Lettera inviata al direttore dell’Adige in data 26/09/2018 a “difesa” del Lagorai

Egregio Sig. Direttore.
Le scrivo in merito ad una questione che ultimamente sta suscitando molto scalpore nell’ambito montano in Trentino e non solo.
Innanzitutto mi presento, sono Alan un ragazzo 34 enne portatore di doppio trapianto d’organi, lei mi conosce perchè ogni tanto ci incontriamo in pausa pranzo in mensa, dove alcune volte abbiamo anche pranzato insieme.
In questi giorni ho sentito molto parlare del progetto Translagorai, un progetto che andrebbe a “valorizzare” il territorio in zona Malga Lagorai e in altre zone della gruppo. (es Passo Cinque Croci).
Sono piuttosto preoccupato dopo aver letto i documenti di intesa, in quanto li trovo più una speculazione che una reale volontà di valorizzare uno degli ultimi posti davvero incontaminati e selvaggi del nostro Trentino.
Il Lagorai per me significa Molto, sin da dopo i trapianti ho iniziato a conoscerlo facendo semplici passeggiate salendo al Rifugio Sette Selle, poi esplorando praticamente quasi tutte le cime del gruppo.
Devo dire che più lo conosco e lo frequento e più me ne innamoro, resta davvero un angolo di paradiso, perchè ha questa caratteristica unica: durante una gita anche in un week end di ferragosto è possibile non vedere nessuno sul proprio cammino.
Questo mi ha aiutato molto sul piano personale a riprendere un pò la mia vita in mano dopo un evento così forte come quello della malattia.
Nel Lagorai ho portato amici alla loro prima esperienza di montagna e sono sicuro di aver lasciato in loro il segno, non solo per il piacere legato alla compagnia ma anche a quello legato alla caratteristica di questo posto: quella che oggi chiamano Wilderness.
Nel lontano 2008 cercando informazioni su internet mi sono imbattuto in un forum trentino che parla di montagna, ho conosciuto il Lagorai grazie a questo sito e con gli appassionati ho condiviso gioie e preoccupazioni riguardo a tutti gli interventi positivi e negativi avvenuti sino ad ora in Lagorai e altrove.
Col tempo e la conoscenza del gruppo ho scoperto questa magnifica possibilità, poter attraversare tutto il gruppo attraverso questo percorso che si chiama Translagorai.
Mi sono informato e ho capito che in quel momento non ero per nulla preparato sull’argomento, il percorso era troppo lungo, i bivacchi c’erano anche se “maldisposti” ma era necessario doversi portare tutto da casa, così armato di pazienza e tanto desiderio ho iniziato ad allenarmi seriamente per poter intraprendere questo magnifico viaggio.
Quando mi sono sentito pronto sono partito e ho compiuto la traversata in 4 giorni e 3 notti arrivando sino al Rifugio Cauriol dove per motivi legati al tempo ho dovuto abbandonare, ma per me in quei giorni è già stato un ottimo test per capire di che pasta era fatta questa avventura. Tosta, ma tremendamente bella e solitaria!!!
Passano tre anni, l’allenamento aumenta e così un’estate ho proposto ad un amico bresciano di farmi compagnia per il mio secondo tentativo. A differenza dalla prima volta siamo partiti dal Passo Rolle e abbiamo completato il percorso di 80km 5780m d+ arrivando in Panarotta dopo circa 35 ore.
Tanto è stato bello, che ho scritto anche una dichiarazione d’amore sul mio blog con tanto di descrizione del percorso, foto, che può trovare qui ( https://trapiantalan.wordpress.com/2016/09/05/la-translagorai/ ).
In tutti questi anni la mia esperienza di Lagorai e di Translagorai è aumentata di molto, tanto che ho anche risposto ad alcune email di persone che attraverso questo articolo mi hanno chiesto successivamente informazioni e che continuo a dare a coloro che ne sono interessati.
Ora le spiego le motivazioni (non tutte se nò scriverei un papiro) del mio dissenso verso questo progetto, che sono piuttosto scontate al giorno d’oggi.
Prima di tutto partiamo da un concetto piuttosto banale ma semplice, il progetto si chiama Translagorai ma in realtà non valorizza il percorso, valorizza semmai delle strutture che sono nel Lagorai, questo a mio avviso sembra l’ennesimo tentativo di depistaggio di un progetto chiamato in un modo che però come contenuto ha tutt’altro.
Ma ipotiziamo di parlare davvero di Translagorai e di trovarci sul percorso nella zona di Forcella Lagorai e voler effettivamente usufruire di questa nuova “valorizzazione” di Malga Lagorai. L’escursionista per raggiungerla deve abbandonare il percorso a Forcella Lagorai 2368m per abbassarsi sino ai 1870m di Malga Lagorai, stiamo parlando di una perdita di quota di ben 500m, che come difficoltà è pari alla discesa che si incontra dalla Forcella Canzenagol 2220m al rifugio Cauriol 1594m che già obbliga il trekker ad una sfacchinata non banale.
Tengo a sottolineare che è stato recentemente ripristinato un sentiero che partendo da Forcella Coldosè porta a Passo Sadole tagliando proprio questo pezzo abbassandosi si di quota, ma non così tanto come nel caso precedente, quindi come è evidente l’escursionista si troverebbe ad affrontare 500m in discesa e i successivi 500in salita, magari per un pranzo o per un pernotto? (le assicuro che 3/4 dei trekkers che fanno questo percorso mangiano al sacco e dormono in tenda o bivacchi proprio per lo spirito di avventura).
Valorizzare Malga Lagorai: nel modo in cui è stato descritto mi sembra un pò l’ennesima ricerca di businness ai danni dell’ultimo posto “Wilderness” in Trentino, (in realtà ci sarebbero anche le Maddanele ma sccct, nn diciamolo troppo ad alta voce) contando sopratutto che la strada d’accesso per arrivare sino alla Malga incriminata è più che impegnativa per le auto, magari non per i fuoristrada ma io personalmente ricordo di non aver potuto proseguire di molto e sono stato costretto a parcheggiare ben più sotto, pena il danneggiamento della mia auto e non mi riferisco al manto stradale ma alla pendenza.
Insomma, non sono daccordo, ma nel caso in cui mi dicessero “Eh si, e allora come faresti?” Beh, semplicemente risponderei così:”Lascerei tutto com’è!” Perchè? Perchè trovo che il Lagorai debba rimanere il paradiso terrestre che è, con le sue difficoltà d’accesso e tutto ciò che ne consegue. Deve rimanere il nostro Lagorai, quella catena che durante i primi 1900 è stato il teatro di guerra, dove l’uomo ha costruito trincee, baracche, ospedali che tutt’oggi stanno iniziando ad essere valorizzate e che in questi anni del centanario hanno visto portare alla luce un esempio indelebile della memoria di una guerra che non si dovrà mai dimenticare.
Semmai se dovessi proprio usare dei soldi, ipotizzerei come già detto in questi giorni un investimento per il ripristino di bivacchi già presenti e lasciati in disuso ad esempio: il Bivacco Nadia Teatin, il Bivacco Stellune (oppure la adiacente malga Stellune), il Bivacco Cazorga, o la costruzione di un bivacco nella zona del Montalon, e perchè no? Una restrutturazione del Bivacco ANA con conseguente messa in regola anche delle strutture adiacenti.
Tutto questo senza speculazione, per l’amore della montagna, per supportare il trekker ed incentivarlo a stare nella natura.
Ci pensi bene, questo potrebbe anche tenere lontano i turisti in “ciabatte” che tanto fanno preoccupare il soccorso alpino in questi ultimi tempi.
Io proprio non ce la vedo bene la Malga Lagorai circondata di turisti in ciabatte, proprio no.
Potrei dilungarmi ancora ma già queste mie considerazioni credo che siano più che sufficienti per farsi un esame di coscenza.
Con stima

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