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Cima Tauffi Light Trail

l’ASD Cima Tauffi Trail Fanano organizza insieme ad altri collaboratori ormai da qualche anno il “Cima Tauffi Trail” 60km 4000d+ , “Cim Tauffi Light Trai” 35km 2000d+ e da quest’anno la più leggera 12km Easy Trail.
Questa gara si disputa a Fanano (MO), quindi fuori dal magico Trentino, anche se comunque un pezzo di esso c’è eccome ed è a pochi chilometri da Fanano.

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Il venerdì ci portiamo già in loco, sono in ferie e ci prendiamo con comodo.
La giornata è molto calda, speriamo non si ripeta per il Sabato, dove già lo scorso anno si sono registrati record al negativo per quanto riguarda le temperature.
Ritiriamo il Pettorale, non un pò di difficoltà per l’iscrizione ma poi tutto è filato liscio (circa).
Verso sera partecipiamo al Pasta Party organizzato e ci posizioniamo nello spogliatoio del palaghiaccio. Lì passeremo la notte.

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Una notte passata discretamente, i 5mm del mio materassino litigano con il pavimento ed ogni volta che cambio posizione il mio scheletro si ribella alla forza di gravità..

Verso le ore 5 apro gli occhi, è ora di svegliarsi, o per i più è ora di alzarsi, infatti la notte non è stata rilassante e rigenerante e “dormire” è stata un impresa.
Mi vesto, dò un ultima occhiata allo zaino e faccio colazione sulla panchina della squadra di Hockey di “casa”.

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Ci portiamo alla partenza verso le 6.30 dopo aver riposizionato tutti i nostri bagagli nello spogliatoio e aver preparato e definito il tutto per il post gara.

L’attesa è abbastanza tranquilla, 35km sono alla mia portata ormai e decido quindi di provare a farli a un buon ritmo, tenendo conto le attività precedenti fatte in questa settimana di ferie che mi hanno leggermente tagliato le gambe.
Prima di partire nel parterre incontro una leggenda dell’Ultratrail italiano, conosciuto non solo in Italia ma in tutto il mondo per le sue imprese ad un’età dove di solito si deve smettere “e detto da lui…”, Marco Olmo!IMG_4017.JPG

L’avevo visto la sera, ma non volevo la classica foto con Marco Olmo, volevo che la foto fosse fatta alla partenza di un Trail, di una gara, con indosso la divisa che ha svoltato un pò quella che era la mia “poco felice” vita e che l’ha resa un vero spettacolo.
Casualmente passava di lì il fotografo ufficiale che ringrazio per avermi scattato due splendide foto con Marco.
Tra una foto e l’altra, gli sussurro in un orecchio in poche parole cosa ho avuto.
Lui mi guarda e mi dice semplicemente “Sono senza parole!”.
Penso che abbia detto tutto !!!!

Visibilmente emozionato mi allontano e cerco di godermi il momento.
Manca davvero poco alla partenza e riesco a bermi un caffè furtivo prima che venga dato lo start alle ore 07.00 dalla piazza di Fanano.
Viene dato il via allo start e attacchiamo subito la salita dopo un piccolissimo pezzo di piano su asfalto che ci porta fuori dall’abitato di Fanano rimontando un bosco abbastanza corribile con qualche strappetto.
La salita ogni tanto presenta qualche tratto tecnico che diventa più difficile ma nulla di eccessivamente duro.
A metà circa del km 3, inizia un sentiero che rimonta una dorsale, che porta verso i 1000m di quota.
Sino a qui abbiamo percorso circa 3km e 400m d+.
Qui si può un pò rifiatare infatti il km 4 è caratterizzato da un altro punto di salita in cui si può corricchiare, facendo attenzione a non esaurire le proprie forze in quanto l’alta umidità e il caldo del venerdì ha lasciato un clima non proprio gradevole per sforzi di questo genere, in più non c’è neanche un fil di vento.
Proseguono i km e la salita, che incessantemente non ci lascia sino alla fine del bosco, dove si inizia ad intravedere la nostra meta intermedia, il Monte Cimone 2150m circa d’altezza, la montagna più alta in zona.

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Prima di arrivarci, attraversiamo mediante un sentiero in costa il Monte Ardicello e successivamente un piccolo pezzo di falsopiano che passando per il Lago Ninfa si impenna leggermente poi verso la Cresta di Gallo e successivamente il Salto della Capra.

Siamo usciti dal bosco, il tempo non è dei migliori, un forte vento tira verso Nord il chè dà una piacevole sensazione di benessere che però dopo svariati minuti di marcia costringe i più ad indossare un antivento.

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Il sentiero un pò tecnico rimonta in modo dolce la cima del Monte Cimone, dal suo lato Nord.
Inizio ad entrare in crisi, probabilmente ho sbagliato sicuramente qualcosa, così quando arrivo sulla vetta del Cimone anzichè correre passeggio qualche centinaio di metri per darmi una riassestata.
Ho sensazioni di debolezza probabilmente dovuti al fatto che questi 12km con 1500d+ sono stati affrontati si nel modo giusto come passo, ma non come idratazione e alimentazione.
Infatti mi ritrovo ad avere una borraccia quasi vuota e l’altra completamente piena, tutto il cibo ancora a disposizione e la cosa non è buona, un pò me la sono cercata, ma la foga nel voler fare la salita mi ha fatto dimenticare tutto…
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Mi idrato, faccio due respiri profondi e inizio la discesa su cresta che è fantastica, un tracciato piuttosto tecnico di sassi e saltelli che mettono a buona prova le nuove scarpe che mi sono preso, sembrano andare anche discretamente bene.

Finita una breve discesa il terreno sempre su cresta spiana e con qualche risalita breve ma bella intensa ci porta sul Monte Lagoni.
Siamo al 17esimo abbondante e con una secca svolta a sinistra l’alpino che sorveglia il passaggio ci dà il via alla discesa.
Da qui in poi è tutta discesa o quasi.
Inizialmente cerco di gestirmi, è tecnica, bisogna fare attenzione per non arrivare gli ultimi km con le gambe cotte.
Così decido di non scendere a rotta di collo ma di gestire, mi aggrego a un gruppetto e dico ai cavalli di stare boni che il divertimento sarà più avanti…
Incontriamo dei volontari e uno del gruppo chiede a qualche km avremo trovato il secondo ristoro.
21, sento, così guardando l’orologio ed essendo al 19esimo inizio a chiedere permesso e passo andando ad aggredire così la strada forestale che scende dolcemente mi avvio verso il punto prefissato.
Ogni tanto ho il tempo di guardarmi intorno e vedo intorno a me un bosco davvero particolare.
Un torrente ne solca il percorso ed ogni tanto la forestale lo attraversa costrigendomi a “guadarlo”.
Arrivo al ristoro del 21km, mangio una banana e bevo 2 bicchieri di coca, di li rincomincia la salita, l’ultima dicono essere, così parto piano, sò che la digestione è veloce perchè ho mangiato relativamente poco, ma i muscoli che richiedono sangue sono ancora poveri visto che il mio stomaco lo sta impiegando per triturare la banana!!!
Appena ho una buona sensazione inizio con il mio solito passo da salita.
Questa volta i bastoncini che avevo usato sino ad ora per la salita li ho riposti nello zainetto e faccio tutto senza, mi sembra di essere più veloce, più reattivo e inizio a chiedermi realmente fino a che km una gara possa essere affrontata nel mio caso senza di essi.

Inizia finalmente un lungo collinare che si alterna a tratti di bosco fitto e zone invase dai mirtilli, ogni tanto mi fermo a mangiarne qualcuno, delizioso!!!!
La corsa è buona le energie ci sono, il morale è tornato abbastanza alto guardo l’orologio ed è il 26esimo km, quindi decido di iniziare a spingere.
Gli ultimi 88m di dislivello come da descrizione del mio Garmin mi tagliano un pò il fiato ma le gambe ci sono tengo duro e poi inizio a buttarmi a capofitto nella discesa.
Inizialmente è molto corribile, su una forestale che però non apprezzo molto per via dei suoi sassolini scomodi, ma poi appena diventa single treck e la pendenza aumenta mi lascio letteralmente andare….
Inizio a surriscaldarmi così tanto che provo lo stesso calore della salita , forse maggiore…
Le gambe mi stanno dietro, non ho dolori, spingo ancora, ma in modo sempre controllato…
Un “permesso” accennato a chi incontro fà si che mi venga data strada libera senza tante polemiche e io ringraziando saluto.
Ad un certo punto incrocio una ragazza con la quale ho condiviso una piccola parte dell’ultima salita che si complimenta, capirò poi alla fine che lei era la terza donna della 35.
Io continuo e tra un sasso, una radice e un tappetino di terra davvero eccezzionale mi lascio andare…
Sò che gli ultimi due chilometri sono davvero duri e tecnici mi viene detto, che bisogna stare attenti, ma io continuo a correre non incontrando particolari difficoltà.
Forse (penso dentro di me), le mie esperienze di quest’anno hanno alzato notevolmente la mia tolleranza alla “scomodità” del sentiero e ai suoi tecnicismi.
Supero un bel pò di gente, stupendomi un pò di me stesso, fino a quando arrivo al 33esimo km e sono a Fanano.
Supero un ponticello e vedo davanti a me un bellissimo sentierino delimitato da una staccionata marrone molto ben fatta che risale…
Oh no… ancora, ma non mi dò per vinto, non deve essere così dura se manca davvero poco, inizio a correrla, sto quasi per arrivare allo stremo quando vedo 3 bandierine rosse che delimitano un piccolo prato tagliato in precedenza in piedi come un vertical….
Per fortuna sono pochi metri, arrivo su asfalto e una signora mi dice, dai che sei arrivato, 300m…
Rincomincio la mia corsa giro l’angolo e a destra vedo il traguardo.
Il tabellino del tempo è girato dall’altra parte per tanto non riesco a vedere il mio tempo, per un attimo mi pervade nella mente l’idea che io abbia sbagliato strada, proprio all’ultimo, ma fortunatamente lo speacker inizia a dire il mio nome, come se tutto filasse liscio e non “Alan, guarda che il traguardo si prende dall’altra parte…”…
Faccio il mio scattino finale e così taglio il traguardo con un ragguardevole tempo di 5h 19′.

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Contento e soddisfatto mi reidrato al ristoro finale, mangio qualcosa ed aspetto la mia amica, che con un fantastico tempo chiude in 55esima posizione, 5nta donna.

Appena lo rivedo gli vado incontro :”Marco! Come ti è andata?!”
“Bene, te? Complimenti ancora” con un cenno d’approvazione.
“Bene grazie, sono arrivato, mi sono divertito e posso raccontarlo ancora!!!”
“Sei un grande!”
“Pure tu, il più grande!”
Alla prossima Marco !!!