E’ un pò di tempo che ne parlo con chi in questo ultimo periodo mi sta e mi è stato vicino.
Ho una necessità, una voglia di evasione, di vivere esperienze che ho già vissuto in passato ma con la testa di ora, ci provai egregiamente con la mia prima Translagorai qualche anno fà, ma non lo ripetei più perchè ancora non mi sentivo abbastanza maturo e dotato di buona autostima, ma ora che l’ho fatto… mi si è riaperto un mondo.
In questi ultimi periodi ho spostato il mio focus su quella parte di montagna che ancora non ho visto ma ho solo percorso.
Con questo intendo dire che la corsa è senza dubbio uno dei mezzi più remunerativi per vedere più cose in meno tempo, ma sicuramente questo appiattisce un pò le emozioni, quelle che si provano osservando un panorama o fermandosi ad osservare 2 caprioli, sedersi davanti a loro e semplicemente restar li a guardare la natura quanto è meravigliosa.
La ricerca della solitudine per la costruzione di se stessi trova in montagna il livello massimo a mio avviso, l’isolamento totale da qualsiasi comodità e agio mi fà sinceramente tornare un pò con i piedi per terra, mi fa sentire vivo, mi fa apprezzare un incontro.

Vi è mai capitata quella sensazione quando tornate dalla montagna, di silenzio psichico totale?
Una persona può avvicinarsi cercare di darmi fastidio, non otterrebbe il risultato sperato, perchè quando scendo da lassù io sono in pace col mondo, in pace con me stesso!!!
Forse è questo il motivo per il quale io amo andare lassù!!!!

Così, giovedì durante la consultazione della cartina sul Lagorai alla ricerca di qualche nuovo percorso da fare in allenamento mi balza un idea.
Vorrei unire due “specialità” montane, il trekking e il Trail running, che in Lagorai è davvero difficile, per la sua tecnicità del terreno e non solo.
Quindi la mia idea è questa: Venerdì sera dopo lavoro parto con lo zaino già preparato il giovedì sera, dormo in quota e sabato mi faccio un super giro.”
Organizzo i dettagli tramite l’utilizzo di una strategia pianificata fatta di incroci di cartine, software, tracce gps, confronto sulla chat di Girovagando, dove trovo sempre ottime persone disponibili al dialogo e allo scambio di informazioni.
Organizzo così un giro piuttosto selvaggio in posti che non ho mai visto, indispensabile per me per permettermi di continuare a scoprire questa magnifica catena montuosa che è il Lagorai.

Alle 17.30 esco da lavoro, monto in macchina che mi porta fino in Valsugana, supero Borgo e mi dirigo verso Spera, dove passato il bar del paese una strada sulla sinistra indica “Rifugio Cruccolo“.
Non fermarti Alan, non fermarti” rieccheggia una voce nella mia testa, “perchè se ti fermi è la fine“, mi conosco e mi sfonderei di torta alla Ricotta col Cioccolato.

Partenza - Val Campelle

Partenza – Val Campelle

Seppur con molto rammarico tiro dritto, mi sembra quasi una bestemmia, mi sento privare di un rito fondamentale per l’ingresso in Val Campelle, ma cerco di pensarci poco e proseguo dritto.
Superata la difficoltà dopo qualche minuto parcheggio dinanzi all’Hotel SAT Lagorai, posto in Val Campelle a quota 1310m, controllo di avere tutto chiudo l’auto e parto.

Mi porto in località Ponte Rudole e salgo verso sinistra sulla Strada Forestale Cenon che in comoda pendenza inizia a salir di quota verso l’omonima Malga per qualche chilometro tenendo come punto di riferimento il sentiero 333 SAT.

Forestale

Forestale

P1100514

el bis senza testa

Supero Malga Cenon di Sopra, incrociando ogni tanto qualche corso d’acqua dove mi fido a prenderne un pò in quanto i pascoli montani non sono ancora stati aperti al bestiame.
Dopo una mezzora circa la forestale finisce in prossimità di Malga Primalunetta, dove è presente anche una colonia estiva.

l'arrivo alla Colonia

l’arrivo alla Colonia

Qui, inizia ufficialmente il sentiero 333SAT che in un kilometro porta a Malga Primaluna di Sopra e successivamente alla Forcella del Dogo 1792m.


Qui alla forcella si apre un panorama fantastico, un pò viziato dalla foschia che il caldo di venerdì ha fatto alzare dalla valle. Alla mia destra svetta il Monte Cima 2032, con le sue inguardabili ferite provocate dalla Cava di Marmo ormai in disuso.
Alla mia sinistra rimane l’ultima salita che porta alla mia destinazione di oggi, il Bivacco Argentino 2160m  e poco più sotto il Monte Tauro 2026m.


Per paura di arrivare col buio e di dovermi arrangiare nella preparazione delle libagioni e del fuoco, decido di accellerare il passo quando passando dal primo cartello a Ponte Rudole vedo l’indicazione Bivacco Argentino 3h30min.
E’ vero che sono orari indicativi che una persona allenata riesce a stare abbondantemente sotto, ma io ho uno zaino piuttosto pesante se penso che mi porto il materiale per bivaccare e uno zaino da corsa già pronto e “carico” di cibo e accessori vari per il giro del giorno successivo.
Arrivo in quota e vedo il bivacco, è una liberazione, il sole è ancora molto alto e mi preparo psicologicamente a vivere un tramonto mozzafiato.
Più mi avvicino al bivacco e più i miei dubbi sulla mia completa solitudine svaniscono quando d’un tratto un cane mi corre incontro facendomi le feste.
Porco cane…. (non il cane, neanche il porco, è un’imprecazione questa!!!!!!), io che volevo stare da solo mi becco una compagnia, addirittura cane munita!!!P1100543.jpg
Arrivo dinnanzi alla porta del bivacco e vedo un ragazzo di media statura, barbone nero folto e capello altrettando nero, saluto ed esordisco a modo mio, cercando di rompere subito il ghiaccio.
Deposito il mio zainone su uno dei 6 letti che il bivacco offre, cercando subito di sbrigare quelle faccende che da “caldo” riesco a fare e che devo fare, come il cambiarmi la maglietta, appenderla sopra il fornelletto opportunamente già acceso dal ragazzo (di cui non saprò mai il nome).
Ci raccontiamo un pò, non le nostre vite, ma il motivo per il quale siamo li… Lui è un veterano rispetto a me delle bivaccate, è in giro da 3 giorni, ha girato i bivacchi più assurdi di cui io neanche conoscevo l’esistenza, mi parla di un Bivacco Nassare, di un Bivacco in zona Cengello e tante altre cose, capisco subito che lui è un grande amante del Lagorai e che fa un lavoro che li permette di poter fare quello che vuole, secondo me fa il tatuatore, ma non mi fido a domandare…


Fatto sta che questo è di Padova, che caso eh?? Padova… Città che in questa mia vita sta cercando di dirmi qualcosa e che io continuamente sto ignorando…
Passiamo una piacevole serata, tra l’alternarci della stufa utilizzata per cucinare, il raccontarci di qualche esperienza e ogni tanto un uscita “fuori porta” alla ricerca del cielo stellato per poter fare qualche fotografia. Lui non porta con sè alcun attrezzo tecnologico che non sia il cellulare da 4 soldi per comunicare con la sua ragazza che nella giornata successiva lo raggiungerà per passare insieme una nottata in bivacco.
La notte in poco tempo ha fatto posto al giorno e uscendo dal bivacco la vista sulla valle è stucchevole, le nebbie si sono diradate lentamente e le luci della valle sono ben visibili.
Dentro di me mi riprometto di cercare una notte estiva, magari in ferie con previsioni perfette per andare a vedere le stelle, sicuramente il risultato è certo, vorrei munirmi di una macchina fotografica più potente di quella compatta che mi ritrovo e andare a scattare!!! Ma questi sono altri progetti!!


Nel bivacco la temperatura è perfetta, fin troppo caldo, mi ritrovo ad andare a dormire senza sacco a pelo e addirittura senza pantaloni, si sta davvero bene e se c’è una cosa che apprezzo è dormire al caldo, che esso sia del sacco a pelo o meno!!

La mattina arriva presto, il risveglio non è per nulla traumatico, apro gli occhi e vedo il giorno entrare dalle finestre del bivacco, c’è il sole, come previsto, esco per controllare la situazione e la giornata è magnifica, solo un pò di nuvolette verso Cima Trento iniziano a formarsi ma non gli dò molto peso!
Riaccendo la stufa per farmi un caffè, finisco l’insalata di riso preparata a casa, divoro una barretta e rifaccio lo zaino, oggi la giornata va sfruttata a pieno, sono le 7.30 ed è quasi tutto pronto.
Rinfreschiamo i nostri piani, io gli dico le mie intenzioni e lui mi dice a quale bivacco si fermerà, in modo che al mio ritorno ci si possa re-incontrare e essere sicuri entrambi dello stato di buona salute dell’altro.
Alle 8.00 saluto e parto per la mia giornata di allenamento.

P1100572.jpg

Ritorno al bivio e prendo il sentiero 333 che in pochi minuti mi porta subito su Cima Ravetta 2266m, dove si può godere di un superbo panorama su tutto il gruppo di Rava, la Val di Rava e le innumerevoli malghe presenti in zona.


Si sale leggermente a sinistra per andare a toccare anche un’altra cima molto vicina, Cima Primaluna 2314, per poi in leggera discesa portarsi fino alla Forcella di Ravetta 2219m.
A Forcella Ravetta effettuo uno split dello zaino da escursione, tiro fuori lo zainetto Salomon già pronto con dentro il materiale anti acqua, le borracce, il cibo e una maglia per evenienza, mi porto in alto verso il Tombolin di Caldenave e alla sua base trovo due grotte utilizzate durante la Guerra Mondiale, entro e lascio li il mio zaino.


Torno alla Forcella, preparo tutto, indosso lo zaino e inizio la mia giornata buttandomi a capofitto giù dalla forcella in direzione Sud questa volta prendendo il sentiero 332.
La discesa è molto tecnica, non tanto per la pendenza ma perchè spesso si incontrano sassi sul sentiero, sopratutto nella parte superiore, dove il tutto sta un pò franando.
L’alternarsi di tratti corribili e tratti tecnici rende un pò nervosa la progressione ma dentro di me mi continuo a ripetere che non sono ad una gara e che da quel momento in poi non devo ragionare in modo diverso.
Raggiungo Malga Ravetta di Sopra 2030m scatto qualche foto e riprendo con la marcia.
Il primo tratto è relativamente facile, è tutta discesa!!!!


Dopo poco raggiungo anche Malga Ravetta di Sotto 1860m, qui devo stare attento perchè successivamente devo cercare un bivio che volta a sinistra orografica anzichè proseguire dritto, perchè se così facessi, mi ritroverei a Bieno, aumentando così il dislivello di risalita (il chè non sarebbe un problema ma cmq già ho molta strada da fare….).P1100598.jpg
Arrivo al bivio e lascio il 332SAT per prendere il 365SAT in direzione Malga Rava di Sotto 1660m e sempre in discesa arrivo ad un’altro bivio dove è presente un capitello, siamo a 1510m, il punto più basso del giro.


Qui siamo al “giro di boa”, prendo quindi il cellulare e approfitto di una piccola pausa per avvisare gli amici che sono vogliono avere notizie del giro.
Questa sarà l’ultima volta che prenderò in mano il mio telefono…
Scatto qualche foto, riesco a mandarne un paio, faccio gli auguri a Luisa un amica e riparto.
Un bellissimo traverso in piano mi permette di correre un pò, forse 1km su un sentiero praticamente battuto come un campo da tennis.
Il bosco è stupendo qui, i colori sono un arcobaleno di sfumature davvero emozionanti.
Il sentiero volta a sinistra e inizia la salita, quindi inizio a camminare, neanche 10min dopo l’inizio della mia marcia scorgo a sinistra un imponente capriolo che mi sta osservando mentre faticosamente risalgo…
Mi fermo e lo osservo, ci guardiamo per buoni 30secondi, voglio immortarlarlo ma appena muovo il braccio per tirar fuori la macchina fotografica questo si gira e scappa… Che peccato!!!


Una strada forestale ciotolata porta in pochi minuti a Malga Fierollo di Sotto 1540m dove intravedo 4 ragazzi che si stanno avviando nella mia stessa direzione.
In poco tempo riesco a raggiungerli, li supero e poi mi fermo a fare una siesta sulle panchine di Malga Fierollo di Sopra 1750m.
Mentre mi rifocillo chiedo loro la destinazione, in primis per capire se anche loro hanno intenzione di fare il mio giro seppur partendo dal basso, ma sopratutto per capire di che “pasta son fatti”!!!
I ragazzi sono perfettamente equipaggiati, a differenza mia… Scarponi impermeabili, ramponi, picca l’occorrente per affrontare nevai, forcella, creste innevate, capisco che o io o loro abbiamo sbagliato qualcosa….
Dopo aver fatto due chiacchiere e aver condiviso i nostri itinerari dico loro che ci si sarebbe visti “strada facendo”, e parto!!!
Il mio passo è superiore al loro e ogni tanto mi giro per scortare la loro posizione quando ad un certo punto li vedo fermi su una radura che misteriosamente osservano un qualcosa…. Successivamente uno dei 4 mi dice, “Non hai visto l’aspide che c’era in quella radura”?!!! Io sinceramente no!!
Ah… ti ho subito pensato a te con le scarpe da ginnastica e le braghe corte….
Qui inizia a pervadermi un dubbio che non avevo mai preso in considerazione fino ad ora, le vipere!!! Sono sempre stato in Lagorai, fatto i più disparati giri ma non mi era mai capitato di vedere una serpe….
Se penso che mercoledì che sono andato in montagna una vipera è rotolata giù dal sentiero e io non me ne sono accorto, direi che stiamo messi bene…. Per fortuna in quell’occasione sono stato avvisato in tempo prima di finirci dentro…


Mi fermo sulla panchina di un Baito, il Baito Bella Venezia con i suoi due omonimi laghetti e una piana sotto dove sono evidenti i resti di una cittadina militare.
Ne approfitto per una celere siesta dopo di chè riparto subito, una salita piuttosto decisa rimonta fino ad un bivio, a sinistra si prosegue per Forcella Fierollo 2246m, a destra invece conduce verso la mia prima meta, la Cima del Frate 2435m, e successivamente la Cresta del Frate, da li avrei dovuto spostarmi fino a Forcella Rava, ma alcuni punti ancora fortemente innevati mi fanno desistere dal passare, sono solo e non mi fido a rischiare, in più non ho voglia di rischiare per un giro così.


Torno sui miei passi e a circa 1/3 dell’inizio della cresta incontro i ragazzi precedentemente conosciuti prima, mi siedo e spiego loro la situazione.
In quel momento cerco di tirare fuori il telefono per verificare la posizione gps e cercar di capire un’alternativa, ma non trovo il cellulare oltre al fatto che la tasca dove lo avevo inserito è misteriosamente aperta…
Ma porccccc…….. ho perso il cellulare dico a loro!!!
Azz… è stata la risposta, quindi senza agitarmi tanto gli spiego i miei piani, tornare al bivio salire Forcella Fierozzo, scendere sino al Lago di Mezzo e verificare poi…


Loro non se la sentono di proseguire quindi insieme torniamo sui nostri passi sino alla Forcella, dove con un divertentissimo canalino di neve mi lancio in una discesa adrenalinica che conduce quasi fino al lago!!!
Ahimè pensavo di aver filmato la cosa ma purtroppo no, ho cliccato poco o male e per tanto non ho la prova di cotanto divertimento!!!


Non mi dò per vinto, questa deviazione forzata è solo una manna dal cielo, perchè mi permette di fare più km e più dislivello rispetto al previsto, in modo da psicologicamente sentirmi a posto per l’obbiettivo primario di questa stagione, un trail di 65km.
Ci fermiamo a Malga Rava di Sopra 2030m a rifocillarci, qui parte un party di Pane e Soppressa senza precedenti!!!

Con la pancia piena e il sorriso stampato in volto saluto i ragazzi, qui noi ci dividiamo, io devo proseguire fino alla Forcella Ravetta per recuperare il mio zaino e loro torneranno giù verso Bieno dove hanno lasciato l’auto.
Dalla Malga prendo il 328SAT e mi indirizzo verso Nord, si alternano tratti di salita a tratti di piano che riesco agilmente a correre nonostante la pressione della soppressa!!!
A ridosso del Lago Grande un pò prima volto a sinistra su strada militare non segnata sulle carte ma ben evidente a occhio nudo, la quale copre un traverso sopra il lago e in poco tempo mi porta sotto la Forcella Ravetta.


Mi fermo un’attimo per tirare il fiato, le nebbie salgono minacciose, è circa da mezzogiorno che il tempo si è guastato e io sono un pò dispiaciuto per questo, ma d’altronde questa è la montagna, non siamo nel parco giochi!!!
Mi dirigo verso la grotta dove ho nascosto il mio zaino ritrovandolo, riunisco i due zaini e mi appresto ad affrontare l’ultima fatica.


Inizialmento guardo la cartina, il 333 torna sui passi di stamattina ma io non voglio tornare indietro da li, voglio e devo fare il Croz di Primalunetta 2304 e rientrare dal Sentiero della Memoria, in modo da compiere una sorta di giro ad 8.
Inizialmente tutto bene, mi porto in alto sul costone sotto il Tombolin di Caldenave, ma qualcosa in quel momento va storto probabilmente mi perdo un bivio e sono costretto a farmi tutto il traverso che parte da Cima Primaluna sino a Forcella Caldenave, su mappa il sentiero sembrava buono, in sostanza di sentiero c’è solo la prima parte, poi diventano lingue di neve alternate a lingue di terriccio bagnato e molto friabile, tenendo il Laghetto di Primalunetta come punto di riferimento con non poca preoccupazione mi faccio questo traverso fino ad arrivare alla Forcella Caldenave, dove mi fermo 2minuti per riposare.


Dalla forcella parte un sentiero in traverso, che dopo circa 100m si impenna verso dentra su un canalino erboso misto sassi che guadagna in pochissimo tempo Cima Primalunetta 2304m.


La visuale è quella di un campo di battaglia, un sacco di manufatti bellici, vecchie postazioni, trincee e quant’altro.
Scorgo il Bivacco, finalmente, il posto in cui devo incontrarmi con il ragazzo del Biv. Argentino, appena arrivo al Bivacco è tutto come da manuale, c’è li il suo zaino con sopra un biglietto, come previsto, come deciso.


Continuo senza fermarmi, scrivo sul libro del Bivacco il segno del mio passaggio, nel caso in cui le nostre strade si dividessero e io non riuscirei ad incrociarlo durante la discesa.
Arrivo sulla cresta affilata del Monte Cenon 2278m e faccio un bel autoscatto di rito!!! Sull’ultima cima ci stà, ora posso rilassarmi, da qui in poi c’è solo una ripida discesa che porta attraverso boschi e forestali di nuovo in Val Campelle.


Inizio la discesa e poco dopo scorgo i due ragazzi, meno male!!! Almeno ho l’occasione di scambiare 4 chiacchiere ancora con lui per capire che ha fatto durante la giornata.
Dopo un paio di minuti di chiacchierata li lascio proseguire per il loro itinerario, d’altronde sono praticamente quasi arrivati, io mi incammino in giù con una serie di pensieri non trascurabili.
Avevo detto che mi sarei fatto sentire, ora, il mio telefono non prende, non ha i dati attivati, è da solo in mezzo al Lagorai, chissà cosa penseranno… Aspetto da un momento all’altro di vedere elicotteri sorvolarmi la testa, ma così fortunatamente non è!
Nessuno si è fatto vivo poi scoprirò, meglio così, per lo meno non ho destato preoccupazioni a nessuno!!! Certo che pensandoci bene in posti così è stato una vera avventura!!!
Manca poco, davvero poco e io inizio a rilassarmi e quando succede lo capisco.
Scendendo incontro due panchine, non ci penso due volte, lascio lo zaino sfilare le mie spalle lo appoggio in cima alla panca mi tolgo la maglia e mi sdraio, mi godo quel poco di sole che la giornata mi regala, cercando in tutti i modi di rilassarmi e assaporare quel sentimento di beatitudine che sto cercando!!


Dopo 20minuti mi rialzo, mi rivesto, prendo lo zaino lo carico in spalla e riparto, scarto gli ultimi tornantini e arrivo al bivio dopo Valdeprà, località con 2 malghe, di cui una in rifacimento completo.
Da li una strada forestale che successivamente diventerà asfaltata mi accompagna dolcemente verso il parcheggio.


Arrivo al parcheggio e la mia auto c’è ancora, lascio lo zaino nel baule e mi lancio nella fontana per rigenerare i piedi e le gambe che sono abbastanza provati da una giornata immersi nel fango e in un paio di scarpe che ormai credo siano quasi in dirittura d’arrivo….

Conclusioni
Inizialmente questo giro è stato organizzato in sordina perchè volevo ritrovare me stesso dopo un periodo un pò difficile per me, fatto sta che io per fortuna mi sono ritrovato, ma ho perso il telefono… Poco male direi, ho capito anche l’importanza di non dover per forza dipendere da un marchingegno tecnologico.
Sicuramente ripeterò ancora questa esperienza, mi piacerebbe coniugare ancora il running in montagna con la bivaccata selvaggia!

3 risposte a "Biv. Argentino e il Gruppo del Rava"

  1. Un’esperienza molto bella! Sei stato bravo, nonostante aver perso il telefono, a saperti orientare. Soprattutto bravo per l’idea di lasciare lo zaino nella grotta della Guerra Mondiale.
    Sei un piccolo stambecco, altroché! 😉

    "Mi piace"

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