci e ordinare, ma che possono solo farci una pasta asciutta d’asporto… Io avrei mangiato anche insetti se me li avessero proposti… Ad ogni modo poco dopo ci servono la pasta d’asporto chiedendoci se volevamo pure sederci ai tavoli di fuori… Capisco la mia stanchezza, capisco che la lucidità viene a meno, ma non capisco il perchè pochi minuti prima non ci era permesso neanche ordinare…. Mistero irrisolto….

Dopo aver mangiato si va a dormire sulla panchina…. Chiudiamo la giornata con 102km, il dislivello sinceramente non l’ho mai guardato….

La mattina ha l’oro in bocca, ci si sveglia dopo una notte passata a cercare di riposare sul materassino, tra gente che russa e i tuoni che ci fanno decidere di spostarci a “dormire” in un posto al riparo nella piazzetta dove ci sono le resti di un vecchio castello.

“Castello” di Lajatico

Facciamo colazione alle 06:00 non appena apre il bar e ripartiamo.

Il tempo è sereno, la temperatura è gradevole, la strada corre veloce sotto le nostre ruote, abbiamo un compagno in più, Luca, un signore della Val di Ledro, un ciclista vero, di quelli con la gamba forte!! Resterà con noi fino alla mattina del giorno dopo dove deciderà di riprendere la sua marcia.

Dopo qualche chilometro e una salita “temuta” da tutti, approdiamo nella città di Volterra, un luogo fantastico, zeppo di turisti, noi ne approfittiamo per rifocillarci e riprendere aqua.

Nella piazzetta locale si stava svolgendo una competizione di tiro a segno, ma con la balestra…. Di quelle botte incredibili… le freccie scoccate a quella velocità si infilavano nel legno duro ad una velocità esagerata e il rumore era piuttosto sinistro.

Volterra – Piazza dei Priori

Sulla strada si incontrano molti ciclisti, chi ti supera prima o chi ti raggiunge quando ti fermi, ogni volta è una piacevole sorpresa reincontrare facce note, conoscerne di nuove, parlare ad uno sconosciuto come se fosse un tuo amico da anni.

Dopo la salita di Volterra, passiamo a sud della Riserva Naturale del Montenero dove troviamo un’altra salita forse altrettanto uguale, qui, prima di iniziarla becco un ragazzo romano che il giorno prima ha provato in modo piuttosto rocambolesco a raggiungere Volterra insieme al compagno. Lui bici gravel, il compagno mtb, abbiamo condiviso la prima salita nel primo giorno chiacchierando, anche questa volta è un piacere reincontrarlo.
Quando lo raggiungo gli dico “Ci vediamo sul percorso”, lui risponde subito “Me sà che questa vorta non ce rivedemo!”… Ahimè aveva ragione, non l’ho più rivisto, chissà se un giorno, ad un prossimo evento….

Percorrendo le colline nella riserva di Castelvecchio, si vede in lontananza San Gimignano, un paese che non ha bisogno di presentazioni!! Ci arriviamo alle 14, sotto un sole cocente… Ci fermiamo a bere, a fare foto, a contemplare la bellezza…

San Gimignano

Si prosegue, alla ricerca di acqua per reidratarci, di cibo per sfamarci, sempre pedalando, a bassi ritmi ma senza mai fermarsi si alternano piccole salite ma dalle pendenze a doppia cifra, molto interessanti a discese fatte a “cannone” che mettono alla prova la mia sufficiente capacità di guida su sterrato.

Arriviamo a Monteriggioni, un paese davvero fantastico, formidabile, in una piazzetta molto grande dove siamo accolti anche da Matteo, il fotografo del TT che ci scatta qualche foto.

Ci riposiamo, mangiamo qualcosa, io un panino locale, che si rivelerà la scelta più sbagliata di tutta l’intera avventura toscana, non tanto per la sua bontà che era eccelsa ma quanto per la scelta degli ingredienti che non erano adatti…

Dopo la pausa la nostra meta è Siena e mancano ancora circa 20km ma con altrettante salite interessanti… Si è rivelato un vero e proprio dramma, difficoltà di digerirlo e conseguente calo di forze e di spirito, insomma non ho passato un bel momento.

la mia Giant in piazza del Campo

Siena è una città, la più grande che abbiamo attraversato durante questo Tuscany, è sicuramente molto bella e sicuramente meriterebbe molto più tempo per visitarla.

Questa notte abbiamo preso una piccola camera con bagno per lavare noi, le nostre cose e dormire su un letto vero.

Ripartiamo la mattina presto dopo una colazione in un bar della città, saranno le 7, fà già caldo, ma non ci spaventa, il picco di calore lo abbiamo superato il sabato pomeriggio.
Dopo pochi chilometri di pedalata si apre davanti a noi un’altro dipinto di straordinaria bellezza, le crete senesi.

Nonostante un brutto inconveniente che per un attimo mi ha fatto scoraggiare e pensare di aver finito il mio viaggio, grazie alla solitadarietà di molti e alla maestria dei meccanici sul percorso riesco a rimuovere la catena che era caduta e si era infilata tra la corona grande ed il telaio impedendo quindi di poter essere rimessa in “strada”, bloccando il pedale e facendomi restare “a piedi”.

Capito il problema, troviamo la soluzione, che molto semplicemente sarà quella di evitare di “incrociare” troppo la catena.

Siamo in Val d’Orcia e va tutto bene, le salite non ci abbandonano mai, i veloci sterrati e le discese neanche e piano piano arriviamo prima a Buonconvento dove ci fermiamo al supermercato a ricaricarci di frutta e cibo, per poi puntare decisi verso San Quirico d’Orcia dove cercheremo in vano un bar/ristorante aperto… Purtroppo sembra che se arrivi alle 15 sei tagliato fuori, così diviamo l’ultima “insalata di farro” di Barbara e proseguiamo spediti verso Pienza.

Arrivati a Pienza incontriamo Luca e con lui andiamo a bere qualcosa in un baretto in centro. Nel mentre io cerco di sentire Davide, un amico mantovano che conosco ormai da qualche anno.

Davanti a me e Barbara si prospetta una decisione da prendere, puntare Radicofani o restare li e proseguire solo il giorno dopo.
La stanchezza inizi a farsi sentire, ma il sole è ancora alto, sono circa le 16.40 e io non me la sento di fermarmi anche perchè Davide ci sta aspettando!! Mi consulto con lei, valutiamo, vediamo entrambi come stiamo e dopo un rapido summit decidiamo di proseguire. Io sono molto contento e anche molto convinto di farcela, alla fine sono solo 35km ma con una salita piuttosto impegnativa, la definiscono la più impegnativa di tutto il trail.

Non essendoci paesini in mezzo la sfida è doppia. Non abbiamo appoggi se non le nostre uniche riserve di acqua e cibo che abbiamo nelle borse, se per caso le forze dovessero venire a meno i posti per dormire sarebbero stati insufficienti, visto che noi stiamo viaggiando senza tenda e dormendo all’addiaccio.

Salutiamo Luca e partiamo affrontando la strada che non si presenta così eccessiva come temuto ma che, almeno fino alla salita, è molto piacevole.

La salita è un’altra cosa, io sono in forma mi sento bene e la stanchezza sembra quasi essersene andata, per un motivo a me quasi misterioso, stiamo sempre parlando di pendenze in doppia cifra che il garmin ogni tanto mi segnala essere al 18, 20% e dopo 90km (giornalieri) sono comunque una sfida, considerato anche tutto il carico delle borse.

Sono le 20:05 quando arrivo alle porte di Radicofani, una folla di ciclisti mi suona e ineggia al mio arrivo, siamo tutti felici, affamati, stanchi, ma inaspettatamente carichi!!
Poco dopo arriva anche Barbara ed insieme andiamo a raggiungere Davide che ci ha tenuto posto nel ristorante più rinnomato di Radicofani, quello dove le porzioni sono enormi e la padrona è conosciuta per la sua grande ospitalità (infatti ci farà dormire nel deore).

la porta di Radicofani

Tappa conclusa, credo un 130km e un 2000 abbondante di dislivello, ma non sono pienamente convinto, forse è qualcosa di più, o di meno, ma sono in viaggio, a cosa serve fare questi conti?

Ci ritroviamo tutti a tavola ad ordinare Pici al ragù, carne e qualsiasi altra cosa per reintegrare le calorie perse durante la giornata.

Dopo qualche ora di festa aspettiamo che il ristorante chiuda e in punta di piedi ci assettiamo nel deore per dormire.

Passiamo una notte dignitosamente comoda, umidità a parte si riesce a riposare e alle 05.00 ci si sveglia in modo naturale, senza che nessuno te lo imponga e come “soldatini” ripetiamo gli stessi gesti del ripiegamento nelle borse di tutto il materiale usato per dormire.

Qui si parte senza colazione, con l’acqua della fontanella e il cibo che si è riusciti a raccimolare quà e là e fino a Sorano non si incontra uno straccio di paese, supermercato o cose simili che sia sulla strada tracciata. Bisognerebbe andare fuori traccia per cercare fortuna, ma il più delle volte implica una “salita” in paese e viste le poche energie date dalla mancanza della colazione preferiamo desistere e tenere bene in mente l’obbiettivo prossimo, il paese di Sorano.

I chilometri scorrono e la nostra meta piano piano si avvicina, dobbiamo affrontare la salita in paese per arrivare al supermercato, quindi ci armiamo di pazienza guardandoci intorno e godendo del panorama che non smette mai di stupire.

Sorano è un abitato splendido, pieno di storia, noi ci fermiamo, mangiamo facciamo il carico e ripartiamo.

La giornata è serena e il tempo ancora una volta non ci tradisce, qualche nuvola copre il sole che caldo insiste sulle nostre teste.

Lasciamo l’asfalto del paese e tramite la provinciale raggiungiamo in poco tempo Pitigliano dove facciamo un’altra pausa.

Lasciato il paese inizia l’ultima parte di questa stupenda avventura, quella della Maremma, dove le salite sono le ultime ma sono maledettamente pendenti, in una sono dovuto scendere per spingere la bici, le altre per fortuna non sono stato abbandonato dalle mie gambe e dalle mie forze.

Il secondo interrogativo è quello dei cani da guardiania che vengono lasciati liberi a “difendere” le greggi che girano libere nei campi che sono delimetati da queste strade dove noi passiamo esasusti ma sereni.

Per fortuna fila tutto liscio senza problemi fino a Capalbio dove ormai siamo tutti in festa, mancano poco meno di 30km all’arrivo e anche Davide ci raggiunge visto che era partito un ora dopo di noi.
Possiamo così finalmente fare la “sfilata” verso l’arrivo.

Si inizia a sentire l’aria di mare, quando ad un certo punto la strada rientra in una pineta, molto simile a quella della partenza, tanti sono i ricordi che riaffiorano la mente e tanti sono i ciclisti che incrociamo durante questo atto finale.

Rallentiamo ancora di più per goderci il momento, per assaporare questo trail e accrescere la consapevolezza di aver passato 3 giorni davvero fantastici, in mezzo alla natura, fuori dal mondo dei problemi, lontano dalla televisione, dai media, dal “terrorismo psicologico” che ultimamente fa da padrone. Ci siamo ricaricati le batterie e tutto è estremamente rilassante.

All’arrivo ci aspetta Andrea, (l’ideatore) a darci il 5, poi c’è Matteo, e un sacco di altre persone, siamo tutti felici e ci congratuliamo tra di noi.

Io, Davide e Barbara

Tirando un pò le somme di questo viaggio posso dire che in questo momento (sono passati 2 giorni dal nostro arrivo) sono ancora personalmente frastornato, incredulo e molto felice per aver deciso di intraprendere un obbiettivo simile per quest’anno.
Questo trail ha aperto un mondo nuovo che voglio approfondire di più, voglio arrivare a vedere dove si può spingersi ancora, strizzando comunque l’occhio alla sicurezza che nel mio caso deve essere ben ponderata. A tal proposito, ho saputo gestire l’utilizzo e la “manutenzione” dei farmaci in modo egregio, non ho avuto problemi di nessun tipo, ma questo lo devo anche ai miei compagni di viaggio. E’ una prima esperienza quindi ha un sapore nuovo, spero di poter assaporare ancora una soddisfazione simile in futuro.

Ringrazio Barbara in primis ma poi tutte le persone che ho incontrato durante il mio viaggio, Davide per la cena Radicofani e per le foto dell’arrivo, Luca per la ferrea volontà di trovare un posto da dormire a Siena nonostante io fossi passivo a qualsiasi tipo di decisione presa in quanto ero in preda dai morsi del panino che mi stavano uccidendo, e a tutte le persone che ho conosciuto di cui non ricordo il nome.

Spero di rivedere uno ad uno, e spero di poter condividere con loro ancora numerosi momenti come quelli che ho condiviso in questi 3 giorni.

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