Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

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Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

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Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

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in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

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Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

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Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

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Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

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Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

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L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

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Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 1

Dolomiti di Brenta Trail, una gara senza bisogno di presentazioni.
Ambientata nel Gruppo del Brenta questa gara di Ultratrail percorre due distanze, 64km con dislivello positivo di 4200m e una minore di 45km con dislivello di 2850m.
L’edizione “Zero”, ampiamente descritta e commentata nel mio articolo dello scorso anno è consultabile a questo link Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 0.

Quest’anno le cose invece sono andate in un modo un po diverso.
Il 16 gennaio di quest’anno andai a vedere la presentazione ufficiale del Trail a Molveno e con l’occasione tra una titubanza e l’altra decisi di iscrivermi nuovamente al percorso lungo.
Herbert, accolse subito la mia richiesta e mi infilò nella lista iscritti.

Ad una settimana o forse due dall’inizio di questa gara venni a sapere che mi era stato dato il pettorale Numero 1…
Frastornato e un po sorpreso chiesi lumi e mi venne risposto che la motivazione era data dal fatto che un po, me lo sono meritato.
Sarebbe scontato dire che un po d’orgoglio mi pervase ma non ci feci tanto caso e continuai le mie due settimane di ferie cercando di arrivare il meglio possibile a questa gara, che per me significava alcuni importanti obbiettivi.
1) Finirla, col sorriso, divertendomi e cercando di ascoltare il mio corpo in ogni momento;
2) Totalizzare quei ormai blasonati punti UTMB, che mi daranno la possibilità di potermi pre-iscrivere ad una delle gare del circuito UTMB.
3) Chiudere la gara senza aggravare il mio infortunio al metatarso del piede sinistro, visibilmente infiammato e gonfio, necessita di una gran manutenzione.

Quindi correre diventava un problema, ma comunque caricare in modo “modesto” no.
Ho deciso quindi di affidare tutto a una persona esperta di piedi e non solo.
La settimana scorsa, un giovedì per caso passai davanti ad un Centro Ortopedico dove un tecnico ortopedico dopo una breve chiacchierata mi modellò il plantare che stavo usando in modo da ridistribuire i carichi dei miei piedi, che sono tutt’ora visibilmente sfasati, questo mi ha giovato molto sotto l’aspetto della camminata, cosa che ho sottovaluto io, e in primis penso anche lui è l’aspetto della corsa.
Modificando superficie di appoggio e modalità d’appoggio il lavoro del mio polpaccio sinistro ha subito una sensibile modifica che già dopo la prima salita si è visibilmente fatta sentire….

Ma arriviamo al dunque. Venerdì esco da lavoro prendo le mie cose e mi fiondo a Molveno, un amico Guida Alpina mi ospiterà nella sua bellissima casa.
Mi presento verso le 19 al ritiro pettorali e già l’imbarazzo inizia a farsi sentire.
Aspetto in coda mentre sento parlare un po in tutte le lingue, fino a quando arriva il mio momento, Pettorale numero 1!
E’ vero….. cavolo…. che responsabilità….

Lo ritiro, mi fermo a parlare con un po di amici quando finalmente arriva Giuseppe Morelli di NoeneItalia, il mio nuovo sponsor che mi ha dato la possibilità oltre che di essere parte della squadra anche di indossare il loro innovativo plantare sia durante i miei allenamenti sia in gara che nella vita di tutti i giorni.
Ci presentiamo, facciamo quattro chiacchiere e le foto di rito che fa un team prima di una gara. Mi sento un po strano, io che faccio la foto in un team….
Attendiamo il Brefing pre-gara che seguiamo con interesse e ci salutiamo dandoci appuntamento al giorno seguente.
Per la cena aspetto l’instancabile Luca, che dopo essersi fatto la Transpirenea decide di venire a sciogliere le gambe su questo percorso, insieme a lui e agli amici della “busa” (Riva e Arco) andiamo a mangiare la pizza.
Alle 23.00 sono a casa a dormire.

Sono le 4.45 quando mi sveglio, mi vesto, preparo una fugace colazione, con un po di caffè, tè e biscotti e scendo in paese per andare verso la partenza.
Arrivato in zona riconosco un sacco di facce conosciute, tra un saluto, un abbraccio, un bacio e una stretta di mano ci si fa tutti l’imbocca al lupo e si attendono le ore 6.
Decido di partire con la mia amica Fra.

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Io e Fra

Al via l’atmosfera è fantastica, la temperatura è forse un po troppo alta per l’ora, ma cerco di non farci caso.
Parto con l’idea di farla tutta camminando o comunque di non forzare eccessivamente e vedo che i primi km sono piuttosto buoni e tranquilli, mi ritrovo a chiacchierare con la splendida Flora, mentre Fra è sempre li a volte avanti a volte dietro.
Arriviamo ad Andalo e inizia la salita, io provo a partire ma capisco subito che c’è qualcosa che non va, così evito di fare il fenomeno e abbasso le orecchie…
Continuo la mia marcia, passando il ristoro, cercando di alimentarmi bene e sopratutto di idratarmi ma da li a circa 20min qualcosa nel mio intestino non mi dà grandi sentori…
Preso un po dalla paura e un po dallo sconforto di dovermi già ritirare dopo 10km decido di prendere la via dei boschi per cercare di dare una risistemata alla giornata.
Dopo aver sbrigato le pratiche d’ufficio riesco sul sentiero perdendo un sacco di posizioni, la mia socia Fra e tutto il gruppetto, e trovandomi a dover rimontare.
Il problema è che appena cerco di accelerare il mio polpaccio sinistro probabilmente poco abituato al nuovo appoggio inizia a indurirsi, il mal di pancia persiste sopratutto nelle occasioni in cui cerco di “tirare” il ritmo. Quindi decido di andare in modalità “Risparmio energetico”

Arrivo alla Malga Termoncello dopo aver superato la Val dei Cavai e aver scavallato la Sella del Montoz, dove prontamente i volontari segnano il mio pettorale.
Cerco di cambiare qualcosa nell’alimentazione per non aver più problemi in seguito, bevendo ancora molto e utilizzando la prima bustina di sali minerali a disposizione.
Mi incammino di corsetta superando tutto il traverso sopra il Lago di Tovel e sbucando dopo qualche km sulla fantastica vallata che porta a Malga Flavona.
Il polpaccio continua ad essere molto contratto facendomi sentire tutta la sua “incazzatura” fino a dietro il ginocchio, non ci faccio caso, stringo i denti e faccio il conto di quante salite ancora dovrò fare…
Un po mi spaventa sapere che potrei non arrivare alla fine, ma cerco di non pensarci.

Nota positiva rispetto allo scorso anno mi sembra che il tempo passi più veloce, conoscendo già i percorsi che devo affrontare lo spezzare gli obbiettivi step by step mi aiuta molto.
Così senza quasi neanche accorgermene saluto Valentina che segna pettorali al bivio del Passo della Gaiarda con il Passo Grostè.
Testa bassa per la prossima salita sino a Passo Grostè, quando sento il mio nome.
E’ Antonella, la dottoressa che mi ha seguito in questi anni di attività sportiva e che collabora ed è socia della Società di Medicina di Montagna. Con lei ho avuto la possibilità di parlare al Trento Film Festival su un argomento che a me sta molto a cuore, Lo sport e la montagna dopo un Trapianto o una Malattia Neoplastica.
Mi saluta, la saluto e proseguo verso il Graffer dove mi fermo a mangiare e bere.

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Passaggio al Passo Grostè

Decido di non fare tutto di corsa cercando di rilassarmi, così mi siedo al tavolo con un piatto pieno di roba presa dal ristoro e inizio con calma a mangiarmelo.
Finito il mio pasto e dopo aver chiacchierato con qualche concorrente riprendo la mia marcia girando a destra verso il bivio 65km.
Nello scendere verso la Malga di Vallesinella Alta incontro alcuni concorrenti che a detta loro hanno sbagliato il sentiero.
Dentro di me cerco di capire dove, probabilmente al ristoro?
Proseguo e arrivo alla Malga, quando un altro attacco acuto intestinale mi sorprende, chiedo aiuto ai volontari, cerco di rilassarmi e respirare profondamente cercando di non farmi prendere dall’agitazione e vado a boschi….
Perdendo altro tempo poi riesco a uscirne praticamente quasi nuovo, pronto, per affrontare la salita che porta fino al Casinei e successivamente al Tucket.

Arrivo al Casinei che neanche quasi me ne accorgo, mi accoglie un TRB che non è li per la gara, mi offre gentilmente una fetta di torta e un succo di frutta, un ristoro fuori dal comune che mi dà ulteriore forza per raggiungere il Tucket, che dopo una faticaccia raggiungo.
Mi fermo anche qui un buon 15min, esordisco a mio modo chiedendo una birra, loro mi accontentano, così mentre me la gusto mi coccolo uno splendido Lupo che era li con il suo padrone.
Perdo la cognizione del tempo e parte una chiacchierata tra me e lui, mi racconta di aver fatto 2 volte il Passatore e io entusiasta lo ascolto, mentre gli consumo il cane a suon di carezze.

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Il fantastico lupo

Il lupo non fa una piega, penso di trasmetterli pace, empatia, e lo vedo quasi addormentarsi.
Sopraggiunge Luciano, che vedo seduto al tavolo gustandosi una scodella di brodo caldo, lo guardo e ripeto quello che ad alta voce avevo detto.
I vecchi bevono brodo, gli atleti bevono birra!!!!! Una risata generale e poi capisco che probabilmente è meglio partire.
Imbocco la parte quasi più temuta dell’intero Trail, il Sentiero del Fridolin, che lo scorso anno mi diede non pochi grattacapi, ma quest’anno invece in men che non si dica riesco ad affrontare arrivando fino all’incrocio col sentiero che sale verso il Brentei.
Un volontario mi avverte che una splendida ragazza era passata a 2 minuti da me, io scambiando qualche battuta lo saluto e invece di trovare lei, trovo un compagno di squadra del TRB.
Poco male, scambio con lui quattro chiacchiere e proseguo andando a puntare un signore che vedo in lontananza.
Ho un barlume di lucidità, la gamba non grida più, la pancia neanche, raggiungo il signore, per esorcizzare la stanchezza gli indico la Cima Tosa e il Canalone Neri ma quando lo supero lui esclama “ALAN?!”
Si, sono io!
Lui gira i pettorale mostrandomi il suo nome, è Martin, un grandissimo personaggio che scrive da anni sul forum di Spiritotrail.it dove anche io partecipo e dove più volte l’ho “scomodato” per chiedergli consigli sull’allenamento.
Insieme percorriamo tutto il tratto che porta dal Brentei sino alla Bocca di Brenta, raccontandoci un po del più e del meno, di gare, di arrampicate, famiglia ecc.
Arrivati al Pedrotti io mi fermo come sempre un po di più perché Elena la figlia del gestore il Franz Nicolini, esce per salutare e mi soffermo volentieri a fare quattro chiacchiere.
Mi racconta di come è andata la gara e sono contento per il suo secondo posto, quando dentro il mio cervello però scatta una domanda….
E tu… scusa…. dopo esser arrivata seconda come mai sei qui??? Beh, ghè da laorar!!!
Questa si è fatta una gara stratosferica e dopo come se niente fosse si è rifatta i 1600m di dislivello che separano Molveno dal Rifugio Pedrotti continuando a lavorare in rifugio come nulla fosse…. Se non è un esempio lei…. Complimenti a Elena e Federico il fratello che è arrivato anche lui secondo nel percorso più “breve”!
Parto per la discesa e recupero alquante posizioni, la conosco, so dove passare e in 30min sono al Selvata, dove mi fermo a chiacchierare con Michele gestore ma sopratutto amico.
Riparto e mi fiondo verso il Rif. Croz dell’Altissimo sempre con quella sensazione di “accorciamento” di tempi che mi fa sembrare davvero tutto così veloce e fluido.
Probabilmente e inconsciamente mi sto divertendo un sacco, nonostante i dolori la mia corsa è piuttosto sciolta in discesa e i dolori sono controllabili.
Arrivo al Pradel dopo aver passato l’ultimo ristoro al Croz, ed è ancora giorno, lo scorso anno passai con il buio più totale… E’ già un buon traguardo dico tra me e me e proseguo…
Inizio a vedere il Lago, inizio a farmi una serie di film mentali da Film festival, mi complimento con me stesso per avercela fatta, in queste condizioni con questo male, in silenzio, senza fiatare, stringendo i denti e affrontando difficoltà una alla volta.
Uno degli ultimi volontari che vedrò mi indica di voltare a destra dove ripercorro quell’infame percorso che porta sino alla parte alta di Molveno.
Cerco di destreggiarmi tra una radice e un sasso, ma a differenza dello scorso anno, vedendo il terreno sono più prevenuto… Lo dicevo io che il buio è meglio, ma sopratutto la paura dell’Orso!!! Ti fa andare di più!!!
Metto il piede sull’asfalto e inizio a spingere, passo il paese penso alla velocità dei primi, sfilo tutte i turisti mentre la gente mi applaude, come per tutto il trail sento voci dire “Ah guarda quello è il numero 1!”…
Proseguo, e arrivo al Lago, incrocio la famiglia di Luciano che mi fa il tifo, sorpasso il ponte e arrivo in prossimità del traguardo.
Vedo indistintamente la sagoma di Luca Pellegrini, il mio socio farmi il tifo e con lui una serie di persone e amici di Vezzano e dintorni conosciuti grazie al famosissimo Torneo Open di Tennis.
Batto il 5 a Luca e taglio il traguardo non prima di essermi completamente e a piè pari tuffato in una pozzanghera bagnandomi completamente!!!
Taglio il traguardo in 13h 30min circa, esattamente 1ora e mezza in meno rispetto allo scorso anno e visibilmente soddisfatto inizio a riprendere colore e vita.

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Trovo anche Daniela che mi scatta una foto e mi chiede come sta il mio piede, provo a raccontarle un po tutto, si meraviglia del fatto che ci ho messo tanto, io invece mi meraviglio del fatto che con tutto quello che ho incontrato durante questo trail ci abbia messo così poco, ma sostanzialmente è tutto poco importante, aver finito la gara è il raggiungimento del mio obbiettivo giornaliero e annuale.

Ho finalmente portato a casa i miei 4punti UTMB che mi consentiranno di provare a prescrivermi ad una delle gare del circuito, e se vorrò quest’anno o il prossimo potrò provare a fare una, sempre se sarò fortunato con i sorteggi, ma anche qui poco importa, se capita sarà un’onore poter dire io c’ero altrimenti sarà solo il segno del destino.

Cosa porto via con me?
Porto via con me una grande esperienza, come sempre una gestione di gara quasi buona, c’è ancora molto da lavorare ma per le problematiche della giornata mi reputo fin troppo bravo.
Porto a casa la soddisfazione di aver finito un’altra piccola impresa per me, che fino a 16 anni fa non si sognava neanche di raggiungere una cima di una montagna e ora ci fa dirittura il giro.
Porto a casa nuove conoscenze, nuovi amici, nuovi sorrisi, incontri e re-incontri, gente che non vedevo da un po, gente che stimo molto, gente che inizialmente vedevo un po così ma che ho avuto il piacere di ricredermi e abbattere quel muro che avevo nei loro confronti.
Porto a casa la convinzione che la montagna è il mio elemento, il posto dove più a livello psicologico mi sento IO, dove riesco ad esprimermi senza pregiudizi, paure, e questo non è da tutti.

I Ringraziamenti sono estremamente importanti per me, mi perdoneranno le persone che ho dimenticato di citare:
In primis Trentino Trail Running nelle persone di Herbert, Franco, Luca, Alberto e famiglie a seguito.
Al mio gruppo di amici sportivi, tra i quali, la Fra, Emanuele, Francesca, Fabrizio, Luciano, Roberto, Alberta.
Al Trail Running Brescia intero, da chi ha fatto la corta a chi ha fatto la lunga a chi non ha fatto nulla.
Ai volontari presenti sul percorso del DBT, al Soccorso Alpino, Infermieri e Medici del 112, ai tifosi ignari di quello che stavamo facendo.
Un ringraziamento speciale va a tutte quelle persone che commentando “Quello è il numero 1” mi hanno dato per un piccolissimo istante la convinzione che davvero quel numero me lo meritavo non per il mio trascorso sportivo, ma per il mio trascorso di vita.

Grazie a tutti quelli che ho dimenticato di citare.