StrafeXpedition Trail


StrafXpedition è un Trail di 51km con dislivello positivo di 2550 e negativo di 2650 che parte dal Passo Vezena e termina ad Asiago, ripercorrendo quella che è stato il confine più sanguinoso della storia della I Guerra Mondiale.

Cartina di Gara con Percorso

Cartina di Gara con Percorso

Premessa
Quest’anno me l’ero prefissato, voglio percorrere gran parte degli itinerari montani su percorsi di guerra e trincee, per rendere omaggio alle persone che hanno perso la vita per una nobile causa in una stupida guerra.
Strafexpedition è il coronamento di un sogno, percorrere di corsa la linea italo/austriaca dove si è svolta una delle più sanguinose battaglie tra Austriaci e Italiani.
La battaglia fu combattuta nel 1916 sugli altipiani vicentini tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, la quale venne poi denominata dagli italiani come Strafexpedition (Tradotto dal tedesco “Spedizione Punitiva”).
Le perdite in termini di vite umane ammonta a 230.545 uomini (cit. Wikipedia).
Numerosi testi sono stati scritti su questa battaglia, definita come la più sanguinosa battaglia mai svoltasi in ambiente alpino i quali vi consiglio di leggere.

La Gara

 

Pettorale personalizzato

Pettorale personalizzato

Ore 5.15 suona la sveglia, come ormai sono solito fare, riempio le riserve alimentari mangiandomi un delizioso piatto di riso in bianco con olio e grana, un piccolo pezzetto di crostata e un buon bicchiere di the caldo.

Riso

Riso

Dò una controllatina allo zaino, controllo che ci sia tutto, materiale obbligatorio compreso.
Lampada frontale, ventina impermeabile, maglia.
Per questa gara mi sono permesso una trasferta in modo da essere più vicino alla partenza evitandomi così levatacce inpensabili, nonostante questo con i miei 3 compagni di avventura quasi non arriviamo in tempo alla partenza per un disguido, ma per fortuna tutto torna nella normalità quando alle 7.20 parcheggiamo vicino all’Hotel Vezena.
La partenza è stata dislocata nel piazzale antistante all’Hotel a 1402m di altitudine, ed è già gremita di gente, che si scalda, che corre, che fa stretching, che chiacchiera, tutti modi per allentare la tensione e per prepararsi al meglio per questo evento.

Piazzale gremito

Piazzale gremito

Piazzale gremito

Piazzale gremito

Lo Spirito Trail si sente forte nell’aria, i sorrisi sono molti nonostante le condizioni atmosferiche non del tutto perfette, una nebbia piuttosto fitta impedisce di vedere le creste delle montagne che dovremo percorrere.
La colonna sonora nei minuti che precedono la partenza è da 10 e lode, infatti viene sparato a tutto volume “Money for Nothing” e “Sultans of Swing” dei Dire Straits.
Queste due canzoni che adoro, mi danno una forte carica, sento una scarica di adrenalina che mi attraversa il corpo da capo a piede, la mia testa dà il suo consenso, sono carico, determinato, voglio partire ma sopratutto voglio arrivare.

Ore 7.30 La partenza
5, 4, 3, 2, 1!! Partitiiiiiiiiiiiii!!! La voce dello speaker annuncia l’inizio di gara, seguito dall’accesione di un fumogeno verde il quale più che rendere omaggio agli atleti li annichilisce con il suo fastidioso fumo…

Partenza con Fumogeno

Partenza con Fumogeno

Si inizia a correre su una strada asfaltata, ricordo i consigli degli amici i quali mi hanno detto di partire piano, per dare tempo al corpo di adattarsi e riscaldarsi bene, così faccio, per non bruciarmi mi metto in coda al gruppo e cerco di non straf-are partendo a razzo.
Tra un’aneddoto, una battuta, una risata e lo scambio di esperienze e racconti finiamo il pezzo asfaltato per immetterci nella strada forestale che dopo un susseguirsi di tornanti ci fa risalire di quota in poco tempo.

Trailers

Trailers

Nei bivi più importanti la presenza degli Alpini e del Soccorso Alpino è indispensabile per indicare la via da percorrere, anche se a volte dentro me preferisco prendere l’altra strada, quella non infangata, quella che non ti fa tornare indietro di 2 passi ogni passo che fai… Infatti il terreno è molto tecnico, duro dal punto di vista della condizione, molto scivoloso causa bagnato e fango.

Sorrisi, io e Maurizio

Sorrisi, io e Maurizio

Quest’anno le condizioni atmosferiche avverse hanno reso un inferno certi sentieri, non pensavo che quello di gara fosse così messo male.
Arrivo al primo obbiettivo, Cima Vezzena (chiamato anche Pizzo di Levico) 1908m, i volontari del Soccorso Alpino sono li ad aspettarci ci incitano e noi li ringraziamo, ogni persona dell’organizzazione che incontro la ringrazio, il prezioso lavoro anche solo di presidio è indispensabile.

Nebbia sul percorso iniziale

Nebbia sul percorso iniziale

Nebbia sul percorso iniziale

Nebbia sul percorso iniziale

Si scende per un centinaio di metri sempre sullo stesso terreno che ora oltre che ad essere fangoso è anche arricchito da radici di arbusti scoperti, sassi nascosti nel fango e dove numerose persone davanti e dietro di me cadono o cmq devono effettuare miracoli per restare in piedi.
E’ molto difficoltoso riuscire a correre, così per non sprecare energie preziose la corsa si trasforma in passo veloce che cmq non si abbassa sotto i 10min/km.
Dopo numerosi sali-scendi tra una foto e uno scivolone fortunatamente senza conseguenze proseguo nel cammino di cresta che mi porta sulla Cima Mandriolo 2003m, il paesaggio ora che si è più alti è stupendo.
Le nuvole rimangono basse creando così un soffice strato ovattoso su tutta la Valsugana e sull’Altopiano dei 7 comuni alla nostra destra e mi lascia a bocca aperta come sempre, ad ogni ripetersi di questa fantastica visione.

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Tappeto di nuvole

Sono vicino al primo ristoro e al primo cancello orario che l’organizzazione ha fissato per evidenti motivi.
Ho appena passato il decimo kilometro e sul filo di cresta un signore ci indica alla nostra destra la via che porta al primo ristoro a Porta Manazzo 1710m, dove mi riidrato con della Coca Cola, dei sali e una banana.
Si riparte subito affrontando una salita che porta al primo punto di Controllo, dove lo staff rileva il numero dei pettorali che son passati e punta in direzione Cima Larici 1658m che raggiungo dopo 3 ore di gara.

Ristoro 10km

Ristoro 10km

ripartenza dal ristoro

ripartenza dal ristoro

La fatica si inizia a sentire, sopratutto per via del terreno che affatica molto le gambe le articolazioni e i piedi, mi scatto un Selfie e riparto di corsa, cercando di stare attento alla conformazione del sentiero che ahimè non lascia scampo.
Sono le 11.21 e sono su Cima Portule 2310m, lo strappo in salita per arrivare qui è piuttosto deciso le mie gambe lo affrontano con buona condizione ma il fiato la secchezza della bocca e il sole non rendono gradevole la salita, mi fermo 2 minuti per riposare e rifiatare, bevendo qualcosa e mangiando metà barretta proteica che mi sono portato visto che i ristori sono molto distanti tra loro, mediamente uno ogni 10km.

in marcia

in marcia

Cima Vezzena

Cima Vezzena

Sulla cima quasi come per un miracolo girandomi a guardare il paesaggio vedo la faccia di uno dei 3 che è seduta alla mia destra.
La sorpresa è tanta, sono contento di vederlo li, questo mi dà forza e mi alzo e inizio a percorrere l’ennesima “Discesa pericolosa” come scritto sui cartelli che sono sul percorso.

Paesaggio

Paesaggio

Nuvolaglia

Nuvolaglia

Il percorso ora presenta un tratto piuttosto pianeggiante dove si può riprendere fiato, scattare qualche altra foto e chiacchierare col compagno Maurizio.

Cima Larici e la fatica

Cima Larici e la fatica

Aggiriamo a destra il Monte Trentin, corricchiando qua e là, tra una chiacchiera e l’altra scorgiamo in lontananza l’ultima cima, quella che per noi è la metà gara e dove il dislivello in salita dovrebbe significativamente diminuire.
Peccato che non sia la prossima cima, il percorso infatti svolta verso sinistra arrampicandosi verso Cima Dodici 2336m.

Cima XII

Cima XI e XII

Questa è stata penso la parte più impegnativa tecnicamente in salita, punti in cui devi appoggiare le mani per la progressione, pezzi di simil-arrampicata su sassi che sempre piuttosto bagnati o cmq scivolosi rendono un’impresa quello che con un pò di sole è una banale salita.
Arrivato in Cima, neanche mi fermo alle croci, si, perchè Cima XII ha due Croci, mi scatto un selfie mentre passo e proseguo, siamo al 18, 19esimo km ho in mente solo il Ristoro, per tanto proseguo in quanto fare una pausa anche li mi avrebbe portato via tempo prezioso.

Passaggio da Cima XII

Passaggio da Cima XII

Raggiungo il secondo ristoro dopo circa 21km di percorso e già 2000m di dislivello, esso è situato al Bivacco del Dodese 2079m dove io e Maurizio ci idratiamo e ricarichiamo le nostre borracce, ma ahimè una notizia ci sconvolge oltre a farci parlare di questo per quasi tutto il percorso.
Al Bivacco/Ristoro hanno finito l’acqua… Penso a Emiliano e a Livia i miei due compagni rimasti dietro, e spero per loro che le cose cambino, perchè un Ristoro senza Acqua è un dramma per i corridori che arrivano stanchi e assetati dopo tutti quei km e quel dislivello.
Riparto affrontando una salita che prosegue poi verso l’ultima cima, quella che avevamo visto prima e che è la Cima più significativa e importante di tutta l’Altipiano e di tutta la gara.
Cima Ortigara 2105m, è un vero e proprio residuato bellico, centro della battaglia tra Austriaci e Italiani, come lo testimoniano i numerosi manufatti di guerra e i monumenti commemorativi che sono stati eretti sulla sua sommità.

Ortigara

Ortigara

Ortigara

Ortigara

Resti di baraccamenti

Resti di baraccamenti

Sono le 13.29, siamo al km 26, ne mancano 24 e tutta la discesa.
Quello che noi consideravamo peggio è passato (in realtà non sapevamo cosa ci aspettava), iniziamo quindi a corricchiare in discesa, su una strada militare molto dissestata, la corsa da fluida diventa una prova di corsa a ostacoli, cercando di evitare grossi sassi, pozze d’acqua, tratti di fango dove mettere il piedi significa volare a terra.

Paesaggio

Paesaggio

La durezza del tracciato inizia a farsi sentire nelle mie articolazioni, e verso il 35esimo km il mio ginocchio sinistro e destro iniziano a darmi dei segni di affaticamento.
Sono praticamente quasi arrivato, è vero, mancano 15km circa sono ancora tanti, ma sento che posso finire questa gara, guardo l’orologio e cerco di fare un pò di calcoli, se sono bravo camminando riesco a finire la gara in 11 ore, ma però dovrei smettere di correre e camminarla tutta fino alla fine, cosa che per il mio orgoglio diventa quasi impossibile.
Passata Malga Pozze in poco tempo arriviamo al terzo ristoro al Bivio di Monte Forno.
Bevo come ho fatto fino ad ora un bicchiere di Coca Cola, mangio un pò di uvetta e di frutta secca, una mezza banana, quattro biscotti, mi siedo per far riposare le ginocchia che per fortuna non fanno ancora così male da rendere la mia progressione difficile, ma danno solo qualche segnale di affaticamento.
Quindi la gestisco così, alterno 100m correndo con l’aiuto dei bastoncini per scaricare le ginocchia e altri 100m li cammino per dare loro un pò di “fiato” e far così passare anche a me i fastidi che sento.

numerosi i saliscendi

numerosi i saliscendi

A un certo punto dico a Maurizio…
Senti, facciamo sta prova, dimmi a quanto andiamo per questo km solo camminando…. Dopo un km il resoconto.. Alan stiamo andando a 8,52min/km.
Dentro di me esulto, se tengo questo passo riesco ad arrivare in meno di 10 ore, ma è un’utopia, riuscirò a tenere questo ritmo anche nelle salite?? Infatti, dopo qualche km, rincominciano le salite….
Strappi di 50, 100m che dentro di me sono un toccasana in quanto per le mie ginocchia è assolutamente salutare la cosa, non sento male, il ritmo è alto e camminare in salita a passo veloce è ancora una cosa che posso fare senza vedere i santi o le stelle…

Resti

Resti

Ad ogni scollinamento vedo la discesa e la mia testa, prevenuta, mi dà segnali di spavento, chissà se arriverò, se arriverò bene o se striscerò… Cerco di non farci caso e continuo.
Un suono strilla con forza nell’orologio di Maurizio, è il segnale d’allarme che il suo dispositivo si starà per spegnere a breve, lui, come in quasi tutto il percorso, mi dà la conta dei kilometri, anche seio nn lo vorrei sentire, mi annuncia che siamo al 40esimo…
Mancano 10km alla gloria, allo Zaino di finisher, al riposo meritato al cibo e ad altre molte altre cose… Non posso però dar spazio alle emozioni a 10km dal traguardo, non devo mollare la concentrazione che sto tenendo, come ho imparato con l’esperienza, devo vivere il presente e affrontarlo a testa bassa e stringendo i denti.

durante il percorso

durante il percorso

17:00 circa.
43esimo km, ultimo ristoro.
Arrivo all’ultimo ristoro, prima cosa che faccio, mi siedo a terra, fregandomene di cosa ho sotto, riposo un’attimo le ginocchia, poi vedo il da farsi.
Mi rialzo, bevo il solito bicchiere di coca cola, mangio un’altra mezza banana, dei biscotti secchi, guardo Maurizio e gli faccio “Andiamo!”.
Una sola parola è bastata, ripartiamo con camminata veloce che piano piano perde d’intensità, la stanchezza ora c’è tutta, 44km 2500 metri di dislivello si sentono….
Se non fosse per il male al ginocchio da qui in poi me la correrei tutta, ma ahimè questo film me lo guaderò un’altra volta…

Selfie

Selfie

Un’altra salita…. sembra non finire mai, lunga, sassosa, sconnessa, e poi la discesa, lunga, fangosa, scivolosa, sconnessa, pericolosa come dice il cartello… Stringo ancora di più i denti…
Siamo su una strada forestale, non dovrebbe mancare molto, arriviamo ad un forte.
Restrutturato per l’occasione quello che viene denominato “Forte Interrotto”, sembra più a un’esposizione di opere d’arte di difficile interpretazione. E’ vero che sono 46km circa che corro/cammino in montagna, è vero che sono 8 ore e mezzo che vado senza sosta, ma quelle composizioni di facce mi lasciano un pò perplesso, ci rido sopra e continuo.

Forte Interrotto

Forte Interrotto

Forte Interrotto

Forte Interrotto

Da qui inizia il bosco, che con una forte pendenza sempre sassosa, fangosa, con radici esposte e fradicie mi fà perdere dislivello in pochissimo tempo…
2 mega rampe con le medesime caratteristiche mi portano fino ad una strada forestale che sempre un pò di corsa e un pò camminando percorro sino ad arrivare in un prato.
Vedo Asiago, mi si forma un groppo in gola e sento che sta per scendere una piccola lacrima, non sò se per la gioia, per lo sforzo, per la noia che in questi ultimi km mi stà conquistando, ma trattengo tutte queste emozioni.

Asiago

Asiago

Entriamo in un sentiero stretto, scavato profondamente dal passaggio dei concorrenti precedenti che attraversa un prato.
Da qui sino al primo tratto di asfalto che poi ci accompagnerà fino al traguardo, mi sento praticamente all’interno di una competizione mondiale di calcio saponato.
Le gambe e i piedi non riescono a effettuare falcate in maniera naturale, l’erba bagnata e lunga con il fango profondo e le pozzanghere di melma misto acqua e residui degli erbivori che pascolano li intorno, rendono questo ultimo tratto un vero e proprio calvario.
Continuo a camminare con Maurizio, arriviamo all’inizio del paese, le poche persone rimaste ci incitano e ci dicono che il traguardo è imminente, con una faccia che non prova emozioni e uno sguardo apatico ringrazio, giriamo un paio di angoli, attraversiamo un paio di vie e vedo una casacca gialla fluorescente in fondo alla via con scritto Staff.
Dentro di me iniziano i festeggiamenti, il signore ci grida “Forza, ultimi 400m”, così corricchiando senza dare peso alla fatica, ai dolori, taglio il traguardo in piazza ad Asiago dopo 51km e 2550m di dislivello positivo e 2650 di dislivello negativo.
Sono molto contento e molto stanco, consegno il chip allo Stand, ritiro il pacco gara e il premio di Finisher (un tipico zainetto della I guerra Mondiale targato Alpini di Asiago), mi siedo sulla panchina mi tolgo le scarpe e mi rilasso….

io all'Arrivo

io all’Arrivo

La meritata Cena

La meritata Cena

Conclusioni
Senza dubbio il tracciato per i suoi panorami, la sua validità storica e l’ambientazione è straordinario, peccato per alcune pecche che a mio avviso hanno per alcuni rovinato completamente la gara, per altri dato solo un pò di fastidio.

Il percorso era balisato benissimo, striscie arancioni ovunque, di sicuro non ci si perdeva, ma causa le forti pioggie di questa estate il sentiero di cresta che abbiamo percorso e i boschi soprastanti il Passo Vezena e Asiago si sono rivelati incredibili discese di fango scivolosissime e pericolose.
Dal mio punto di vista non sono poi così tanto brutte da percorrere in quanto cmq il mio spirito trail contempla anche l’arrivare al traguardo coperto di fango, infatti durante il tragitto mi trovavo spesso a ricercarlo, un pò come da piccoli quando lo sporcarsi non era un problema, ma anzi un divertimento e per me lo è stato.
Alcune modifiche che potrebbero essere aggiunte a questa manifestazione che comunque come prima edizione mi ha entusiasmato potrebbero essere le seguenti:
– Cartelli descrittivi del Kilometraggio percorso o rimanente;
– Più acqua ai ristori, non pretendo bibite, ma l’acqua in un territorio simile non può finire, perchè non ci sono sorgenti, non ci sono fiumiciattoli dove poter cmq fare una ricarica d’emergenza. Il fatto che al secondo ristoro fosse finita l’acqua per me è un dramma, in quanto io Trapiantato di Rene ho bisogno anche in normali condizioni di bere molto, figuriamoci ieri che in gara ho bevuto sugli 8 litri di liquidi (parlando solo di acqua senza contare gli integratori).
– Pacco gara, è vero che mi sono iscritto quasi all’ultimo, ma secondo me era insufficiente per il prezzo pagato. La maglietta della manifestazione mi è stata data con la “scusante”, mi dispiace ma abbiamo solo taglie uniche. (una S, a casa mia non è una taglia unica, ma una taglia da nano, la taglia unica potrebbe essere una M che è una via di mezzo tra XL e S).

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2 risposte a "StrafeXpedition Trail"

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