Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

IMG-20170910-WA0004.jpg

Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

IMG-20170910-WA0000

Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

20170909_122846

in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

IMG-20170910-WA0013

Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

20170909_145818.jpg

Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

20170909_170429.jpg

Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

20170909_182503.jpg
Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

20170909_182514.jpg

L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

Annunci

Coldosè – Cima Cece

ATTENZIONE: Questa relazione comprende attraversamenti su sentieri non segnati, tracce militari a volte anche leggermente esposte, che con occhio esperto sono ben visibili.
Io sono uscito un pò da alcuni sentieri ufficiali, ma l’intera gita è percorribile sui sentieri ufficiali SAT.

Accesso: Uscita autostrada Ora/Egna, si segue per Val di Fiemme e Fassa arrivando a Predazzo, appena entrati in paese a destra un cartello indica per “Malga Valmaggiore“, seguire la strada asfaltata e poi sterrata che si inerpica per alcuni chilometri sino ad arrivare al Ponte Valmaggiore dove è possibile parcheggiare.


 

L’itinerario è lungo e impegnativo per l’escursionista medio, sono all’incirca 24km con 1800m di dislivello positivo.
Si può anche modificare evitando la prima parte, è sufficiente appena partiti seguire direttamente le indicazioni per Forcella Cece (sentiero 336) e il rientro dal sentiero 335 o viceversa.

Si parte e subito trovo un bivio, prendo a destra in direzione Malga Valmaggiore 1620m che in poco tempo raggiungo.

20170829_101332.jpg
La giornata è fantastica, davanti a me un bosco fitto si impenna verso le vette del Lagorai.
Da Malga Valmaggiore proseguo dritto verso Sud/Ovest seguendo il sentiero 339 che dopo qualche chilometro di strada militare molto dissestata mi porta poco sotto il Lago di Moregna, dove un cartello sulla mia destra segnala una Sorgente, mi fermo ad abbeverarmi e a riempire le borracce.

20170829_103752.jpg

particolari del sentiero


Sono partito un pò tardi, sono già le 11.15, ma sono convinto di riuscire a percorrere l’itinerario che ho in mente.
Consulto la carta Kompass 626 e decido di portarmi con il 339 verso il Lago delle Trute.

20170829_113833

Lago delle Trute

Voglio andare a visitare la Forcella Coldosè e il suo rinnomato Bivacco di cui ho sentito molto parlare, quindi dal lago mi alzo verso i 2183m della Forcella per poi scendere di una decina di metri sino al Bivacco.


Il Bivacco è molto bello, non ho avuto occasione di guadarlo con attenzione in quanto erano presenti delle persone, però ha tutto quello che serve per una notte da signori, questo è garantito!
Torno sui miei passi, il percorso sò essere ancora lungo e sopratutto sconosciuto.
Decido di percorrere una sorta di scorciatoia seguendo vecchi resti di trincee e postazioni militari sperando che non vada a perdersi, perchè altrimenti dovrei rifare tutto a ritroso.
Riesco ad effettuare il traverso passando per questi resti di Trincee e vecchi baraccamenti che disegnano la linea di trincee sul versante Nord Ovest del Colrotondo (2517m).
Per tracce e un pò ad occhio arrivo sopra il Lago Brutto e proseguo per la ripida salita alla Forcella Moregna (2400m).


Proseguo verso Est in direzione Forcella Doss Caligher 2190 che raggiungo in poco tempo, per poi portarmi verso il mio obbiettivo del pranzo, il Bivacco Paolo e Nicola.

Il bivacco sorge a poche metri dalla Forcella Valmaggiore 2173m, sul suo versante Nord.

20170829_132741

Cima Valmaggiore

Mi fermo per riposare e rifocillarmi una decina di minuti.
Al bivacco ci sono solo dei ragazzi che hanno passato li la notte e una famigliola con figli.
Apro la cartina per verificare il percorso e vedo che manca ancora abbastanza, così decido di ripartire subito e di buona lena, ma qui, dopo un pò inizio a sentire i segni di stanchezza… Il poco allenamento di quest’anno lo sento, ma proseguo in direzione Cima Cece, il mio prossimo obbiettivo.


Il sentiero è duro, continui saltelli tra sassi instabili, ricoperti di ghiaia e un intero costone piuttosto fragile che ogni anno più o meno si ridisegna dopo la stagione invernale.
Abbandono il sentiero 349 denominato “Achille Gadler” quando incontro il cartello che indica 30′ alla cima.
Qui numerosi ometti ben visibili conducono tramite una cresta sassosa, la via per raggiugnere la cima.


Il tempo è meraviglioso, rallento quindi il ritmo per evitare di faticare troppo, sino a quando arrivo in cima a 2754m , sono da solo e non c’è nessuno in giro, è fantastico.

Ne approfitto per fare una sosta, questo che è il mio secondo obbiettivo di giornata merita di essere goduto a pieno, quindi 20min me li concedo.


Mangio l’ultima barretta, bevo e scambio qualche messaggio veloce prima di mettere via il telefono.
Mi godo il paesaggio, è incredibile la quantità di cime che riesco a vedere.
A nord Ovest la catena del Latemar, Catinaccio, Sasso Lungo e Sassopiatto, il Gruppo del Sella e la Marmolada.
A Sud est le pale di San Martino, inconfondibili.

Mi rimetto in sesto e ridiscendo la crestina, sino a incrociare la via di andata, qui però volto a destra, salgo un canale ripido e lo ridiscendo sino ad incrociare il sentiero che porta verso Forcella Cece.

20170829_153345.jpg

Cresta di Cima Cece

Mi accorgo però che credevo di essere su un sentiero quando in realtà così non è, quindi mi fermo a consultare la cartina e mi accorgo di esser sceso un pò troppo.
Niente paura, tiro un traverso dritto per dritto verso Forcella Cece, che sta alla mia destra e anche qui, saltello dopo saltello su un terreno a dir poco pessimo arrivo in Forcella.

20170829_162552

Forcella di Cece

Una leggera brezza mi accompagna, scatto qualche foto e finalmente sò di aver concluso le mie fatiche, da ora in poi discesa!!!

Scendo velocemente sul ghiaino della forcella abbassandomi di quota arrivando sino ad una sorgente a monte del Laghetto Caserina che è quasi ridotto ai minimi termini.

20170829_164239.jpg

Laghetto di Caserina

Mi ricarico di acqua, visto che non se ne trovava molta fino ad ora e mi dirigo verso il Biv. Baito Caserina un bellissimo posto dove poter anche pernottare e rifugiarsi in caso di necessità.

Dopo un opportuna pausa veloce per visitare l’interno del bivacco, riprendo la discesa sul sentiero 336, che mi porta sino al Lago di Cece.
Uno specchio d’acqua stupendo, quasi nascosto dalla vegetazione e completamente isolato.


Qui il sentiero di allarga leggermente e diventa una strada militare che con terreno piuttosto tecnico porta sino alla forestale, che dopo circa mezzora mi riporta al Ponte Valmaggiore, dove un paio di tornanti mi riportano all’auto.

A questo link è disponibile il Tour Virtuale https://www.relive.cc/view/1158580125

Questo invece è un link che riporta ad una gita fatta in passato sempre nelle zone https://trapiantalan.wordpress.com/2013/02/08/262/