Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

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Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

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Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

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in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

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Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

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Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

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Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

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Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

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L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

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Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 0

Il Dolomiti di Brenta Trail è, sarà e resterà uno degli ultratrail piu belli che io personalmente abbia mai corso in vita mia.
Un Ultratrail completamente immerso in un museo alpino, perchè di questo si tratta sostanzialmente, di un gruppo montuoso dove è stata scritta la storia dell’Alpinismo sulle sue pareti e del Trail Running da quest’anno!!!!
L’eccellente organizzazione del Trentino Trail Running, lascia basito qualsiasi concorrente, l’ospitalità la cura dei dettagli, il balisaggio e pure l’incitamento nei punti più critici si è rivelato per me un vero e proprio CAPOLAVORO!!!


Pettorale

Il pettorale, (rarità in un Trail Autogestito)

Sono le 4 di mattina, suona la sveglia, mi alzo, mangio un piatto di pasta, bevo un the caldo, fin qui tutto bene, l’apparente ansia che temevo di provare non si presenta, prima di sfondare il proprio limite con una prova simile solitamente sono sempre molto teso, la paura di non farcela è una tenaglia invisibile….
Salgo in macchina e mi dirigo verso Molveno, dove in extremis riesco ad arrivare allo start, mentre indosso lo zaino la speacker annuncia “Aspetteremo 10minuti per quelli che sono in ritardo”, ma io per fortuna alle ore 06.00 sono proprio sotto l’arco rosso dello start!!!! Saluto furtivamente gli amici ultratrailer e mi posiziono nel punto dove mi trovo più a mio agio, dietro.
Questo per avere una partenza più tranquilla, scaldare il motore con calma e godermi il viaggio…..
Incontro gli amici del TRB (Trail Running Brescia), li saluto, un gruppo stupendo fatto da persone stupende che mi hanno rapito il cuore, la semplicità con la quale si trovano e macinano km in montagna, la festa che fanno dopo è pari a pochi….

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Si inzia a vedere il Brenta

Pronti, attenti, via…. si parte!!!!
E’ ancora un pò buio a Molveno, niente di preoccupante, preferisco tenere il frontalino in zaino tanto ci sono quelli degli altri che fanno luce e poi cmq… l’alba è alle porte…
Mentre corro mi affianca un amico, conosciuto al T.A Alto Garda , con lui chiacchieriamo un pò ed affrontiamo i primissimi chilometri nel centro del paese.
A un certo punto una svolta a sinistra ci porta in “ambiente” e già li io inizio a rimanerne estasiato…  In poco tempo arriviamo ad Andalo dove il mio amico ha ingranato la sua marcia ed è sparito via, io invece mi accodo al gruppo del TRB dove ci fermiamo per un caffè al bar, l’atmosfera è splendida, i TRBoys sono davvero simpatici e riempiono di allegria la lunga salita che ci dobbiamo sciroppare (qualcuno parla di 1700d+)….
Il bosco è stupendo, si guadagna quota abbastanza rapidamente, gli scorci sono troppi da fotografare, faccio alcune foto ma il resto preferisco vivermelo per bene,, quindi proseguo nella mia marcia alternando tratti di corsa a tratti di camminata in salita.

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Inizio a sentire del tepore e la luce schiarirsi, mi giro e intravedo tra gli alberi il sole, che bello arancio fà capolino sulle montagne, il momento è fantastico, la giornata è mondiale, la fortuna di averla trovata così anche!!!!

Noi tra chiacchiere in dialetto Bresciano di cui capisco 1/4 e qualche pausa per fotografare, continuiamo a guadagnare quota… Il mio morale è a 1000…. Il bosco è fantastico, la temperatura è perfetta, nè troppo caldo, nè troppo freddo, proseguiamo quindi con calma la nostra marcia.
Arriviamo al ristoro mangio qualcosa, ricarico le borracce (come da prezioso consiglio di Alberto Fondriest la sera prima) e ripartiamo con passo deciso. Al ristoro incontro Franco, con il pettorale STAFF, mi dice che probabilmente dovrà tornare giù per seguire i dettagli della gara, lo saluto, lo ringrazio e riparto.
20150912_073151Proseguiamo sul sentiero 301 SAT che percorre un piccolo traverso sulla montagna andando a raggiungere dopo alcuni saliscendi un bivio… Qui si decide se girare a sinistra (45km) o destra (64km), 3 allegri ragazzi ci fanno il tifo e ci incitano….
Continuo a corricchiare/camminare ma ad un certo punto vedo che i TRBoys non sono più con me, con lo sguardo in lontananza vedo che la maggior parte di loro ha preso il percorso breve….
E che cacchio, mi sento un pò spaesato…. Tutta questa botta morale di vita che se ne và così, già dopo pochi km????
Sono sicuro però che il loro Presidente Michele non ha fatto così e quindi mi lancio all’inseguimento del “President”…
Non è facile seguire il Presidente, lo capirete dopo il perchè…..

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il Piz Galin

Percorro la Val dei Cavai, sotto a una leggera brezza, vedo il sole sulle cime ma a meno che non voglia star li ad aspettarlo per ore, forse è meglio se mi sbrigo!!!
Arrivo sino alla Sella del Montoz, un posto fantastico, emozionante…. Ci sono dei volontari che rilevano il mio numero di pettorale, per segnare così il mio passaggio, un saluto, un ringraziamento e via!!! Dalla Sella del Montoz guardando verso Nord inizia un’angolo di Brenta (come anche la parte precedente) che io non ho mai visto e ne rimango di stucco…. mi apre il cuore….

Inizia anche una piacevole discesa, che mi corro tutta d’un fiato… Vorrei fermarmi in ogni posto, abbracciare ogni roccia e fotografare ogni pino, sono diversi qui, non sò il perchè, mi affascinano molto!!

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Val dei Cavai

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Verso Malga Campa

Probabilmente senza neanche accorgermene sopraggiungo e supero Malga Campa e sempre sul 370SAT mi addentro in un bosco davvero bellissimo….
Corricchiando e alternando tratti di camminata veloce sopraggiungo Michele, nei pressi di Malga Termoncello.
Un bel ristoro, mangiamo, riempiamo come sempre le borracce, facciamo due amichevoli chiacchiere con i volontari presenti e si riparte, ma questa volta io parto prima e mi tengo leggermente più avanti rispetto a lui… Non sò il perchè….

Inizia un piacevole tratto di saliscendi corricchiabile che porta verso il prossimo bivio a Malga Flavona. Il sentiero è altrettanto fantastico, è d’obbligo fermarsi e fare qualche foto, perchè scorci simili non si incontrano facilmente.

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Il lago di Tovel

Una visione mistica dall’alto del Lago di Tovel che con il suo color turchese risplende dal fondo valle, mi fermo per fare una foto, mentre sento dietro il President che ne sta appunto parlando con il suo compagno.
Non è facile correre in posti così, la quota media è abbastanza importante, ma sopratutto la visione di certi panorami è davvero incredibile… Penso a tutto, notti in tenda, bivaccate nelle malghe e dentro di me sorrido, perchè mi accorgo sempre più che sto percorrendo questo paradiso di corsa… mentre in realtà posti del genere andrebbero percorsi al rallentatore e con il freno a mano tirato!!!!
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Mi trovo alla base di Cima Pra del l’Asen e non appena giro verso sinistra davanti a me si apre un paradiso… una visione superba su un angolo di Brenta a me sconosciuto.
Il fondo qui inizia a diventare un pò pesantuccio, tratti di sassi misto “cacca” , fango, acqua rallentano un pò la marcia, ma non mi dò per vinto e dopo un pò raggiungo finalmente la Malga Flavona…

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Li ad aspettarmi ci sono Cinzia e Pamela, due atlete che per quest’oggi hanno preferito rimanere ferme e dare una mano all’organizzazione, sono contento perchè appena arrivo mi fanno subito una gran festa, foto, video, 2 chiacchiere per dare un pò di tono al morale e via….
Inizio a farmi un pò di domande, sino a qui ho percorso circa 25km con 2000d+ circa, sono passate si e nò 5 ore, provate a fare i conti………….

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Turrion Basso

Sopraggiunge il President che dopo alcuni convenevoli riparte subito e io con lui, c’è un tratto di salita che spezza le gambe, si fà fatica e io inizio a perdere pian piano terreno, ma cerco di non darmi per vinto…
Lo tengo a vista in modo da poter capire se è necessaria o meno una accellerata o se è sufficiente stare così!!!

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Verso il Passo Grostè

Percorriamo tutto il campo di Flavona sino ad arrivare al sentiero che proviene dal Passo della Gaiarda, sul sentiero incrociamo 2 volontari che ci indicano la strada, coraggiosamente uno dei due mi dice che da li al Passo Grostè ci sono 40 minuti..
Bene penso io, sempre con lo sguardo in lontananza cerco il President, ma mi accorgo che è sopra di me sul sentiero e mi incita dicendomi “Alan, dai che tra un pò c’è il ristoro!”….
Il passo si sta indebolendo, sempre più lento, sento un calo di forze, di energie, mangio qualcosa e bevo, sarò al quarto litro di liquidi ingeriti, ho bisogno di tenere il corpo idratato, il sudore e il calore dispergono senza accorgermene un sacco di liquidi corporei!!
Intravedo un ripetitore e finalmente un pò di serenità invade il mio corpo, non perchè mi piacciano tanto questi marchingegni tecnologici quanto perchè sò che è il ripetitore del Passo dove da li inizierà la discesa verso il ristoro…

Corro fino al Rifugio Graffer dove li ad aspettarmi c’è il President che ha già pensato bene di ordinarsi una birra, mangiarsi un pò di panini…

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in lontananza il Rifugio Graffer

Arrivo con un dolore al ginocchio non da trascurare, mi riposo un’attimo mentre mangio 2 panini al formaggio,, bevo un caffè, bevo molti liquidi, faccio il pieno delle borracce e……….. DECIDO DEL MIO DESTINO!!!!
Guardo i ragazzi del ristoro, giovani, che ci stanno incoraggiando, davanti a noi c’è un cartello piuttosto significativo…
Due frecce una opposta all’altra indicano 45km o 64km… Li per li non capisco, come è possibile che non ci siano le indicazioni della “media” da 55km???, chiedo e mi viene subito spiegato….
Molto bene dico dentro di me, ho già perso parte della lucidità e della capacità decisionale… Ne approffito quindi per fare una domanda al President….
Michele… Sinistra o destra???
Lui non risponde, io inizio probabilmente a straparlare perchè faccio calcoli di dislivello, di chilometraggio, di orari….
Beviamo insieme un caffè e dopo aver detto al volontario, “Guarda, penso che farò la 55km”, Michele mi dice… DESTRA!!!!
“Non puoi lasciarmi da solo…!!!”
Non esito un secondo, un’amico in difficoltà non và mai lasciato solo nel momento del bisogno, sopratutto in montagna, decido quindi di continuare deciso con la mia avventura e svolto quindi a DESTRA!!!! Sulla 64km!!!!
Il Graffer è al 33,5km e siamo a metà strada come kilometraggio, ma non come dislivello, li siamo già un pò avanti per fortuna….
Guardo un’attimo il Roadbook con una lucidità degna di un ubriacone a fine serata e dico a Michele, senti, abbiamo da arrivare al Tucket entro le 17.00…
Fattibile risponde lui e così iniziamo la discesa, veloce, molto veloce, Michele continua a camminare veloce, molto veloce, poi capirò il perchè (Michele è istruttore di Nordic Walking e va come una mina impazzita)….

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verso Malga Vallesinella Alta

Sono costretto a volte a correre per risaldare il distacco che lui guadagna… è quasi impressionante, capisco quando a me dicono che ho le gambe lunghe, se io imparassi bene ad andare con quel passo potrei davvero divertirmi tanto!!!

Da qui in poi inizia la parte più tattica di questo TA (che io dentro la mia testa definirò più volte come il “TI AMO Dolomiti di Brenta Trail”, cioè lo Step-By-Step, pensiamo al prossimo obbiettivo e poi a quello dopo, senza pensare che bisognerà ancora percorrere X km e X dislivello….
Non è male come tecnica, infatti arriviamo a Malga Vallesinella Alta in un battibaleno, parliamo con i 2 volontari presenti e ripartiamo velocemente….

Da quì ci aspetta una lunga salita che come termine avrà il Rifugio Tucket ma nell’intermedio il Rifugio Casinei.
Questa parte del Brenta è la zona più frequentata da parte dei turisti, durante la nostra salita a passo veloce ne incontreremo alquanti…

Arriviamo velocemente al Rifugio Casinei, la signora volontaria ci aspetta e ci dà il benvenuto segnando sul suo foglio i nostri pettorali, chiediamo un pò di informazioni circa il passaggio dei concorrenti, lei risponde che saranno passati circa 150 trailer e che ne mancavano ancora circa una quarantina… (poi scoprirò invece che circa 40 persone si erano iscritte ma non erano partite… Douch…)..
La pausa è veramente veloce, mentre Michele cerca di svuotarsi del peso dello zaino regalandomi della frutta secca da mangiare che accetto volentieri, io mi guardo intorno…
I tavoli fuori dal Casinei sono gremiti di persone, tutti ci guardano come se fossimo dei marziani in villeggiatura….

Ripartiamo sempre a passo veloce verso la nostra nuova meta il Rifugio Tucket, dove c’è il cancello orario che noi non possiamo non superare!!!
In poco più di un ora siamo al Tucket, li io entro in crisi…. Arrivo al ristoro prendo un panino in mano ma non riesco a mangiarlo, inizia l’ansia, sicuramente sto facendo brutti pensieri, la stanchezza inizia a farsi parecchio pesante, allora dico al President che io mi fermo….
Parlo con i volontari, due signori che secondo me non hanno ben chiaro quanti km abbiamo nelle gambe e ci parlano di ciò che ci manca con una certa leggerezza…. Io sò invece cosa mi manca ancora e inizio a non ragionare più…

Michele, io vad20150912_163425o un’attimo in bagno… Entro nel rifugio e mi servo del bagno, cerco di concentrarmi risciaquandomi la faccia e ripetermi che tutto andrà bene, pensare Step by Step e che manca davvero poco alla fine della salita….
Mi convinco che li non potevo ancora stare per molto, andava presa una decisione, perchè sto iniziando a raffreddarmi, ad avere freddo e una decisione è obbligatoria in questo momento….
Non nascondo che più volte mi balena l’idea in testa di fermarmi nel Rifugio e dormire li…..
Cerco una scusa, mi ripeto che è stata la tirata in salita dal Casinei al Tucket che mi ha fatto stare così…
il President parte, io non posso fare a meno e parto anche io dietro di lui, dobbiamo percorrere il Sentiero del Fridolin un sentiero piuttosto tecnico che separa il Rifugio Tucket dal Rifugio Brentei.
La sua particolarità sta nel fatto che verso la parte finale è invaso da una serie di rocce diagonali che rendono praticamente quasi impossibile la marcia per via della notevole “scivolosità”….Con l’agilità di un’Elefante con le zampe legate riesco a superare con non poche difficoltà il tratto, e a intraprendere il sentiero 318SAT che porta sino al Rifugio Brentei…
Michele ormai non si vede più, è notevolmente più avanti penso dentro di me “Ma guarda sto qui che mi lascia qui da solo… ma poi capisco il perchè… ” arrivo al Brentei e fà un freddo micidiale, vento, nebbia, sembra di essere in Russia altro che in Brenta… Entro nel rifugio per vedere se c’è, nulla…. guardo fuori.. nulla… Non posso che constatare che è partito ed è andato oltre…

Mi sento un pò spaesato, la nebbia è notevole, la visibilità è circa a 20metri, questo da una parte mia aiuta perchè non vedo davanti a me la Bocca di Brenta, il mio ultimo obbiettivo di salita, quindi procedo…
Oltrepasso la chiesetta del Brentei e punto dritto, incrocio un gruppo di ragazzi tutti imbragati con casco e corde, mi chiedono se sono in gara, li rispondo si… Mi fanno i complimenti, ma io non ho una gran lucidità, mi fermo 30secondi per parlare e spiegare loro che sono al 49esimo km con già 4000metri di dislivello positivo, sbalorditi mi fanno i complimenti, io chiedo loro che cosa avevano fatto, loro mi dicono che hanno scalato il Campanil Alto, io faccio i complimenti a loro con lo stesso stupore, l’arrampicata non fà per me…
Continuo sul 318SAT che inizia a farsi sempre più ripido, dentro di me volano imprecazioni fino a quando una persona pronuncia il mio nome… Questo è Alan….

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Luca Molinari ed Io alla base del sentiero attrezzato che porta a Bocca di Brenta

YES I’AM rispondo e con enorme sorpresa incontro una delle menti di questo capolavoro, Luca Molinari.
Questo incontro mi ridà letteralmente la vita, si, sono provato è vero, ma il solo fare una foto, mettere una mano sulla spalla a Luca, mi ha dato una carica pazzesca.11987172_908174512598762_4316008385575387870_n
Affronto con piacevole lentezza il tratto attrezzato, il Soccorso Alpino è sempre presente a verificare e mi dà indicazioni sui punti dove svoltare, in poco più di 20minuti raggiungo il nevaio che tramite una corda si impenna alto dritto verso la Bocca di Brenta….
Anche li, due volontari del Soccorso Alpino mi indicano la strada da percorrere verso il Rifugio Pedrotti….
Da questo momento in poi è solo discesa, peccato che a volte la discesa sia molto più difficile da affrontare della salita, ma non oggi non sembra esserlo (per fortuna)….

Fuori dal Rifugio ci sono alcune persone, inizio a mangiare qualcosa a bere, a riempire le solite borracce quando un ragazzo mi si avvicina “Ciao Alan”, lo guardo, ma non sò assolutamente dove metterlo….
Gli chiedo di essere esaustivo perchè da li a poco sarei dovuto ripartire, dopo avermi detto il suo nome il mio cervello lentamente collega il suo viso… è Manuel, un ragazzo che mi chiese informazioni sulla Translagorai e che quest’anno si è finalmente deciso a percorrerla !!!! Lo saluto, saluto i volontari e mi fiondo in discesa verso il prossimo obbiettivo, il Rifugio Selvata….
Il Selvata per me è casa, ci sono tutti i miei amici di Cadine, Daniela in primis poi Michele, Alessandra, sono lo staff del Rifugio, mentre scendo riesco a scrivere a Daniela e le chiedo se mi può preparare un pò di cose…
Purtroppo quello in cui speravo (un brodo di carne) non c’è… mi accontenterò di mangiare e bere altro….
In poco tempo sono al Selvata, prima però incrocio un conoscente con il quale ho avuto il piacere di chiacchierare per qualche minuto, lui si sta portando verso il Pedrotti per raggiungere dei ragazzi di una gita SAT.
Arrivo al Selvata, saluto Daniela con un abbraccio, è tanto che non la vedo e mi fa un enorme piacere vedere che lei e Michele sono li ad aspettarmi…
Mangio un pò di patatine, bevo una coca cola, scambio quattro chiacchiere e successivamente riparto….
Prossima destinazione Rifugio Croz dell’Altissimo dove arrivo poco dopo, dicono che dovrei essere il penultimo, dietro di me solo un ragazzo sulla corta che è un pò in ritardo e le scope della lunga (Matteo)….
Sento dire da uno dei volontari che chi non ha il frontalino non potrà proseguire….
Io ce l’ho e dopo aver bevuto un pò di the freddo trovo le ultime energie….
Non sò cosa mi capita, sarà l’imbrunire, sarà la soggezzione ma inizio a correre tutta la discesa…. Ogni tanto batto le mani, caccio qualche urletto, canto una canzone… ho un pò paura, non ho mai corso al buio non ho mai avuto un gran feeling col buio e da quando è accaduto lo spiacevole incontro con l’Orso al mio amico Vladi non posso dirmi di sentirmi sicuro….
Quindi il mio solo e unico pensiero in questo momento è arrivare!!!! (possibilmente vivo)
Arrivo in Pradel, una ragazza mi fà i complimenti e segna il pettorale, io proseguo mi viene detto che in fondo alla stradina avrei trovato due volontari a indicarmi il percorso e così è…
“Ghe saralo mia l’Ors zò de chi????!!!” dico mentre passo di corsa, loro mi rispondono con un non poco rassicurante “Sa vot saver … !!!”….
Inizio quindi a spingere, ho voglia di finire, ho voglia di uscire dal bosco e vedere un pò di civiltà, anche qualche luce del paese….
Mi separano 3km di bosco fitto buio con ogni tanto un ceppo tagliato e una descrizione dei monumenti naturalistici presenti…..
Deve essere una sorta di percorso per turisti, boh….
Ad un certo punto finalmente arrivo in paese, e un turbine di emozioni inizia a invadere la mia mente… Ripenso in modo poco ordinato alla giornata trascorsa, guardo il mio orologio, mancano 20minuti alle 9, sono in giro da 14 ore, quasi 15…
Inizio a pensare, “Ah ecco qui, il pirla che si fa gli UltraTrail e ci mette 15 ore, lo stesso che fino a qualche mese fà etichettavi come pazzo, antiumano, colui che fà la doppia fatica rispetto ai primi…. ” Eccomi qui… Non fà una piega!!!
Corro, continuo a correre, destra, sinistra, arrivo in paese e sento già l’odore di festa!!!! Un ragazzo mi viene in contro e con me corre un pò di discesa poi mi dà indicazione di girare a sinistra, lo faccio e arrivo vicino al Lago di Bior, qui impreco a voce alta, “Cazzo no anche il giro del lago…” una signora che era li mi dice, no guarda che dovrebbe esserci una freccia la sotto… Ed in effetti percorro la discesa e poi una freccia verso destra mi dirige direttamente sulle sponde del Lago di Molveno.
La testa inizia ad andare in brodo, vedo il gonfiabile dell’arrivo e accanto alcuni luci flebili, mi dico “cazzo ma mai una volta che riesci a festeggiare, o ad avere la foto d’arrivo… se non ci mettessi sempre 15 ore…..”, incrocio un signore anche lui partecipante lo supero e insieme ci perdiamo a pochi metri dall’arrivo…. Dopo 10 secondi trovo la balisa che mi porta direttamente verso il traguardo.

Oltre passo il gonfiabile Alberto subito dice “Questo è Alan” e così io rispondo (questa volta in Italiano) Si, sono io!!!
Li ad aspettarmi ci sono le menti del DBT, Luca, Herbert, Alberto e Franco…
Non riesco a nascondere l’emozione, Herbert mi dice, “Sò quanto ci tenevi!” e io non posso che abbracciarllo e scoppiare in un pianto liberatore ricco di significato….
Herbert per me è stato un pò come un piccolo padre di questa disciplina.
Sin dall’edizione 0 del Vigolana Trail lo tempestai di domande via mail, consigli, ansie, paure, di un mondo che non conoscevo minimamente, mi ero appassionato di montagna nel 2011 avevo continuato poi nelle competizioni della corsa su strada, subito lasciata per gli infortuni e della modalità di corsa che a me non stava a genio, così un giorno cercando su Internet Trail Running Trentino, trovo il loro sito e subito ho pensato che avrei dovuto contattarli per avere spiegazioni e aiuti su questa nuova disciplina….
Passò davvero poco tempo prima che io iniziassi a correre in montagna, molto poco e con loro partecipai al primo TA del Vigolana Trail, subito con effetti molto positivi….  Questo aumentò in mè la stima che porto per il TTR per tutti i suoi componenti e per tutto quello che hanno organizzato finora… Da sempre gran sostenitore mi sono messo come obbiettivo dell’anno questo TA del Dolomiti di Brenta Trail.
Superandolo ho alzato ancora una volta l’asticella, tanti dicono che è una droga che ora dovrei correre ancora più km, io dentro di me non sò se sarà così, devo cmq anche pensare al mio fisico, ai  miei organi che preziosamente mi sono stati donati….
Questa era per me una sfida vera, l’ho affrontata a testa alta portandola a termine, non penso di poter e voler chiedere altro da me stesso quest’anno… E’ stato fantastico…. E il Dolomiti di Brenta Trail è stato l’Ultratrail al quale ho partecipato con più trasporto emotivo e non solo….
Oggi, mentre scrivo questo articolo soffro degli effetti del post corsa, nulla di preoccupante è normale, quando avrò completamente recuperato sarò diventato ancora più forte di prima, e questo non può che rendermi sempre piu orgoglioso di quanto ho costruito finora, partendo da una posizione piuttosto scomoda quella di un ragazzo con una grave malattia che è riuscito ad abbattere anche il muro più ostinato e solido che la vita avesse potuto metterli davanti….