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Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 1

Dolomiti di Brenta Trail, una gara senza bisogno di presentazioni.
Ambientata nel Gruppo del Brenta questa gara di Ultratrail percorre due distanze, 64km con dislivello positivo di 4200m e una minore di 45km con dislivello di 2850m.
L’edizione “Zero”, ampiamente descritta e commentata nel mio articolo dello scorso anno è consultabile a questo link Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 0.

Quest’anno le cose invece sono andate in un modo un po diverso.
Il 16 gennaio di quest’anno andai a vedere la presentazione ufficiale del Trail a Molveno e con l’occasione tra una titubanza e l’altra decisi di iscrivermi nuovamente al percorso lungo.
Herbert, accolse subito la mia richiesta e mi infilò nella lista iscritti.

Ad una settimana o forse due dall’inizio di questa gara venni a sapere che mi era stato dato il pettorale Numero 1…
Frastornato e un po sorpreso chiesi lumi e mi venne risposto che la motivazione era data dal fatto che un po, me lo sono meritato.
Sarebbe scontato dire che un po d’orgoglio mi pervase ma non ci feci tanto caso e continuai le mie due settimane di ferie cercando di arrivare il meglio possibile a questa gara, che per me significava alcuni importanti obbiettivi.
1) Finirla, col sorriso, divertendomi e cercando di ascoltare il mio corpo in ogni momento;
2) Totalizzare quei ormai blasonati punti UTMB, che mi daranno la possibilità di potermi pre-iscrivere ad una delle gare del circuito UTMB.
3) Chiudere la gara senza aggravare il mio infortunio al metatarso del piede sinistro, visibilmente infiammato e gonfio, necessita di una gran manutenzione.

Quindi correre diventava un problema, ma comunque caricare in modo “modesto” no.
Ho deciso quindi di affidare tutto a una persona esperta di piedi e non solo.
La settimana scorsa, un giovedì per caso passai davanti ad un Centro Ortopedico dove un tecnico ortopedico dopo una breve chiacchierata mi modellò il plantare che stavo usando in modo da ridistribuire i carichi dei miei piedi, che sono tutt’ora visibilmente sfasati, questo mi ha giovato molto sotto l’aspetto della camminata, cosa che ho sottovaluto io, e in primis penso anche lui è l’aspetto della corsa.
Modificando superficie di appoggio e modalità d’appoggio il lavoro del mio polpaccio sinistro ha subito una sensibile modifica che già dopo la prima salita si è visibilmente fatta sentire….

Ma arriviamo al dunque. Venerdì esco da lavoro prendo le mie cose e mi fiondo a Molveno, un amico Guida Alpina mi ospiterà nella sua bellissima casa.
Mi presento verso le 19 al ritiro pettorali e già l’imbarazzo inizia a farsi sentire.
Aspetto in coda mentre sento parlare un po in tutte le lingue, fino a quando arriva il mio momento, Pettorale numero 1!
E’ vero….. cavolo…. che responsabilità….

Lo ritiro, mi fermo a parlare con un po di amici quando finalmente arriva Giuseppe Morelli di NoeneItalia, il mio nuovo sponsor che mi ha dato la possibilità oltre che di essere parte della squadra anche di indossare il loro innovativo plantare sia durante i miei allenamenti sia in gara che nella vita di tutti i giorni.
Ci presentiamo, facciamo quattro chiacchiere e le foto di rito che fa un team prima di una gara. Mi sento un po strano, io che faccio la foto in un team….
Attendiamo il Brefing pre-gara che seguiamo con interesse e ci salutiamo dandoci appuntamento al giorno seguente.
Per la cena aspetto l’instancabile Luca, che dopo essersi fatto la Transpirenea decide di venire a sciogliere le gambe su questo percorso, insieme a lui e agli amici della “busa” (Riva e Arco) andiamo a mangiare la pizza.
Alle 23.00 sono a casa a dormire.

Sono le 4.45 quando mi sveglio, mi vesto, preparo una fugace colazione, con un po di caffè, tè e biscotti e scendo in paese per andare verso la partenza.
Arrivato in zona riconosco un sacco di facce conosciute, tra un saluto, un abbraccio, un bacio e una stretta di mano ci si fa tutti l’imbocca al lupo e si attendono le ore 6.
Decido di partire con la mia amica Fra.

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Io e Fra

Al via l’atmosfera è fantastica, la temperatura è forse un po troppo alta per l’ora, ma cerco di non farci caso.
Parto con l’idea di farla tutta camminando o comunque di non forzare eccessivamente e vedo che i primi km sono piuttosto buoni e tranquilli, mi ritrovo a chiacchierare con la splendida Flora, mentre Fra è sempre li a volte avanti a volte dietro.
Arriviamo ad Andalo e inizia la salita, io provo a partire ma capisco subito che c’è qualcosa che non va, così evito di fare il fenomeno e abbasso le orecchie…
Continuo la mia marcia, passando il ristoro, cercando di alimentarmi bene e sopratutto di idratarmi ma da li a circa 20min qualcosa nel mio intestino non mi dà grandi sentori…
Preso un po dalla paura e un po dallo sconforto di dovermi già ritirare dopo 10km decido di prendere la via dei boschi per cercare di dare una risistemata alla giornata.
Dopo aver sbrigato le pratiche d’ufficio riesco sul sentiero perdendo un sacco di posizioni, la mia socia Fra e tutto il gruppetto, e trovandomi a dover rimontare.
Il problema è che appena cerco di accelerare il mio polpaccio sinistro probabilmente poco abituato al nuovo appoggio inizia a indurirsi, il mal di pancia persiste sopratutto nelle occasioni in cui cerco di “tirare” il ritmo. Quindi decido di andare in modalità “Risparmio energetico”

Arrivo alla Malga Termoncello dopo aver superato la Val dei Cavai e aver scavallato la Sella del Montoz, dove prontamente i volontari segnano il mio pettorale.
Cerco di cambiare qualcosa nell’alimentazione per non aver più problemi in seguito, bevendo ancora molto e utilizzando la prima bustina di sali minerali a disposizione.
Mi incammino di corsetta superando tutto il traverso sopra il Lago di Tovel e sbucando dopo qualche km sulla fantastica vallata che porta a Malga Flavona.
Il polpaccio continua ad essere molto contratto facendomi sentire tutta la sua “incazzatura” fino a dietro il ginocchio, non ci faccio caso, stringo i denti e faccio il conto di quante salite ancora dovrò fare…
Un po mi spaventa sapere che potrei non arrivare alla fine, ma cerco di non pensarci.

Nota positiva rispetto allo scorso anno mi sembra che il tempo passi più veloce, conoscendo già i percorsi che devo affrontare lo spezzare gli obbiettivi step by step mi aiuta molto.
Così senza quasi neanche accorgermene saluto Valentina che segna pettorali al bivio del Passo della Gaiarda con il Passo Grostè.
Testa bassa per la prossima salita sino a Passo Grostè, quando sento il mio nome.
E’ Antonella, la dottoressa che mi ha seguito in questi anni di attività sportiva e che collabora ed è socia della Società di Medicina di Montagna. Con lei ho avuto la possibilità di parlare al Trento Film Festival su un argomento che a me sta molto a cuore, Lo sport e la montagna dopo un Trapianto o una Malattia Neoplastica.
Mi saluta, la saluto e proseguo verso il Graffer dove mi fermo a mangiare e bere.

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Passaggio al Passo Grostè

Decido di non fare tutto di corsa cercando di rilassarmi, così mi siedo al tavolo con un piatto pieno di roba presa dal ristoro e inizio con calma a mangiarmelo.
Finito il mio pasto e dopo aver chiacchierato con qualche concorrente riprendo la mia marcia girando a destra verso il bivio 65km.
Nello scendere verso la Malga di Vallesinella Alta incontro alcuni concorrenti che a detta loro hanno sbagliato il sentiero.
Dentro di me cerco di capire dove, probabilmente al ristoro?
Proseguo e arrivo alla Malga, quando un altro attacco acuto intestinale mi sorprende, chiedo aiuto ai volontari, cerco di rilassarmi e respirare profondamente cercando di non farmi prendere dall’agitazione e vado a boschi….
Perdendo altro tempo poi riesco a uscirne praticamente quasi nuovo, pronto, per affrontare la salita che porta fino al Casinei e successivamente al Tucket.

Arrivo al Casinei che neanche quasi me ne accorgo, mi accoglie un TRB che non è li per la gara, mi offre gentilmente una fetta di torta e un succo di frutta, un ristoro fuori dal comune che mi dà ulteriore forza per raggiungere il Tucket, che dopo una faticaccia raggiungo.
Mi fermo anche qui un buon 15min, esordisco a mio modo chiedendo una birra, loro mi accontentano, così mentre me la gusto mi coccolo uno splendido Lupo che era li con il suo padrone.
Perdo la cognizione del tempo e parte una chiacchierata tra me e lui, mi racconta di aver fatto 2 volte il Passatore e io entusiasta lo ascolto, mentre gli consumo il cane a suon di carezze.

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Il fantastico lupo

Il lupo non fa una piega, penso di trasmetterli pace, empatia, e lo vedo quasi addormentarsi.
Sopraggiunge Luciano, che vedo seduto al tavolo gustandosi una scodella di brodo caldo, lo guardo e ripeto quello che ad alta voce avevo detto.
I vecchi bevono brodo, gli atleti bevono birra!!!!! Una risata generale e poi capisco che probabilmente è meglio partire.
Imbocco la parte quasi più temuta dell’intero Trail, il Sentiero del Fridolin, che lo scorso anno mi diede non pochi grattacapi, ma quest’anno invece in men che non si dica riesco ad affrontare arrivando fino all’incrocio col sentiero che sale verso il Brentei.
Un volontario mi avverte che una splendida ragazza era passata a 2 minuti da me, io scambiando qualche battuta lo saluto e invece di trovare lei, trovo un compagno di squadra del TRB.
Poco male, scambio con lui quattro chiacchiere e proseguo andando a puntare un signore che vedo in lontananza.
Ho un barlume di lucidità, la gamba non grida più, la pancia neanche, raggiungo il signore, per esorcizzare la stanchezza gli indico la Cima Tosa e il Canalone Neri ma quando lo supero lui esclama “ALAN?!”
Si, sono io!
Lui gira i pettorale mostrandomi il suo nome, è Martin, un grandissimo personaggio che scrive da anni sul forum di Spiritotrail.it dove anche io partecipo e dove più volte l’ho “scomodato” per chiedergli consigli sull’allenamento.
Insieme percorriamo tutto il tratto che porta dal Brentei sino alla Bocca di Brenta, raccontandoci un po del più e del meno, di gare, di arrampicate, famiglia ecc.
Arrivati al Pedrotti io mi fermo come sempre un po di più perché Elena la figlia del gestore il Franz Nicolini, esce per salutare e mi soffermo volentieri a fare quattro chiacchiere.
Mi racconta di come è andata la gara e sono contento per il suo secondo posto, quando dentro il mio cervello però scatta una domanda….
E tu… scusa…. dopo esser arrivata seconda come mai sei qui??? Beh, ghè da laorar!!!
Questa si è fatta una gara stratosferica e dopo come se niente fosse si è rifatta i 1600m di dislivello che separano Molveno dal Rifugio Pedrotti continuando a lavorare in rifugio come nulla fosse…. Se non è un esempio lei…. Complimenti a Elena e Federico il fratello che è arrivato anche lui secondo nel percorso più “breve”!
Parto per la discesa e recupero alquante posizioni, la conosco, so dove passare e in 30min sono al Selvata, dove mi fermo a chiacchierare con Michele gestore ma sopratutto amico.
Riparto e mi fiondo verso il Rif. Croz dell’Altissimo sempre con quella sensazione di “accorciamento” di tempi che mi fa sembrare davvero tutto così veloce e fluido.
Probabilmente e inconsciamente mi sto divertendo un sacco, nonostante i dolori la mia corsa è piuttosto sciolta in discesa e i dolori sono controllabili.
Arrivo al Pradel dopo aver passato l’ultimo ristoro al Croz, ed è ancora giorno, lo scorso anno passai con il buio più totale… E’ già un buon traguardo dico tra me e me e proseguo…
Inizio a vedere il Lago, inizio a farmi una serie di film mentali da Film festival, mi complimento con me stesso per avercela fatta, in queste condizioni con questo male, in silenzio, senza fiatare, stringendo i denti e affrontando difficoltà una alla volta.
Uno degli ultimi volontari che vedrò mi indica di voltare a destra dove ripercorro quell’infame percorso che porta sino alla parte alta di Molveno.
Cerco di destreggiarmi tra una radice e un sasso, ma a differenza dello scorso anno, vedendo il terreno sono più prevenuto… Lo dicevo io che il buio è meglio, ma sopratutto la paura dell’Orso!!! Ti fa andare di più!!!
Metto il piede sull’asfalto e inizio a spingere, passo il paese penso alla velocità dei primi, sfilo tutte i turisti mentre la gente mi applaude, come per tutto il trail sento voci dire “Ah guarda quello è il numero 1!”…
Proseguo, e arrivo al Lago, incrocio la famiglia di Luciano che mi fa il tifo, sorpasso il ponte e arrivo in prossimità del traguardo.
Vedo indistintamente la sagoma di Luca Pellegrini, il mio socio farmi il tifo e con lui una serie di persone e amici di Vezzano e dintorni conosciuti grazie al famosissimo Torneo Open di Tennis.
Batto il 5 a Luca e taglio il traguardo non prima di essermi completamente e a piè pari tuffato in una pozzanghera bagnandomi completamente!!!
Taglio il traguardo in 13h 30min circa, esattamente 1ora e mezza in meno rispetto allo scorso anno e visibilmente soddisfatto inizio a riprendere colore e vita.

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Trovo anche Daniela che mi scatta una foto e mi chiede come sta il mio piede, provo a raccontarle un po tutto, si meraviglia del fatto che ci ho messo tanto, io invece mi meraviglio del fatto che con tutto quello che ho incontrato durante questo trail ci abbia messo così poco, ma sostanzialmente è tutto poco importante, aver finito la gara è il raggiungimento del mio obbiettivo giornaliero e annuale.

Ho finalmente portato a casa i miei 4punti UTMB che mi consentiranno di provare a prescrivermi ad una delle gare del circuito, e se vorrò quest’anno o il prossimo potrò provare a fare una, sempre se sarò fortunato con i sorteggi, ma anche qui poco importa, se capita sarà un’onore poter dire io c’ero altrimenti sarà solo il segno del destino.

Cosa porto via con me?
Porto via con me una grande esperienza, come sempre una gestione di gara quasi buona, c’è ancora molto da lavorare ma per le problematiche della giornata mi reputo fin troppo bravo.
Porto a casa la soddisfazione di aver finito un’altra piccola impresa per me, che fino a 16 anni fa non si sognava neanche di raggiungere una cima di una montagna e ora ci fa dirittura il giro.
Porto a casa nuove conoscenze, nuovi amici, nuovi sorrisi, incontri e re-incontri, gente che non vedevo da un po, gente che stimo molto, gente che inizialmente vedevo un po così ma che ho avuto il piacere di ricredermi e abbattere quel muro che avevo nei loro confronti.
Porto a casa la convinzione che la montagna è il mio elemento, il posto dove più a livello psicologico mi sento IO, dove riesco ad esprimermi senza pregiudizi, paure, e questo non è da tutti.

I Ringraziamenti sono estremamente importanti per me, mi perdoneranno le persone che ho dimenticato di citare:
In primis Trentino Trail Running nelle persone di Herbert, Franco, Luca, Alberto e famiglie a seguito.
Al mio gruppo di amici sportivi, tra i quali, la Fra, Emanuele, Francesca, Fabrizio, Luciano, Roberto, Alberta.
Al Trail Running Brescia intero, da chi ha fatto la corta a chi ha fatto la lunga a chi non ha fatto nulla.
Ai volontari presenti sul percorso del DBT, al Soccorso Alpino, Infermieri e Medici del 112, ai tifosi ignari di quello che stavamo facendo.
Un ringraziamento speciale va a tutte quelle persone che commentando “Quello è il numero 1” mi hanno dato per un piccolissimo istante la convinzione che davvero quel numero me lo meritavo non per il mio trascorso sportivo, ma per il mio trascorso di vita.

Grazie a tutti quelli che ho dimenticato di citare.

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La Translagorai

Prefazione

Nel racconto della Translagorai che feci qualche anno fà in solitaria, dovetti ritirarmi causa peggioramento improvviso delle condizioni metereologiche.
Questo anno con una gamba diversa, un esperienza totalmente nuova e un ottimo bagaglio tecnico accumulato nel tempo con l’esperienza ho compiuto così la mia impresa.
Ho portato a spasso i miei due organi, facendo attraversare loro tutta la Catena del Lagorai nel Trentino.

Descrizione

La Translagorai è la traversata della Catena del Lagorai, gruppo montuoso che si estende nella parte orientale del Trentino.
Questa catena montuosa si estende dal Passo Rolle 1984m sino alla Panarotta 2002m, per una lunghezza totale di 80km.
Numerose sono le valli che circondano questa catena, le principali sono: la Valsugana, la Val dei Mocheni, le valli di Primiero e del Vanoi, la Val di Cembra, la Val di Fiemme e infine la val del Travignolo.
Ci sono numerose interpretazioni di come si vuol affrontare questa traversata, c’è chi la percorre tutta d’un sol fiato e chi, a tappe magari dilazionate nel corso di una stagione o addirittura negli anni.
E’ mia personale idea affrontare questo percorso tutto d’un fiato per poter dire di averlo traversato tutto integralmente, ma è un opinione facilmente discutibile.

Come Arrivare

Il Gruppo del Lagorai è molto accessibile, per effettuare la traversata i punti di partenza sono due: Panarotta o Passo Rolle.

Da Ovest ad Est (Dalla Panarotta al Passo Rolle)
Partenza: Panarotta, località sciistica situata sopra l’abitato di Levico Valsugana, raggiungibile tramite due strade:

– Autostrada A22 uscita Trento Sud, si segue direzione Padova la SS47 della Valsugana, superato l’abitato di Pergine Valsugana, si esce all’uscita Susà, si svolta a sinistra passando sotto la SS47 e superati i binari ferroviari si volta ancora a sinistra, arrivando ad una rotonda dove si prende la prima uscita a destra indicata dai cartelli “Vetriolo” o “Panarotta 2002”, si affrontano vari tornanti e arrivati in località Vetriolo si volta a sinistra per Panarotta.

– Autostrada A22, uscita Trento Sud si segue direzione Padova la SS47 della Valsugana, all’uscita Levico Terme si seguono le indicazioni per Levico Centro, giugnendo ad una rotonda si trovano le indicazioni per “Panarotta” o “Vetriolo”, si prosegue sino a Vetriolo dove si segue per Panarotta.

Da Est a Ovest (Dal Passo Rolle alla Panarotta)
Partenza: Passo Rolle, località sciistica che fa da spartiacque tra la Catena del Lagorai e le Pale di San Martino:
– Autostrada A22, uscita Egna-Ora (BZ) si seguono le indicazioni per Cavalese, successivamente Predazzo e poi Passo Rolle, prima di arrivare al passo dopo alquanti tornanti sulla sinistra si trova Malga Rolle, si parcheggia nell’ampio parcheggio gratuito.

Periodo consigliato

Il periodo consigliato per compiere questa traversata è sicuramente l’Estate, possibilmente inoltrata, Luglio/Agosto, in quanto la neve presente sui versanti Nord della catena tarda sempre a sciogliersi, rendendo a volte quasi impossibile la traversata.
E’ noto però anche il compimento di questa traversata per mezzo di sci d’alpinismo, compiuta da scialpinisti esperti e con spirito di adattamento molto forte in quanto l’inverno bivaccare risulta a volte molto difficoltoso per via di evidenti problemi logistici.

Preparazione

La preparazione atletica è indiscutibile, per poter affrontare questa traversata oltre ad avere esperienza di montagna è necessario se non indispensabile avere un buon allenamento che possa permettere di affrontare giornate con tempi di cammino che possono variare dalle 6 alle 12 ore.
Basti pensare che solo la preparazione dello zaino e il trasporto di esso per tutto il giorno richiede una buona tolleranza alla fatica, per tanto non è da sottovalutare.

Le Tappe

Le tappe possono essere percorse a proprio piacimento, è però indispensabile seguire il sentiero ufficiale.
Io racconterò in questo testo la Translagorai percorsa in soli due giorni, quindi con una sola tappa intermedia.
Un suggerimento di quelle che potrebbero essere le tappe per un comune trekker sufficientemente allenato potrebbero essere in base alla decisione del punto di partenza le seguenti:

Da Est a Ovest
Giorno 1: Passo Rolle – Bivacco Aldo Moro
Giorno 2: Bivacco Aldo Moro – Rifugio Cauriol
Giorno 3: Rifugio Cauriol – Lago delle Stellune (Tenda o Bivacco)
Giorno 4: Lago delle Stellune – Rifugio Sette Selle
Giorno 5: Rifugio Sette Selle – Panarotta

Ovviamente per chi parte dalla Panarotta è sufficiente invertire il percorso delle tappe.
Altre possibili soluzioni anche in vista del rifacimento di alcuni bivacchi sono:

Da Ovest ad Est
Giorno 1: Passo Rolle – Bivacco Coldosè
Giorno 2: Bivacco Coldosè – Bivacco ANA ai Mangheneti
Giorno 3: Bivacco ANA ai Mangheneti – Rifugio Sette Selle
Giorno 4: Rifugio Sette Selle – Panarotta

Documentandomi su Internet, da poco ho trovato che il sito ufficiale della Valsugana (visitvalsugana), ha messo a disposizione una cartina della Translagorai suddividendo così il Trekking in tappe da 5 giornate, elencate qui di seguito:

Da Est a Ovest:
Giorno 1: Panarotta – Rif. Sette Selle
Giorno 2: Rif. Sette Selle – Rif. Conseria
Giorno 3: Rif. Conseria – Rif. Cauriol
Giorno 4: Rif. Cauriol – Bivacco Paolo e Nicola
Giorno 5: Bivacco Paolo e Nicola – Passo Rolle

Da Ovest ad Est:
Giorno 1: Passo Rolle – Paolo e Nicola
Giorno 2: Paolo e Nicola – Rif. Cauriol
Giorno 3: Rif. Cauriol – Rif. Conseria
Giorno 4: Rif. Conseria – Rif. Sette Selle
Giorno 5: Rif. Sette Selle – Panarotta

Profilo Altimetrico

La Translagorai misura 80km e 5770 metri di dislivello positivo e altrettanti di negativo.

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Cartina

Recentemente l’APT ha messo a disposizione una cartina apposita per la consultazione di questa traversata consultabile al link  Cartina Lagorai, io rimango fedele alla mia Kompass 626 Cima d’Asta che mi ha accompagnato per anni.
La cartina non è dettagliata come lo è la cartina 626, i mezzi odierni permettono anche di poter usufruire di software o apparecchi GPS per seguire un eventuale traccia, che personalmente metterò a disposizione.

Materiale

La scelta dello Zaino e del materiale da portare con sé è piuttosto delicato.
Si tratta di un Trekking che può durare dai 1 ai 6 giorni in base al proprio allenamento e allo spirito in cui si vuole fare questa traversata.
E’ ovvio che chi si misura in un giorno sicuramente porterà con se cibo, liquidi e poco materiale atto al bivacco.
Mentre chi affronta questa avventura in 5 o più giorni dovrà attrezzarsi con tutto l’occorrente che è necessario per effettuare un “campeggio” ad alta quota.
Un piccolo elenco per dare una linea guida di quello che è necessario portare:
– Zaino da 40+ Litri
– Copri-zaino antiacqua
– Tenda e Sacco a pelo nel caso si decida di non sfruttare le strutture e/o i bivacchi
– Cellulare carico, possibilmente spento o con battery pack per la ricarica. La copertura degli operatori principali di telefonia non è sempre garantita, sopratutto nella parte Rolle – Manghen.

Abbigliamento
– 1 Intimo tecnico con ricambio (basta un ricambio, il resto lo si lava e si stende)
– 2 Maglietta tecnica maniche corte
– 1 Pantaloni lunghi
– 1 Pantaloncini corti
– 1 Berretto caldo
– 1 Guanti
– 1 Buff scalda collo
– 1 Maglione caldo
– 1 Giacca antivento impermeabile
– 1 Pantavento

Accessori
– 1 Berretto con visiera
– 1 Occhiali da sole
– 1 Crema solare
– necessario per alimentarsi

Preparativi

Qualche anno fa tentai questa traversata in solitaria partendo dalla Panarotta e ritirandomi dopo quattro giorni di cammino appena dopo il Rifugio Cauriol per l’evidente peggioramento del tempo che in quel pomeriggio regalò al Lagorai una copiosa grandinata che riuscii a schivare scendendo dalla Val Maggiore sino a Predazzo a piedi per poi prendere la corriere a tornare verso Trento.
Quest’anno l’allenamento è diverso, la mia storia è diversa e la voglia di rivincita è diversa.
Negli anni mi sono appassionato alla Corsa in montagna e i miei percorsi in Lagorai ormai non riesco più a contarli.
Provo una forte passione e amore per questa catena, che, isolata dal mondo sembra non aver risentito da quello che è il turismo di massa, regalando ancora vasti pascoli e ore e ore di cammino senza incontrar anima viva.

Da tutto l’anno aspettavo con pazienza l’arrivo delle ferie, per poter organizzare e mettere a segno questa mia nuova avventura e la mia rivincita.
Così chiamo il mio ormai compagno fidato di avventure che quest’anno con me ha condiviso più montagna di chiunque altro l’abbia fatto finora, Marco Pellizzari.
Non ebbi neanche il tempo di finire la frase che lui mi rispose SI.
Facciamo la Translagorai in 2 giorni, mi fido di te, so che conosci la Catena e l’allenamento sappiamo di avercelo, così prepariamo in un giorno lo zaino e la logistica necessaria per questo viaggio.

Il mio zaino da 35L è composto dal seguente materiale (alla fine rivelatosi eccessivo):
– 1 intimo tecnico maniche corte
– 1 maglietta maniche corte tecnica di ricambio
– 1 paia di fusò tecnici da corsa lunghi
– 1 guanti
– 1 Buff tecnici scaldacollo
– 1 Occhiali da sole
– 1 maglia maniche lunghe tecnica da fondo
– 1 pantavento
– 1 guscio in goretex 3L
– 1 smanicato leggero antivento
Accessori
– 1 battery pack per caricare l’orologio GPS
– 1 Orologio GPS
– 1 Smartphone (sempre spento e acceso in base alla necessità)
– 1 Macchina Fotografica

Ci ritroviamo la domenica mattina e andiamo a vedere la Maddalene Skymarathon, che a suon di birre e tifoseria varia ci distrae dal nostro obbiettivo primario.
In fretta e furia salutiamo gli amici runner che hanno corso la gara e andiamo a finire le cose che dovevamo fare già da qualche ora.

La spesa:
Ci avviamo verso Pergine Valsugana dove andiamo a fare la spesa dividendoci così gli alimenti:
– 1 busta di the liofilizzato
– 1 busta di miele da spremere pronto all’uso
– 1 confezione di cubetti di grana
– 1 busta con preparato di zuppa già pronta
– 1 busta di bresaola
– 1 confezione di miele (ci servirà per la preparazione dei panini)
– 1 confezione di pan bauletto
– 1 confezione di cioccolata fondente alle nocciola

Usciti dal Market portiamo la sua auto in Panarotta, in modo da avere il mezzo per il rientro.
Torniamo a casa e iniziamo i preparativi culinari.
Preparo dei panini fatti con pan bauletto spalmandoci del miele e 1 o 2 fette di bresaola, questi danno gli zuccheri, le proteine e i carboidrati necessari.
Dividiamo la spesa e la mettiamo negli zaini insieme al nostro materiale personale e ce ne andiamo a dormire.

Primo Giorno

Passo Rolle – Rif. Cauriol

Alle 03.00 ci svegliamo, dopo una abbondante colazione prendiamo la mia auto e andiamo verso il Passo Rolle dove arriviamo verso le 6.30.

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Il dono degli organi per condividere la vita!!!

La temperatura è piuttosto frizzante, i giorni scorsi il vento da Nord ha portato una rinfrescata spazzando il cielo e pulendolo dai residui di perturbazione che si erano verificati nei giorni scorsi.
Il cielo è limpido e noi siamo carichi, Si parte!!!!

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Rifugio e Laghi di Colbricon

Chiudo l’auto, ma dimentico le chiavi di casa in essa (me ne accorgerò già a ¾ del tragitto del primo giorno), errore che fortunatamente ho saputo rimediare in poco tempo, chiedendo alla mia vicina di casa che ha una copia di farmele avere al mio ritorno.
Iniziamo il nostro viaggio imboccando il sentiero E348 che indica la direzione verso il Rifugio Colbricon e i suoi meravigliosi laghetti.
Ci fermiamo al Rifugio per bere un caffè e dare un inizio ufficiale alla nostra esperienza, io ne approfitto per scattare qualche fotografia.
Ci rimettiamo in cammino lasciando dietro di noi un comodo sentiero molto battuto dai turisti per inerpicarci verso la forcella del Colbricon 1907m.

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Forcella Colbricon 2420m

Qui è posto un bivio, noi non seguiamo più il sentiero da cui proveniamo, ma voltiamo sul E349 denominato “Sentiero Achille Gadler” che ci accompagnerà per tutto il giorno facendoci toccare numerose Forcelle.

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Sentiero Achille Gadler

Questo sentiero è considerato un Sentiero Alpinistico Attrezzato, per via dei suoi cordini situati in alcuni punti e nelle zone più impervie, è necessario a mio avviso fare solo un po’ d’attenzione, senza portare set da ferrata o cose simili.
Qui il sentiero si fa subito molto ripido e risale il versante N-N/E del Piccolo Colbricon, sino a quota 2418 su Forcella Colbricon dove troviamo un piccolo specchio d’acqua.P1100822.jpg
Il sentiero è particolarmente tecnico e duro, presenta sassi alternati a tratti scivolosi, davanti a noi si estende una piana rocciosa davvero impressionante.

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Tratto attrezzato

Il sentiero punta verso Sud fino ad arrivare a Forcella Ceremana 2428m.

 

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Forcella Ceremana 2428m

Da qui in poi il sentiero è fortemente caratterizzato dalla presenza di grossi sassi che bisogna saltare o evitare destreggiandosi da un punto all’altro, rendendo difficoltoso e faticoso il cammino, ma non ci diamo per vinti, adottando uno stile a risparmio energetico piano piano procediamo in questo tratto pianeggiante sino ad arrivare al Bivacco Aldo Moro 2565m.P1100838

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Proseguiamo direttamente verso Ovest innalzandoci di un centinaio di metri passando a Nord di Cima Valon per poi ridiscendere verso la sua forcella omonima a quota 2480m dove propongo un ristoro per il pranzo.
Sono infatti le 12.00 passate e siamo in marcia da 5 ore, la fame si fa sentire e ne approfittiamo per mangiare un panino preparato la sera prima per bere qualcosa e per scattare qualche foto.

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Forcella del Valon 2480m

Davanti a noi si erge uno spettacolo impressionante, tutte le dolomiti ci stanno guardando, con difficoltà riesco a distinguere il nome di tutte le cime e dei gruppi ma cerco invece di imprimerle nella macchina fotografica per poi studiarmele a casa con calma.P1100842P1100843
Proseguiamo il nostro viaggio scendendo dalla Forcella e camminando sempre a buon passo verso su un pianoro con caratteristiche identiche a quello trovato finora, sassi e pochi momenti di tregua sul sentiero.
Oscilliamo tra la quota di 2350m circa e 2500m, lo zaino da 11kg si fa sentire, ma imperterriti continuiamo, sotto il sole il nostro cammino.

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Forcella di Cecce 2393m

Oltre passiamo sempre a Nord la Cima Valonàt 2556m e giungiamo a Forcella Cece 2335m dove davanti a noi si erge imponente l’omonima Cima, la più alta della Catena del Lagorai con i suoi 2754m.

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La aggiriamo sul suo versante Nord e successivamente Ovest scendendo di qualche centinaio di metri.
Lo spettacolo dei Campanili di Cece ci accompagna mentre noi saltelliamo qua e là tra reperti della prima guerra mondiale.
Sempre sul sentiero E349 arriviamo a Forcella Valmaggiore 2180m dove si erge il bivacco più gettonato di tutto il Lagorai Nord Orientale, il Bivacco Paolo e Nicola.

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Forcella Val Maggiore 2180m

Vicino al Bivacco è presente scendendo un centinaio di metri una sorgente dove è possibile reperire dell’ottima acqua che ci servirà per il proseguo della giornata.

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Bivacco Paolo e Nicola

Molto importante è il reidratarsi e il ricaricare l’acqua qui, perché le fonti in Lagorai se non lo si conosce a sufficienza sono poche e tante per raggiungerle bisogna uscire dal sentiero andando ad avventurarsi su qualche pendio anche scomodo.
A differenza di quanto si possa pensare il Lagorai è ricco d’acqua, solo che la reperibilità della stessa è di facile accesso.
Una breve pausa al Bivacco, dove una famigliola sta preparando le libagioni per la serata, ci viene offerto un caffè che non rifiutiamo, ne approfittiamo così per consultare bene la cartina e fare un po’ il punto della situazione.
Siamo un po’ in ritardo per la nostra ipotetica tabella di marcia, ma sappiamo bene che il nostro passo fatto finora è del tutto in linea con quanto di solito ci caratterizza.
Non avendo messo in conto l’asperità del terreno arrivare al Paolo e Nicola dal Rolle in 7 ore per noi è più che sufficiente.

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il compagno d’avventura Marco

Proseguiamo puntando Nord Ovest su un lastricato precostruito durante la Grande Guerra e tra una chiacchiera e l’altra ci abbassiamo e ci rialziamo di quota su un vero ed autentico “Mangia e bevi”, terminologia che sta ad indicare i numerosi “su e giù” presenti durante i vari percorsi montuosi che abbiamo in precedenza percorso.
Passiamo sempre a Nord di Cima Valbona 2408m per inerpicarci su una salita che ci porta sino a 2400m circa dove vediamo davanti a noi il “bellissimo” Lago Brutto.

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Si può dire certamente che il nome non sia adatto a quello che in realtà ci si presenta davanti, un fascinoso blu scuro di questo lago incassato tra il versante Est di Cima Moregna 2516m e il Nord Ovest di Cima Colrotondo 2529m.
Incrociamo qui i primi escursionisti che stanno come noi facendo la traversata, sono partiti dal Cauriol e la loro intenzione è fermarsi al Paolo e Nicola.
Scendiamo verso il Lago delle Trote che è situato nella conca del Cadinon de Cansenàol 2319m dove propongo a Marco la seconda pausa del giorno.

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Lago delle Trote

20 minuti a pausa sono più che sufficienti per riposare un attimo e ricaricarci di cibarie varie.
Ne approfitto per togliermi scarpe e calzini e immergere i piedi nel fresco lago alpino.
La sensazione è libidinosa, mangio, bevo, mi rilasso un po’, sapendo che c’è ancora molta strada da fare e guardando davanti a me l’aspra salita che sale al Cadinon.

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La affronto con una gran fatica ma so benissimo dentro di me che non sempre durante tutto il giorno il mio fisico risponde sempre bene, ogni tanto qualche crisi può starci, così passo dopo passo e stringendo i denti risalgo il pendio, l’ultimo di questa giornata, da qui in poi ci aspetta l’eterna discesa verso il Rifugio Cauriol.
Iniziamo la discesa raggiungendo prima Forcella Canzenagol 2220m e attraverso un lastricato della Prima Guerra Mondiale seguiamo il sentiero che a serpentine ridiscende il pendio.

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Forcella Canzenagol 2220m

La discesa è interminabile, dobbiamo perdere notevole quota, dai 2300 circa del pendio sommitale sino ai 1600m del Rifugio Cauriol.
Tra un tornantino e l’altro, scorgo un paio di bisce, nulla di preoccupante, sono piccoline ma evidenziano il fatto che il pendio stesso è molto caldo, battuto da sole praticamente quasi tutto il giorno e il sentiero spesso e volentieri è nascosto dalla vegetazione che rigogliosa lo inghiottisce.

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Terreno aspro

Finalmente dopo un estenuante discesa arriviamo al Rifugio, dove visibilmente stanchi dopo 10ore di lungo cammino su terreno tecnico chiediamo asilo.

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Aspra pure la discesa

Il gestore, nuovo rispetto a 4 anni fa, mi racconta che ha rilevato la struttura ormai 2 anni orsono.
Ci accoglie con grande calore, ci dà la possibilità dietro pagamento di fare una doccia, mangiare e pernottare.
Ne approfittiamo per risanarci, cibarci e bere in buona quantità, successivamente andremo a dormire.
Non prima di risalire le irte scalette che portano al piano dove si dorme un gruppo di due ragazzi arrivano all’imbrunire, ci dicono che vengono dal Rifugio Sette Selle e che sono partite in mattinata verso le 6.30.
Faccio due conti e davanti a me si presenta un gran interrogativo che mi darà da pensare per quasi tutta la giornata seguente.
Ce la faremo in due giorni????
Cerco di non pensarci, salgo la scala a pioli e vado a coricarmi sul letto dove ho precedentemente preparato sacco a pelo e il materiale per il giorno seguente.

 

 

 

Secondo giorno

Rif. Cauriol – Panarotta

Un rifugio di montagna solitamente quelli a cui sono abituato sono già “svegli” da qualche ora prima dell’alba, per permettere agli alpinisti di fare colazione e preparare le cordate per le ascensioni alle cime.
Questo Rifugio no, essendo a 1600m e non avendo difficili cime intorno si può permettere di impostare la sveglia già dopo l’alba, circa alle 7, ma il gestore gentilissimo ci chiede se vogliamo la colazione alle 06.00.
Noi siamo più che d’accordo e insieme ad altre due coppie di ospiti alle 06.00 siamo in sala che aspettiamo famelici la colazione.
A mio avviso un po’ scarsotta ma comunque è già una conquista aver potuto anticipare l’orario di partenza in quanto a me e Marco aspetta una dura giornata.

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Rifugio Cauriol

Finita la colazione, facciamo un rapido check-up dello zaino, e successivamente verso le 7.00 riusciamo a partire.
La temperatura è frizzantina, io parto con la termica intima che mi ero portato e sopra una maglietta tecnica, Marco indossa maglietta maniche corte e giacca a vento leggera.
Ci avviamo dal Rifugio verso il Passo Sadole imboccando il sentiero E320 che su mulattiera lascia alla nostra sinistra due importanti cime storiche della Guerra, il Cardinal 2469m e il Cauriol 2493, teatro di grandi battaglie.

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Cauriol

A quota 1800 circa arriviamo al “Baito del Marino” dove una segnaletica ci indica Passo Sadole, proseguiamo quindi su sentiero che a zig zag rimonta in pendenza dolce la vallata del Rifugio portandoci sino a 2000m.P1100886.jpg
Arrivati a Passo Sadole voltiamo a destra in direzione Nord verso la Sforcèla del Sadole e ad un successivo bivio seguiamo per il sentiero E321 effettuando un lungo traverso sul versante prima S/E S del Castel del le Ae 2475m.
Il sentiero è a picco sulla vallata e si intravede il Lago Cauriol (o Lago Nero) situato a 1600m circa.

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lasciamo il Castel delle Ae alle nostre spalle e proseguiamo la marcia

Proseguiamo sul questo traverso erboso per quello che ho già citato essere un “mangia-bevi”, salitine alternate a discese di poco dislivello il tutto caratterizzato da zone franose dove sono presenti grossi sassi da scavalcare e tratti di sentiero terroso.
Lasciamo alle nostre spalle il Castel de Le Ae e traversiamo il versante Sud del Monte Formenton 2347m caratterizzato da un tratto attrezzato più per l’evitar di finire nella valle che per la sua difficoltà tecnica, infatti è pianeggiante.

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In lontananza il Passo Sadole

Successivamente ci rialziamo puntando S/W arrivando sino a Forcella Litegosa per poi abbandonarla e puntando verso Sud e aggirando Cima de Copolà 2542m.P1100896.jpg
Ho vaghi ricordi dell’ultimo tratto che feci quattro anni fa, ma questo pezzo non me lo potrò mai dimenticare, un sentiero tutto su sassi lastricati che passa sul versante Nord di alcune cime senza nome che dalla Cima de Copolà portano sino alla Forcella dei Pieroni.
Il lastricato porfirico si alterna con discese e risalite di piccoli porzioni di frane che incontriamo durante il nostro cammino.

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il sentiero attraversa la montagna, numerosi resti di baracche

A destra intravedo il Laghetto dei Pieroni, un piccolo specchio d’acqua dove sarebbe possibile anche trovare una traccia di sorgente, probabilmente piuttosto rognosa da cercare. Noi infatti siamo ancora abbastanza carichi a liquidi e proseguiamo, fermandoci a Nord di Forcella della Sute.
Sono circa le 11.00 e sento già una discreta fame, consiglio quindi a Marco di fermarci prima per poter poi fare una tirata unica sino alla prossima meta che mentalmente mi prefiggo, il Passo Manghen.

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resti umani

Una veloce ricarica con del grana a cubetti con sopra un po’ di miele mi dà lo spunto necessario per ripartire, e affrontare gli ultimi tratti di sassoni e di balzi.
Proseguendo, lasciamo alle nostre spalle la Forcella delle Sute e non appena il sentiero volge in discesa lo troviamo attrezzato da un cavo metallico, capisco subito perché, il sentiero è piuttosto irto e friabile.
Sulla nostra destra iniziamo a vedere lo specchio d’acqua che più mi colpisce in quasi tutta la traversata, il Lago di Lagorai, che è visibilmente ridotto rispetto al mio passaggio precedente.

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Lago di Lagorai

Un traverso in ombra ci regala un po’ di frescura, ci vuole perché queste due giornate per quanto riguarda il tempo ci hanno assistito non poco, il sole sempre caldo e la temperatura fresca ha dato a noi la marcia giusta per proseguire di buon passo senza esagerare visti gli abbondanti 10kg che ci portiamo sulle spalle.
All’arrivo a Forcella Lagorai 2372m decidiamo di fare un’altra pausa veloce per risistemare la logistica dello zaino e cambiarci in quanto il caldo inizia a farsi sentire, infatti sono le 11.30 circa e il sole alto fa il suo dovere.

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Forcella Lagorai

Ci incamminiamo dopo aver confrontato le indicazioni con la cartina, siamo diretti verso Forcella Buse dell’Or 2468m che raggiungiamo dopo circa un’oretta di cammino.

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Qui inizia un bel tratto, di sentiero abbastanza morbido che dà ristoro ai nostri piedi, ma ahimè non per molto.
Circumnavighiamo sul versante Nord il Cimòn di Busa della Neve 2535m lasciandocelo alle nostre spalle, compiamo su sentiero pianeggiante il traverso molto bello che ci porta a Nord di Cima Stellune 2597m.
Scendendo il sentiero si sente distintamente lo scorrere dell’acqua che come da indicazioni trovate, troviamo una sorgente, ne approfittiamo per bere dalle nostre riserve di liquidi e ricaricarle pienamente.
Il suo lato nord è abbastanza tormentato, infatti per percorrerlo hanno attrezzato un cavo metallico, un’insegna della SAT/CAI recita “Sent. Alpinistico per esperti”.

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Sentiero per esperti (a mio avviso fattibilissimo da chiunque con attenzione)

Lo percorriamo senza difficoltà ed arriviamo a Forcella Busa della Neve 2367m, mi guardo un po’ intorno e intravedo sul versante Nord il Baito delle Stellune, struttura che non ho mai visto e che prima o poi andrò a visitare.

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Forse il tratto più difficile

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Forcella Busa della Neve 2367m

Proseguiamo io e Marco tra un aneddoto e l’altro, tra un silenzio e un canticchiare di qualche canzoncina che riecheggia nella mia mente… ci troviamo a Forcella Val Moena 2288m.

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Forcella val Moena 2294m

Da qui vedo il Lago delle Stellune e noto un insolito traffico umano. Non voglio disturbare la mia quiete e concentrazione legata a questo viaggio e decido per restare in quota anziché scendere dal sentiero E321 sino ai 2200m di prendere il E317 che ci porta in Forcella Valsorda, che inoltre ci permette di risparmiare quei 100m di dislivello di discesa e risalita a mio avviso inutili.
Arriviamo in Forcella Valsorda 2256m, nella mia testa riaffiorano bei ricordi, le passeggiate di quest’anno fatte in compagnia, la mia solitaria traversata della Val Campelle che mi ha portato sin qui.

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Cerco di lasciare i pensieri e di concentrarmi sul momento, do un’occhiata alle tabelle constatando che la distanza per raggiungere la mia prima meta è tutto sommato abbastanza vicina.
3H30min per il Passo Manghen, è un tempo accettabile, così ripartiamo questa volta sul sentiero E322, infatti il E321 finisce proprio qui.
Il sentiero torna ad essere piuttosto duro e tecnico, passa sotto il versante Nord di Cima Montalon 2516m restando sempre in quota 2200m circa.
Abbassandosi di poco arriviamo a Forcella Montalon 2133m dove si iniziano a intravedere già dei turisti godersi la giornata estiva nei laghi di Montalon e nelle pozze li vicine.

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Forcella Montalon

Inizio a indispormi, ma cerco di non pensarci, ho vissuto finora in totale pace interiore lontano dall’essere umano e ora tutto d’un colpo mi ritrovo stormi di famiglie con bambini e cani schiamazzanti aggirarsi per monti…
A Forcella Montalon un cartello indica 3h per il Passo Manghen e mi domando se è lo scherzetto di qualcuno della SAT o hanno fatto male i calcoli.
Avanzando capisco che 3 ore sono una sovrastima indicibile, intravedo tra una salita e una discesa il Lago delle Buse che indica che siamo davvero vicini alla meta.
Infatti dopo 1h e mezza di cammino a buon passo arriviamo al Passo Manghen 2043m.
Guardando la cartina mi accorgo di essere uscito dal sentiero E322, che avrebbe costeggiato sul versante Nord la Pala del Becco 2422m, prendendo invece il sentiero E362, poco male, mi ha concesso di gustarmi la vista verso le prossime cime che dovrò affrontare dalla Forcella Montalon.
Arriviamo quindi al Manghen attraverso il sentiero E322A, una piacevole deviazione che mi riporta a rivedere un simbolo di questa piana, l’albero millenario chiamato L’Eterno.

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L’Eterno

Al Passo Manghen ricarichiamo le pile, io mangio un minestrone di verdure con abbondante grana (tutto quello messo a disposizione), intingendoci del pane e prendendo due lattine di coca cola.
Una la berrò tutta subito, l’altra me la metto in zaino, mi servirà poi successivamente.
Venti minuti di pausa e ripartiamo di nuovo, questa volta sposto il mio obbiettivo provvisorio al Rifugio Sette Selle, dove c’è Lorenzo il gestore che conosco e con cui ho parlato di Translagorai a lungo.

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Passo Manghen

Percorro l’unico tratto d’asfalto di tutta la traversata quello che mi fa attraversare la strada del passo per andare a imboccare il sentiero E310 in direzione Passo Cadin.P1100924.jpg
La salita inizia a farsi sentire, la digestione pure, il mio sangue non è più nei miei muscoli i quali mi assistono poco alla marcia.
Il sentiero prosegue tipico come lo si trova in Lagorai, un sasso ogni tanto riaffiora dal terreno, quasi a impedire il natural proseguimento dello stesso, un pezzo di esso franato dalle piogge.
Sono le 16.20 e siamo quasi in orario sulla tabella di marcia.
Arrivati a Passo Cadin 1946m intravedo già il Bivacco ANA che raggiungiamo dopo una risalita di circa 60m.
Noto con sorpresa che in effetti il ragazzo con cui avevo parlato al Cauriol aveva ragione, il Bivacco ha due strutture diverse. Una messa un po’ meglio dell’altra, ma non comunque granché confortevoli, ci sono bivacchi migliori ma come ce ne sono di molto peggiori.
Appunto tutto nella mia memoria e proseguo in marcia sull’E310 in direzione Sud e poi Ovest.
Un lungo mangia e bevi ci fa passare sotto Cima Fornace 2225m nel suo pendio Sud sino ad arrivare a Passo Cadin 2113m dove mi fermo per controllare la cartina.

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sul 461, sullo sfondo il Monte Conca

Qui, si può decidere se risalire al Monte Croce 2489m facendo quindi una deviazione dal percorso della traversata o prendere il sentiero E461 che taglia la costa sud passando sotto Passo Scalet ed arrivando direttamente al Passo Cagnon di Sopra 2124m.
Il traverso è bello, estetico e panoramico, alla nostra sinistra si intravede Malga Cagnon di Sopra e tutta la valle alta di Calamento.P1100927.jpg
Al passo deviamo sul sentiero E340 che verso Sud ci porta sotto il Monte Conca 2299m.
Inizialmente sulla mia vecchia cartina è classificato come percorso alpinistico per esperti, ma poi percorrendolo mi accorgo che forse quelli delle cartine si sono presi un abbaglio perché a parte un punto un po’ delicato il resto è facilmente percorribile.
Proseguiamo la nostra marcia e sento che sono sempre più vicino alla mia meta in quanto ho percorso solo pochi giorni prima la parte che andremo a percorrere ora.
Arriviamo in poco a Passo Palù o di Calamento 2072m dove trovo il pezzo di cordino che avevo recuperato sul sentiero.

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Verso Passo Palù

Casa penso, perché da li a 40minuti so che saremo in un Rifugio.
Puntiamo direzione Sud arriviamo in poco tempo al Passo Garofani 2158m e poi giù a picco verso il Rifugio Sette Selle 2014m.
All’arrivo al Sette Selle l’accoglienza è superlativa, ho una sorpresa di quelle che non potevo mai immaginare, innanzitutto arriviamo col giorno ed è molto positivo, poi rincontro un ragazzo che avevo conosciuto al Bivacco Argentino quest’anno con la sua fidanzata e i suoi due splendidi cani, li al Rifugio a mangiare, gli racconto quello che stiamo facendo e con un pizzico di ammirazione mi fanno i complimenti, mi servono, per il     morale.

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Dolomiti di Brenta

Entrando in rifugio e facendo un picco break anche li, altre due persone che ho incontrato al Rifugio Brentari a Cima d’Asta mi salutano. Il morale è a mille e questo un po’ mi dà un’ulteriore carica.
Mi confronto con Marco e decido insieme a lui che non è il caso pernottare qui, avevamo una sfida, una sfida che per noi è importante per me lo è ancora di più, voglio proseguire, sono attrezzato per farlo e sono determinato a farlo.
Lui non ci pensa su neanche un po’ e mi appoggia, prepariamo il materiale per la PNF e ci incamminiamo dopo aver salutato tutti i presenti al Rifugio.
Qui il nostro sentiero diventerà il E343.
PNF: Termine coniato dal mio amico Luca Pellegrini come Progressione Notturna Forzata, si intende il continuare anche con il buio e l’utilizzo di una frontale la marcia su sentieri.
Risaliamo verso la Cima Sette Selle e alla sua base ci fermiamo un attimo per ammirare l’incantevole tramonto che dipinge la skyline di colori che variano dal rosso acceso al giallo più flebile. E’ una ricarica per l’occhio, una stretta al cuore, semplicemente fantastico.P1100938.jpg
Scatto qualche foto ma l’emozione mi fa un po’ tremare le mani, riuscirò solo dopo a correggere un po’ la foto, ma sarà poi necessario tornare per poter riscattare quella foto. Cosa che ho fatto nei giorni seguenti.

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La panoramica dei giorni seguenti

Tornando al nostro viaggio, con molta attenzione discendiamo il sentiero sul versante N/W di Cima Sette Selle, scosceso che porta ad un comodo sentiero che attraversa il pendio formato dal Sasso Rotto, e prosegue sino al Sasso Rosso, dove troviamo un bivio.
Sempre su E343 puntiamo direzione Sud Ovest non dopo aver indossato le nostre frontali.
Il buio infatti si sta sempre più affacciando sulla notte che calda e un po’ ventosa ci assiste durante il percorso.

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Sul 343 inizia a far buio

La marcia si fa inesorabilmente un po’ più lenta, per via delle difficoltà legate alla visibilità del sentiero e alla lettura di cartelli.
Fortunatamente quest’ultima parte ha un terreno decisamente più soft rispetto alla prima, la cosa è voluta in quanto quando la feci quattro anni fa sapevo che sarebbe stato più comodo farla alla fine che all’inizio con la gambe completamente fresche.
Siamo a Forcella delle Conelle 2198m e inizio a leggere sui cartelli nomi di località che sono sempre più vicine alla nostra meta.

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Forcella delle Conelle 2198m

Dentro di me già inizio a pregustarmi il sapore della vittoria, della soddisfazione.
Inizia una leggera discesa in costa su terreno piuttosto sbifido, detritico a sassolini minuscoli che ogni tanto ti fanno passare in piccoli avvallamenti probabilmente scavati dall’acqua di scolo che non danno una gran idea di stabilità.
Mi giro a sinistra e la frontale illumina il buio pesto, so di per certo che sotto di me il salto è notevole, cerco di non pensarci e passo…
Ora siamo in cresta aerea e aperta attorno a noi vediamo le luci delle valli e le stelle sopra di noi.P1100942.jpg
Brillano di un’intensità che difficilmente si riesce a vedere dalla città, mi fermo un attimo per assaporarne la bellezza e mi perdo un po’ con la testa a sognare.
Proseguiamo chiacchierando anche un po’ per farcela passare quando girato l’angolo la mia frontale illumina un qualcosa di strano, inizialmente prendo paura, vedo una moltitudine di palle verdi brillare davanti a me, mi chiedo se è un calo di zuccheri, un meeting di alieni o altro…
Quando sento il belare di una di loro mi accorgo di cosa ho davanti…
Un vero e proprio branco di capre, saranno state circa 200, tutte sul sentiero e sui lati a picco.

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i Becchi

Cerco di mantenere la calma e di nascondere i bastoncini e piano piano avanzo sul sentiero, le loro corna non mi ispirano molto e con voce un po’ rotta dall’emozione le rassicuro cercando di farmi largo e di far passare anche Marco, fino a quando finalmente riusciamo a superarle, un sospiro di sollievo si fa largo dentro me…
Neanche finito di espirare a fondo che il passo successivo faccio un incontro particolare che inizialmente mi fa fare un salto che a momenti cado…
Un rospo alpinista, verrà ribattezzato così, perché a 2000+ metri non ne ho mai visti, lui è li tranquillo che se la spassa sul sentiero, proprio in mezzo nelle rocce. Ne approfitto e gli scatto una foto ricordo.

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Rospo Alpinista

Dopo questa piccola avventura continuiamo il nostro percorso puntando verso il Pizzo Alto 2264m che raggiungiamo dopo poco tempo.
Intanto accendo il cellulare e noto con molta felicità che è stato creato un gruppo su Whatsup per cercar di capire che fine avessi fatto… Lodevole per le intenzioni, mi vengono proposte le cose più assurde tranne quella di continuare fino alla fine.
Cosa che io invece perseguiterò a fare.
Abbandoniamo il E343 prendendo il E325 che ci porta sino al Passo della Portela 2167m, dove, alla nostra destra si inerpica il sentiero verso la Cima Gronlait 2384m.
Siccome è buio decidiamo di prendere il traverso che passa qualche metro sotto la cima, evitandoci così di risalire altri 100m di dislivello e puntare direttamente a Forcella Fravort 2178m che raggiungiamo in poco tempo.

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Forcella del Fravort

La stanchezza inizia a farsi sentire e la salita alla Cima Fravort 2347m è piuttosto lenta, ma graduale e scandita dalla mia vocina interna che mi dice “piano e passi piccoli” come d’altronde ormai è il mio mantra.
Arriviamo in cima al Fravort e ci scattiamo una foto, io assaporo già la vittoria, Marco ancora non sa     bene dove si trova.

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Io e Marco sul Fravort

Ne approfitto per guardare verso Sud Est e intravedo le luci della pianura padana, è uno spettacolo indescrivibile, in mezzo ai monti in completa solitudine di notte con una volta celeste che abbaglia più di un faro d’auto e le luci della pianura che distintamente si vedono al di là delle ultime pendici a sud.
Su pietrame infame misto ghiaino scivoloso discendiamo dal Fravort sino in località La Bassa, 1800m circa.

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La Bassa

Da li voltiamo a destra e scendiamo sul versante Ovest del Monte Panarotta sino ad arrivare tramite un boschetto piuttosto umido ad attraversare alcune piste da sci della località sciistica.
Quando vedo la struttura del Ristorante Panarotta il mio cuore si riempie di soddisfazione, pochi metri e lo supero intravedendo sotto la flebile luce della frontale il parcheggio asfaltato con la macchina di Marco.

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Alienati, soddisfatti, stanchi ma felicissimi

Arrivo e mi siedo dietro l’auto abbandonando lo zaino a terra, stoppando il mio orologio il quale mi indica che sono le 01:30 che ho percorso 81km con un dislivello positivo di 5770m.
Stanco ma non eccessivamente probabilmente per merito dell’adrenalina che ho in corpo do la mano a Marco mi complimento con lui e lo ringrazio per avermi accompagnato in questo pazzo viaggio.
Quando tolgo le scarpe sento parlare i miei piedi e sussurrarmi un grazie.
Ora non resta che andare a riprendere la mia auto al Passo Rolle, ma a questo ci penseremo domani….

 

 

 

Conclusioni

Questa esperienza di traversata era un viaggio che avevo programmato anni fa, a posteriori capisco che anche se non ci fosse stato l’incombenza del temporale comunque avrei fatto una gran fatica ad arrivare al Passo Rolle e magari non mi sarei neanche goduto a pieno la gita.
Sono stato contento di aver condiviso questo viaggio in due, insieme ad un amico ormai affiatato compagno di lunghi giri montani.
Sicuramente il   mio forte allenamento raggiunto con la costanza di questi anni ha dato il suo proficuo risultato, non ho sofferto mai grosse crisi, gestendo i momenti più duri con esperienza e la tranquillità necessaria per non farsi prendere dall’agitazione.
Il tempo è stato molto clemente verso di noi, avevo intravisto questa finestra di bel tempo e avevo deciso proprio di partire nel primo giorno di bel tempo anche se sapevo sarebbe stato fresco, ma con il fresco si sa, si viaggia molto meglio e senza accusare troppo la fatica e il caldo in eccesso.
Si può dire che la Catena del Lagorai è il più bel balcone affacciato sulle Dolomiti e sui suoi principali gruppi, dando una reale prova di quanto può essere dura una catena che ai più magari dice poco ma che in realtà ha molto da offrire.
In cuor mio spero che l’uomo non arrivi sin qui a costruire e a commercializzare la montagna come è stato fatto in altri posti, perché ne rovinerebbe la poesia legata ai ricordi, non solo personali ma anche storici, le trincee della guerra, i pascoli che ancora sono incontaminati, il benessere e la condivisione del territorio da parte degli animali e delle persone.