Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

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Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

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Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

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in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

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Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

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Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

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Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

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Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

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L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

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3V Rando Trail – Sentiero 3 Valli

Il sentiero 3V è un sentiero che attraversa tre valli Bresciane: Val Trompia, Val Sabbia, Val Camonica ed è dedicato a Silvano Cinelli.
Qualche anno fà è stata organizzata una competizione che ne percorreva l’intero percorso di 160km e 9500m d+ e che quest’anno in versione di Trail Autogestito ne ha percorso 90km e 5000d+ circa, partendo da Gardone Val Trompia compiendo un lungo giro ad anello.
Il tutto è sempre stato organizzanto magistralmente dal Trail Running Brescia, società sportiva capitanata dal presidente Michele Mombelli e che ad oggi conta circa 120iscritti, di cui alquanti sono fuori provincia, questo a dimostrare che lo spirito e la serietà con cui fanno le cose è di primo livello.
La cosa che caratterizza fortemente questa società è la componente umana, io, che vengo da una cultura “trentina” fortemente abituata all’ospitalità turistica, difficilmente ho trovato in altri luoghi. (Non per questo a settembre del 2015 ho deciso di iscrivermi).

Il viaggio
Galvanizzato dall’ottima prestazione e dal recupero quasi istantaneo dopo la Vigolana Trail i miei compagni di squadra TRB mi parlano di questo Trail.
Inizialmente sono molto indeciso, ma poi lunedì scorso decido di iscrivermi.
La manifestazione è particolare perchè non prevede l’iscrizione sulla distanza più lunga come singolo, ma solo come squadra, per tanto decido di chiedere al mio prossimo compagno di Ravasio, Marco Pellizzari, di potermi unire a lui per fare questa esperienza insieme avendo così modo di conoscerci. La sua risposta non si è fatta attendere ed è stata subito ben accettata, così andando a verificare la Lista iscritti vedo che lui era già d’accordo con Alessia per effettuare questo giro. La squadra goliardicamente si chiama i “Neuro Fabbri”, questo per motivi che solo qualche giorno dopo ho capito, il mestiere di Marco è il Fabbro, il mestiere di Alessia è il Neurochirurgo.

Mi ritrovo quindi venerdì pomeriggio a preparare lo zaino per questa nuova esperienza.
Sono molto indeciso e sopratutto molto inesperto su quello che avrei potuto trovare, quindi decido di portarmi un pò tutto e deciderò insieme ai miei compagni quello che è bene tenere o no.
Alle ore 19 mi presento a Gardone Val Trompia con Marco e insieme a gran parte dei partecipanti decidiamo di fare un carico di energie andando al ristorante del paese scofanandoci un ottimo piatto di pasta asciutta e un abbondante Weissbier.
Verso le 22 tutti sono quasi pronti davanti alla Chiesa di Gardone, quando arriviamo vedo molte facce note, tutti o quasi sono TRB, volontari, partecipanti, curiosi, sono tutti li a farci il tifo.
Prima di partire firmiamo un grande cartellone lasciando un segno indelebile della nostra presenza e ci viene dato un braccialetto identificativo e un depliant illustrativo su quello che è il percorso.

La partenza
Ore 22, non c’è un countdown vero e proprio, semplicemente basta la semplicità, il rintocco della campana sancisce l’inizio della nostra avventura insieme a l’entusiasmo generale.
Tutto è ancora molto frizzante, partiamo camminando, questa notte di corsa ce ne sarà poca, innanzitutto perchè è buio, poi perchè quel che ci aspetta non è una vera passeggiata, quindi cerchiamo di mantenere le energie.
Neanche 2 minuti dopo esser partiti inizia a piovere, tra le imprecazioni di tutti,  c’è chi si mette la ventina, chi scappa sotto gli alberi, chi dice “dai che tanto ora entriamo nel bosco”.
Lasciamo l’abitato e ci addentriamo in una fitta boscaglia piena di rovi, siamo sul sentiero 360, l’entusiasmo è a mille, c’è il Mangia (Mangiavini) che urla da sotto, c’è GP (Gianpaolo) che fà la stessa cosa, Flora intona canzoni da (Signore degli Anelli), mentre altri componenti TRB parlottano tra di loro.
Noi tre non ci limitiamo a starcene zitti, ma già capisco di essere dentro una squadra, sin da subito, sin dalla prima difficoltà, i rovi appunto, si cerca di farsi strada, di darsi una mano. Mi sento sicuro.
Affrontiamo i primi 5km davvero massacranti, è vero siamo freschi, ma poi tutto questo si ripercuoterà più avanti…
5km 600d+ su un terreno davvero difficile, cementata misto sentiero sassoso scivoloso con fango, rovi, molto nervoso.
Arriviamo sotto Monte Calvario (chissà come mai eh?), quando svoltiamo a un bivio e iniziamo un traverso, sempre con caratteristiche del terreno abbastanza toste.
Arriviamo a San Emiliano, dove ci scattiamo un selfie.13435353_10209941074032875_6932450178634934766_n.jpg

Non per vantarci o cosa, ma i Selfie sono una trovata geniale da parte dell’organizzazione la quale tramite questa nuova “moda” vuole che le squadre segnalino il loro passagio dai punti predisposti nel roadbook.
Infatti il 3v Rando Trail non è un Trail con volontari sul percorso atti a dare informazioni inerenti al percoso, ma è in totale autosufficienza.
Questo è lo spirito di avventura più genuino che si possa trovare in giro attualmente.

Da qui inizia una discesa tecnica sempre su fondo precedentemente descritto che porta chilometro dopo chilometro all’altro punto Selfie.IMAG2524

Qui siamo a Forcella Vandeno e ci prestiamo a deviare sul sentiero 362. Ancora non siamo sul 3V.
La marcia prosegue, una serie di salite e discese tecnicamente descritte come “mangia e bevi” ci portano sino al bivio verso Punta Ortosei dove il roadbook indica “Foto Cartello/Vetta”.

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Siamo al 11km ed è come se ne avessimo percorsi 30, la notte, il buio, la sola luce delle nostre piccole frontali scandiscono il tempo, qualche scivolone su questo sentiero che non è proprio una passeggiata, infatti spesso e volentieri è caratterizzato dalla presenza di sassi bagnati nascosti sotto la folta vegetazione che è sbocciata dopo le ultime pioggie.
Il tutto rende doppiamente più difficile la marcia, infatti tra un capitombolo e l’altro, tra una risata e un commento continuiamo senza tregua.
Arriviamo finalmente a Lodrino, siamo al km 16 e i volontari TRB (Federica, Andrea e altri) ci stanno aspettando felici come delle pasque al ristoro.
Arriviamo, ci rifocilliamo e mi accorgo che già dietro di noi ci sono le scope.
E’ piuttosto demotivante ma siccome non è una gara, cambio velocemente visione della cosa e un pò mi passa.
Ripartiamo velocemente e attacchiamo subito una salita, che ci porta al Passo Cavarda

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C’è un pezzo in cui risciamo a corricchiare e non mi sembra neanche vero, un pò riesco a sciogliere le gambe, già provate dall’inizio piuttosto cattivo.

Tra una chiacchiera e l’altra il Team dei Neuro Fabbri prosegue iperterrito la sua marcia.
Io sono una sottospecie di ospite ma non mi sento tale neanche per un minuto, d’altronde son qui per conoscere Marco e più proseguo con i km più mi domando perchè cazzo mi è venuto in mente di scegliere lui come compagno al Trofeo Ravasio, non tanto per la persona che lui è, su questo non si discute, ma tanto per la sua forma fisica strabiliante. E’ un toro, non ha un segni di stanchezza sul viso, esso racconta la concentrazione dello stare in piedi su quel terreno, la felicità del intraprendere un viaggio così, è semplicemente penso in extasi.
Alessia penso di non averci mai neanche parlato, alla Vigolana incrociata tra gli sguardi, iniziamo a raccontarci, cerco di indagare, ma la lucidita in quello che il mio amico Luca definisce come PNF (Progressione Notturna Forzata), non aiuta di certo e il tutto è confuso.
Mentre diciamo tutto questo tra una cresta erbosa e un sali scendi inizio a “delirare”.
Ricordo bene le mie frasi che venivano scandite nell’arco di 10minuti almeno 20,, 30 volte!!
“Ragazzi, guardate i blu, il cielo sta diventando blu, è indice che la notte sta facendo posto al giorno”
“Ragazzi, guardate il blu, il cielo sta divetando……. ”
Penso e spero che dopo 3 volte che lo ripeto questi si siano tappati le orecchie….
Velocemente guadagnamo anche i piani di Vaghezza e successivamente l’omonima località, Vaghezza.
Siamo al km 25, a mio avviso abbiamo già tra i 1600 e i 1900m di dislivello nelle gambe, la notte sta per lasciare lo spazio al giorno ma con moooolta calma.IMG-20160617-WA0012.jpg
A Vaghezza c’è un ristoro, ci fermiamo io cerco di mangiare qualcosa ma non riesco, mi prende un attacco di freddo piuttosto forte, inizio a tremare non potendo tenere nulla in mano data la forte “tremarella” cerco di arrangiarmi come posso, idratarmi, mangiare un pò di torta vegana che Federica ha preziosamente preparato ma che si rivela più un’arma a doppio taglio in quanto lascia degli evidenti segni blu sulle dita… Chissà che ci ha messo dentro penso e senza esitare ne mangio un boccone.

Ripartiamo e io sono letteralmente congelato, cerco sulla salita di riscaldarmi facendo un passo un pò sostenuto ma non ce la faccio proprio…
La notte ha lasciato il posto al giorno e stiamo solo aspettando una cosa: IL SOLE!!!!
Io ho freddo, Marco ovviamente no, Alessia non oso chiederglielo, è un pò che cammina silenziosa, non ho molta confidenza per tanto non sò come comportarmi, ma mi conosco, l’orso che ce in me non sà trattare con le nuove arrivate quindi piuttosto che essere invadente rimango nella mia ipersofferenza da salita.

Ad un certo punto arriviamo su un pianoro dove si apre una bella visuale, da li dobbiamo raggiungere una cima e siccome il sole sta proprio per sorgere sopra le montagne io rallento il passo, tiro fuori il telefono e inizio a divertirmi fotografando quà e là alcuni attimi che resteranno per molto tempo nella mia memoria.
Dietro di mè arrivano le scope ma io me ne frego altamente e continuo a scattare.

Non sono il solo a farlo, anche Alessia immortala dei bei momenti e scatta delle immagini formidabili, mentre Marco zompetta qua e la come un camoscio.IMAG2554.jpg

Mi trovo in un posto magnifico, un 360gradi di alto godimento, il prato disseminato di Botton d’oro a cui dedico una fotografia. E’ formidabile, da qui a poco c’è una croce, dove ci fermiamo a rifocillarci.
A questo punto le scope di hanno raggiunto e da qui in poi le scope non saranno più scope, ma semplici compagni di squadra, perchè siamo tutti uniti con un unico obbiettivo, arrivare al Passo Maniva.
Iniziamo l’ennesima discesa scivolosa su terreno ostico, sassi bagnati misto fango, ma non ci rassegnamo, continuamo la nostra marcia, in certi punti io riesco anche a correre.
Da dietro sento un gran tifo, è il GP che urla “Grandeeeee Alan, grandee”!!!
Continuamo a scendere, da tenere a mente le sue parole.
“Ragazzi, da qui in poi è tutta discesa fino al Maniva, possiamo correrla tutta”
E proprio mentre dice queste parole quasi allo sfinimento che ci si presentano delle salitine davvero stupide che però dopo tot ore di percorrenza è difficile quasi camminare!!!

Proseguiamo agilmente e corricchiando su un lungo traverso che dopo un paio d’ore ci porta sino al Passo Maniva, punto di incontro con chi ha deciso di iscriversi alla distanza più corta di questo Rando Trail.
Tra una chiacchiera e l’altra continuiamo e io continuo a scattare, ormai è giorno e la fase di concentrazione più alta diciamo che è passata, cerco di rilassarmi e di recuperare un pò la fatica mentale dando ai miei occhi qualcosa di rigenerante da guardare.


Il mio orologio segna km e dislivello che non mi sarei mai immaginato, perchè da una parte sono contento di aver percorso questa distanza dall’altra, penso che me ne manca ancora altrettanta e un pò mi sconforto, ma cerco di non abbattermi.
Mi sento stanco, molto stanco, viaggiare di notte su quel sentiero, duro, scivoloso, fangoso, nascosto dalla folta vegetazione mi ha ridotto così:

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Siestaaaaaaaa vi pregoooooo!!!

Non mollo, figuariamoci, anche se ci abbiamo messo 11h e 30minuti per percorrere 43km con 3000m d+, noi non ci arrendiamo…
Ricordo che nello stesso tempo il 4 giugno ho completato il Vigolana Trail percorso di 69km e 4200d+ e questo sta a sottolineare la durezza e la difficoltà di questo Rando Trail.
Finalmente vedo il Passo Maniva e inizio a corricchiare per raggiungerlo.

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Passo Maniva

Il nostro fantastico terzetto si è un pò allungato, ma tengo sempre d’occhio Alessia che prosegue dietro a passo lento ma costante.
La aspetto e cerco di indagare sul suo stato, il suo viso racconta tutto, i due occhioni giganti che con difficoltà riesce a tenere aperti testimoniano la durezza della notte e del percorso.
Mi confida la sua volontà di voler fermarsi, non la biasimo, anche io dovrei farlo, una piccola infiammazione si sta impossessando del mio tendine tibiale o d’achille, non riesco a capire dove di preciso, ma vedo che la parte si sta arrossando.
Arriviamo al Passo, non dopo aver affrontare una ultima salita che in questo momento sembra durissima…

E’ gran festa, qui incontriamo tutti i partecipanti della 50km, ci salutiamo, evitiamo di abbracciarci per evidenti motivi, ci stringiamo la mano, ci facciamo il tifo, ci rifocilliamo prepotentemente, io mi gusto 2 scodelle di brodo e un piatto di pasta asciutta con sugo mentre cerco la mia sacca e dedico cosa cambiarmi.
Sono già in proiezione verso il prosieguo del percorso, quando in realtà dovrei pensare se fermarmi o meno.
Mi cambio le scarpe, rinasco quasi… i miei piedi ringraziano.
Indosso la termica a maniche lunghe, cosa che avrei dovuto fare la notte ma la lungimiranza mi aiuta, ho pensato bene di tenere quel termico per il giorno, momento in cui la mia temperatura corporea sarebbe scesa per l’effetto della fatica e così è stato, c’ho azzeccato e dentro di me sorrido.
Decido di ripartire, dopo un caffè e a passo da bradipo affronto la salita che ci porta nella seconda parte di percorso.
Si ipotizza che dal Passo in poi mancano 50km e 2000m circa di dislivello, “facili” secondo GP, per la diversa conformazione del terreno.
Tanto facili non sono direi, ma comunque io tengo duro e continuo iperterrito nella mia marcia.
Ogni tanto mi giro lo guardo, lo aspetto e gli dico :” Gp, ma da qui dove posso ritirarmi nel caso volessi?”
Alan, la prossima tappa per ritirarsi è tra 25km, prima non c’è nulla….
Ottimo, direi!!!!

Il tempo inizia a guastarsi, finora siamo stati fortunati e non abbiamo preso una goccia d’acqua, ma questi nuvoloni fanno temere il peggio.
Dal passo continuiamo la nostra marcia e iniziamo ad affrontare una multitudine di cime di cui non sò e ricordo il nome.
Il mio passo si fà sempre più lento e sento il mio tendine nell’affrontare le salite lamentarsi non poco.
Arriviamo ad una cima e da li posso vedere uno dei punti in cui avrei dovuto scattarmi una foto, un passo, si chiama passo 7 croci.
Appena arrivo sò di avere un pò di vantaggio sugli altri, GP ormai ha preso il largo con Marco che mi ha lasciato con gli altri, loro due se la godono sulle crestose cime ed io sono qui al passo.
C’è un muretto che sorregge 7 croci che sono infilate in mezzo ai suoi sassi, senza pensarci mi butto a terra e mi siedo, cerco riposo, voglio riprendermi ma sopraggiunge Francesco (Il Mangia) e gli altri 4 componenti del gruppetto che si è da tempo ormai aggiunto alla sua compagnia.
Scoppio in lacrime, sono esausto, non sò se è la fatica, non sò se è il dolore che non mi permette di dare il massimo come sono abituato a fare anche in momenti di crisi e stanchezza, ma davvero non riesco a fermarmi, piango come un bambino all’asilo.
Il Mangia cerca di darmi la forza e la carica per andare avanti, mangio qualcosa, bevo qualcosa, mi rialzo e riparto.
Questo è un momento molto duro in cui io sto facendo i conti con me stesso, con la mia caparbietà, con la mia testa, avrei dovuto ritirarmi??? Neanche per sogno!!!
Inizio a capire che tutto quello che mi sta succedendo, questo delirio mentale, questo stato semi coscente mi servirà, molto, più avanti!!!
Ripartiamo e il Mangia si impone:” Alan, passi piccoli”, cerco di ascoltarlo, ma involontariamente non riesco a seguire il suo consiglio, sarà che ho il passo lungo, sarà che ho questa foga dell’affrontare le salite con cattiveria anche dopo 14 ore di gara…
“Alan, PASSI PICCOLI” ribatte, e come un bambino che risponde alla maestra mi giro e gli dico “Più piccoli di così???!!?!?!?” Qualcuno cerca di giustificarmi dicendo, “Eh ma ha le gambe lunghe”….
Continuiamo iperterriti a camminare, su e giù, arriviamo sul Monte Crestoso e mi scatto una foto, per capire come sto messo e a riguardarmi non sembro poi così cadavere.
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Un pò stanco si, senza dubbio.
Da qui in poi si alternano ancora cime, un infinito su e giù, su terreno sassoso a tratti erboso e scivoloso, duro, molto duro!!!
Guardo l’orologio e decido definitivamente che al ristoro del rifugio mi ritiro.
Calcolando arriverei a fare 60km con 5000m d+ e la cosa mi piace, perchè è un’ottimo allenamento, perchè sono più di 16 ore che sono in piedi e che cammino, perchè nonostante sia sveglio da 30 ore con una giornata di lavoro alle spalle, un viaggio in autostrada per raggiungere Gardone, ancora ho modo di dire la mia, sono orgoglioso e questo mi dà la carica, per affrontare gli ultimi km.
Dopo l’infità di creste percorse che in questo momento mi sembra di scalare il M. Bianco, un sentiero ci porta verso il basso, da 2000m scendiamo a 1700 dove c’è una malga, col Mangia si chiacchiera e cerco di farmi forza, ho ritrovato le energie, in discesa non ho problemi, ma appena inizia la salita sento il tendine quindi rallento… (PASSI PICCOLIIIIIIIIIIII)!!!!
Sopraggiungiamo al Rifugio Monte Cimosco, il mio orologio segna 60km 5000d+, entro in Rifugio, sento un’ondata di caldo assurdo, guardo un pò tutti stralunato, vedo Marco, GP, i ragazzi che erano con noi prima, vedo il Mangia che era andato avanti, mi giro ed esco, non ce la faccio a stare li dentro, sò che sto per scoppiare ancora.
Esco dalla porta mi siedo su una sedia fuori dal rifugio piego la testa sulle gambe metto le mani in viso e piango ancora…. Sono stremato, provato ma non mi lamento, la mia sofferenza è solo mia, non la voglio condividere con nessuno, anche se Marco è uscito per chiedermi come stò e perchè voglio ritirarmi, l’evidento arrossarsi dell’infiammazione mi fa pensare a una sola cosa. Devo fermarmi, per Marco, non per me, perchè siamo iscritti al Ravasio e io il Ravasio lo voglio fare, anche se sono sincero in quel momento avrei mandato a fanculo anche una qualsiasi random garetta di paese anche da 100m….
Rientro, mango 5 brioches alla crema, bevo tutto quello che ho, bevo un caffè, chiedo del ghiaccio mi siedo su una panchina all’interno del rifugio e con occhi assenti guardo i miei compagni andarsene….


GP mi lascia 20 euro, inizialmente gli chiedo il perchè, lui mi risponde “Devi lasciare qualcosa a questi che ti portano giù!”… Non ci avrei mai pensato in quel momento, per fortuna che c’era lui…..
La mia capacità di gentilezza viene totalmente sopraffatta dalla stanchezza….
Stralunato, stanco, assente mi riesco a scattare qualche foto, dove accenno anche a un sorriso.
La ragazza di li a poco mi porterà all’altro punto di ristoro quello di San Zeno, l’ultimo tratto che da li avrebbe portato su in cima all’ultimo monte.
Durante il viaggio in jeep conosco la ragazza del Rifugio, persona gentile, appassionata di animali, da poco ha preso un cane (uno dei 4 che ha) e scopro che il rifugio dove mi sta portando a San Zeno è sempre gestito da lei e dal suo fidanzato.
Arrivo al rifugio e da li un ragazzo mi accompagnerà sino a Gardone Val Trompia dove trovo ad aspettarmi Federica.
Da li è una festa unica, sto aspettando Marco, per chiudere insieme questo 3V Rando Trail, mentre Alessia è già andata a casa dal Maniva.
Nel mentre arrivano tutti i concorrenti, i primi della 93km arrivano 1 ora dopo che io ritorno a Gardone, questo significa che davvero è stata dura anche per i primi.

Conclusioni
Secondo quello che è il mio modesto parere di appassionato, anzi, innamorato follemente della montagna, il Rando Trail che esso sia percorso sul sentiero 3 Valli o in qualsiasi altro sentiero segnato (mi viene in mente un Rando Translagorai, Rando Aldo Bonaccossa) è senza dubbio quanto più vicino all’idea che io ho di montagna.
Questo approccio spero che apra la mente a numerosi organizzatori di Trail, cercando di far loro riflettere su cosa deve essere la montagna e su come bisogna affrontarla, rispettarla, amarla.
3V Rando Trail è stata l’esperienza di Trail Running più forte e intensa che abbia finora mai vissuto, ogni volta che provo a fare qualcosa con il Trail Running Brescia ne esco sempre più convinto di aver preso la strada giusta, di aver trovato in loro persone con il mio stesso modo di pensare.
Mi sento un romantico della montagna, un camminatore che va all’estremo delle proprie possibilità e che ancora non ha imparato a conoscersi al 100%, grazie all’esperienza Rando ho iniziato a vedere forse, quello che è il mio limite.
Ci sarebbero tante, troppe cose da dire, si potrebbe creare un dibattito, probabilmente lo si è già discusso ma non voglio in questa sede.

Ringraziamenti
Metto una mano sul cuore, digitando con una sola mano i ringraziamenti alle persone che qui andrò a citare, perchè ci sono persone che ti restano dentro, ci sono momenti che ti sconvolgono, piccolezze che nei momenti di difficoltà diventano enormi gioie, capisco giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, cima dopo cima quando sono fortunato ad aver conosciuto il TRB.

Innanzitutto ringrazio i miei due super fantastici compagni di squadra dei Neuro Fabbri, Marco e Alessia, grazie di cuore per la compagnia, per il viaggio, per gli sguardi silenziosi, per i cenni d’intesa, per essersi raccontati, per avermi dato la possibilità di farlo, grazie dei silenzi che hanno raccontato più di 1000 parole, grazie per esserci stati, per avermi accettato tra di voi, sono sicuro che da questa esperienza è nata una forte amicizia, uno spirito di aggregazione straordinario, già siamo sulla nostra chat whatsup a cercare nuove esperienze, nuovi percorsi, nuovi traguardi, da vivere insieme, (magari non da 90km o magari si, anche da 100km ma non con quel terreno CATTIVISSIMO)!!!!
Ringrazio GianPaolo detto GP per l’enorme disponibilità pre-durante-post gara, per avermi scritto il giorno dopo, per avermi dato la certezza di essere un vero TRB con lo spirito giusto, con le carte in regola, cosa che la mia infima autostima ancora non mi aveva dato modo di comprendere.
Ringrazio Francesco Mangiavini, il MANGIA, uomo dotato di personalità e caratteristiche umane fuori dal comune, l’organizzatore maestro del Trofeo Ravasio, che più mi diceva “Io non ti voglio al Ravasio” più sentivo la voglia di fargli cambiare idea. Lo ringrazio per il prezioso supporto datomi quando sono caduto in lacrime dalla stanchezza al 7 croci, lo ringrazio di avermi aspettato, di avermi confortato di avermi assistito come un fratello.
Ringrazio Michele Mombelli e tutto lo Staff organizzativo del 3V Rando Trail, avendomi dato una possibilità straordinaria per poter conoscere me stesso, per avermi dato la possibilità di vivere la mia prima vera esperienza notturna di Trail, emozioni che nonostante la costante “testa bassa” durante le poche pause fatte per guardarmi intorno mi hanno ricaricato il cuore!!!

 

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Vi voglio infinitamente Bene!!!!