E’ da tempo che non scrivo resoconti di gare di montagna per il semplice fatto che non sto più correndo da un pò.
La caratteristica di questo blog è raccontare una sfida legata alla vita dopo il trapianto o ad accadimenti di diverso tipo sempre con il mio stile.

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Sesamoidi

Da tempo soffro di un dolore fastidioso e invalidante che mi impedisce di praticare la corsa, una sesamoidite al piede sinistro.
In poche parole cos’è?
Le ossa sesamoidi si trovano a livello del metatarso sotto l’alluce del piede.
Per i tecnicismi ho pensato di rimandarvi a Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Osso_sesamoide

Ho passato molto tempo trascurando il problema ed ora mi ritrovo con conseguenze che potevo benissimo evitare, un’infiammazione molto marcata della zona e un incapacità di proseguire con lo sport che mi appassiona di più e che mi regala momenti indimenticabili per me e per gli amici che ho conosciuto grazie ad esso.
Mi conosco e se c’è un difetto che noto in me è quello di non riuscire a chiedere aiuto, così per un’anno e mezzo mi sono tenuto questo dolore, giustificando il problema con scusanti poco sostenibili (scarpe scorrette, tipo di corsa sbagliata, terreni sbagliati, mancato stretching ecc).
Non chiedere aiuto significa anche chiudersi in se stessi, mancando agli appuntamenti più galanti del mondo corse e non solo, il non riuscire a partecipare ad una gara da solo spettatore, il non chiamare più gli amici della corsa, non frequentarli più perchè fa male, anche solo vedere una gara.
Non voler neanche più sentir parlare di corsa, “perchè tanto a che serve se non puoi farla? Sarebbe una tortura”
Più e più volte ho pensato che questo problema mi avrebbe definitivamente impedito di correre, di fare attività, di andare in montagna sopratutto e questo mi ha devastato psicologicamente.
Non ho chiesto aiuto, lo riconosco, perchè fino ad ora me la son sempre cavata in qualche modo, ma probabilmente per essere completi ed avere la situazione pienamente sotto controllo è indispensabile dare anche agli altri la possibilità di aiutare e sapere il dolore che in quel momento si sta passando, non solo quello fisico.
Esterno poco le mie emozioni e quindi in questo anno e mezzo ho stretto i denti, facendo finta di niente…
Probabilmente tre quarti delle persone che fanno sport, sopratutto nella corsa, non riescono a dire NO ad un allenamento o ad una gara alla quale erano iscritti se hanno qualche acciacco, io faccio parte di questa cerchia.
Personalmente ho visto e conosciuto un sacco di trail runners, ognuno con il suo “male”.
E questa dipendenza è un’arma a doppio taglio, perchè se da una parte correre fa bene ed ha un enormità di effetti positivi, non poterlo fare diventa quasi una malattia, perchè non si riesce a sostituire quel momento di sfogo con qualsiasi altra attività, quella carica endorfinica che ti fa stare bene per giorni…
Durante un’Ultratrail riesco a provare bene o male tutti gli stadi psicologici che un’essere umano può provare, si parte con l’ansia della partenza alla mancanza d’aria per l’essere partiti a cannone, ad un certo punto si entra in una sottospecie di “trance” che in questo che è uno sport di endurance non ti fà sentire praticamente nulla, le gambe vanno e senza dolori, i pensieri svaniscono, la concentrazione è alta fino a quando arriva la crisi, generalmente prima di una lunga salita e li inizia di nuovo ciclicamente questa lavatrice emotiva.
Quale è il risultato di questo lavaggio di emozioni???
Che per i successivi 3, 4 o forse più giorni ti trovi in uno stato psicologico di pace dei sensi allo stato puro.
Ed è questo stato emotivo quello che temevo di perdere, quello che mi dava il coraggio per affrontare le mie paure e gli ostacoli.

Inizia così un iter di visite specialistiche, rimedi naturali, rimedi della nonna e quant’altro.
Creme verdi, stretching, palline da tennis, palline da golf, magnetoterapia, riposo, ghiaccio…
Non riesco a staccarmi dall’attività fisica e dal benessere che essa genera e continuo seppur a ritmi e quantità molto più ridotte ad andare sapendo che prima o poi….
Inizia l’inverno e per fortuna riesco a sostituire la corsa con le risalite in Scialpinismo su ghiacciai e solo verso inizio gennaio sulla pista di casa.
A fine Ottobre sono sul Ghiacciaio del Senales, il week end dopo sono in Presena, poi segue Marmolada con Punta Rocca, per tornare nella zone del Tonale con le cime di Bleiss.
Torno in Presena il giorno della vigilia di Natale e il 25 parto per andare a fare il Canalone Neri che ho ben descritto nel mio articolo.
Il piede non fà tanto male, non correndoci sopra l’infiammazione si arresta e con l’ausilio di alcuni plantari sportivi disegnati a misura riesco a proseguire senza grossi problemi la stagione sciistica.
Finalmente verso Gennaio l’innevamento programmato e la caduta di poca neve rende fattibili alcuni degli itinerari di allenamento prediletti, così trasformo i miei week end in veri e propri allenamenti programmati.
Sempre sportivamente parlando riesco a tenere un pò alto il morale e la forma fisica frequentando due volte a settimana la Paganella, risalendo dove possibile nei rifugi convenzionati con il consorzio che permettono questa attività.
Il sabato e la domenica li dedico di nuovo alle risalite nell’attesa delle neve vera.
Faccio 2, 3 giri in Paganella e in Bondone nella stessa uscita, per cercare di alzare l’asticella con la convinzione che a primavera ho la gamba buona per tornare a correre, ma questo male non vuole sparire…
Inizio a integrare i rulli in MTB che mi faccio prestare da un grande amico (Paolo) per scaricare le sessioni impegnative con gli sci, sino a quando piano piano la neve sparisce e rincomincio ad avere voglia di montagna e scarpe da trail.
Al primo giro in montagna capisco che la situazione non si è risolta per niente ma è completamente uguale a prima…
Lo sconforto è grande e decido quindi di abbandonare per un’anno la corsa, cerco di autoconvincermi che il mio 2017 sarà un’anno sabbatico.
Sono costretto a ritirare la mia iscrizione alla Lavaredo Ultra Trail, dove ero stato selezionato al primo tentativo, sperando che i punti necessari per ritentare valgano ancora nel 2018…

Ad Aprile mi viene un’idea, vendo la MTB e mi prendo una bici da corsa.
Nella lista delle cose che non avrei mai voluto fare c’è proprio lei, la bici da corsa, per una serie di motivi che chi corre per sentieri e va in montagna può capire al volo.
Strade, traffico, rumori, asfalto e potrei andare avanti ancora….
Grazie a delle amicizie riesco a procurarmi una bellissima bici da corsa, una Giant TCR montata Shimano Ultegra, con due ruote Mavic, un autentico gioiellino che per partire è quasi fin troppo.

Il primo giro di perlustrazione è Levico-Bassano, 70km in cui a primo impatto ho alcune perplessità…
Superati i dolori iniziali inizio a sostituire quelli che sono gli allenamenti di corsa con la bici e dopo poche settimane inizio a stare un pò meglio.
Il piede ci sta dietro, non peggiora ma non migliora, così decido di prendere seri provvedimenti.
Vado da qualcuno che mi possa dare una terapia perchè è impossibile che debba passare il resto dei miei giorni con un male al piede…
Dopo alcune manipolazioni si riesce a capire che il mio sesamoide durante l’anno e mezzo di continui traumi dovuti alla corsa, ha sviluppato una calcificazione, una sorta di protezione anti trauma che da una parte previene la frattura del sesamoide e l’infiammazione del tendine, ma dall’altra inspessisce l’ossicino e lo porta ad un contatto sempre più marcato con il terreno.
La soluzione? Bombardarlo sino a che non torni come prima, dando sempre un ottimo supporto con il plantare al mio piede che meccanicamente è cavo e quindi presenta delle “disfunzioni” meccaniche (solo durante la corsa su lunghe distanze).
Questo potrebbe tornare a farmi ragionare correttamente sulla corsa, sul camminare senza sentire questa punta ossea che mi dà sempre fastidio e perchè nò, a tornare lassù!!!

Nel mentre continuo con la mia bici da corsa, sapendo perfettamente che neanche i giri da 100km riescono a darmi tanto quanto me lo dà la montagna, ma almeno riesco a muovermi a restare in salute e condividere piacevoli momenti con piacevoli persone che non si tirano indietro mai.
Sto imparando molto dalla bici, la fatica costante che non ti molla mai, molli tu, la bici si ferma, non ci sono alternative, sopratutto se sei in salita, ma questo forse mi sta rafforzando sempre di più.
Cerco di vedere la guarigione come un lungo giro in bicicletta, dove c’è una salita, una cima, ma poi una lunga discesa veloce ma da non prendere mai sotto gamba, perchè ricarderci è un’attimo…!!!

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