Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

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Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

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Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

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in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

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Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

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Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

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Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

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Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

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L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

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Cima Tauffi Light Trail

l’ASD Cima Tauffi Trail Fanano organizza insieme ad altri collaboratori ormai da qualche anno il “Cima Tauffi Trail” 60km 4000d+ , “Cim Tauffi Light Trai” 35km 2000d+ e da quest’anno la più leggera 12km Easy Trail.
Questa gara si disputa a Fanano (MO), quindi fuori dal magico Trentino, anche se comunque un pezzo di esso c’è eccome ed è a pochi chilometri da Fanano.

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Il venerdì ci portiamo già in loco, sono in ferie e ci prendiamo con comodo.
La giornata è molto calda, speriamo non si ripeta per il Sabato, dove già lo scorso anno si sono registrati record al negativo per quanto riguarda le temperature.
Ritiriamo il Pettorale, non un pò di difficoltà per l’iscrizione ma poi tutto è filato liscio (circa).
Verso sera partecipiamo al Pasta Party organizzato e ci posizioniamo nello spogliatoio del palaghiaccio. Lì passeremo la notte.

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Una notte passata discretamente, i 5mm del mio materassino litigano con il pavimento ed ogni volta che cambio posizione il mio scheletro si ribella alla forza di gravità..

Verso le ore 5 apro gli occhi, è ora di svegliarsi, o per i più è ora di alzarsi, infatti la notte non è stata rilassante e rigenerante e “dormire” è stata un impresa.
Mi vesto, dò un ultima occhiata allo zaino e faccio colazione sulla panchina della squadra di Hockey di “casa”.

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Ci portiamo alla partenza verso le 6.30 dopo aver riposizionato tutti i nostri bagagli nello spogliatoio e aver preparato e definito il tutto per il post gara.

L’attesa è abbastanza tranquilla, 35km sono alla mia portata ormai e decido quindi di provare a farli a un buon ritmo, tenendo conto le attività precedenti fatte in questa settimana di ferie che mi hanno leggermente tagliato le gambe.
Prima di partire nel parterre incontro una leggenda dell’Ultratrail italiano, conosciuto non solo in Italia ma in tutto il mondo per le sue imprese ad un’età dove di solito si deve smettere “e detto da lui…”, Marco Olmo!IMG_4017.JPG

L’avevo visto la sera, ma non volevo la classica foto con Marco Olmo, volevo che la foto fosse fatta alla partenza di un Trail, di una gara, con indosso la divisa che ha svoltato un pò quella che era la mia “poco felice” vita e che l’ha resa un vero spettacolo.
Casualmente passava di lì il fotografo ufficiale che ringrazio per avermi scattato due splendide foto con Marco.
Tra una foto e l’altra, gli sussurro in un orecchio in poche parole cosa ho avuto.
Lui mi guarda e mi dice semplicemente “Sono senza parole!”.
Penso che abbia detto tutto !!!!

Visibilmente emozionato mi allontano e cerco di godermi il momento.
Manca davvero poco alla partenza e riesco a bermi un caffè furtivo prima che venga dato lo start alle ore 07.00 dalla piazza di Fanano.
Viene dato il via allo start e attacchiamo subito la salita dopo un piccolissimo pezzo di piano su asfalto che ci porta fuori dall’abitato di Fanano rimontando un bosco abbastanza corribile con qualche strappetto.
La salita ogni tanto presenta qualche tratto tecnico che diventa più difficile ma nulla di eccessivamente duro.
A metà circa del km 3, inizia un sentiero che rimonta una dorsale, che porta verso i 1000m di quota.
Sino a qui abbiamo percorso circa 3km e 400m d+.
Qui si può un pò rifiatare infatti il km 4 è caratterizzato da un altro punto di salita in cui si può corricchiare, facendo attenzione a non esaurire le proprie forze in quanto l’alta umidità e il caldo del venerdì ha lasciato un clima non proprio gradevole per sforzi di questo genere, in più non c’è neanche un fil di vento.
Proseguono i km e la salita, che incessantemente non ci lascia sino alla fine del bosco, dove si inizia ad intravedere la nostra meta intermedia, il Monte Cimone 2150m circa d’altezza, la montagna più alta in zona.

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Prima di arrivarci, attraversiamo mediante un sentiero in costa il Monte Ardicello e successivamente un piccolo pezzo di falsopiano che passando per il Lago Ninfa si impenna leggermente poi verso la Cresta di Gallo e successivamente il Salto della Capra.

Siamo usciti dal bosco, il tempo non è dei migliori, un forte vento tira verso Nord il chè dà una piacevole sensazione di benessere che però dopo svariati minuti di marcia costringe i più ad indossare un antivento.

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Il sentiero un pò tecnico rimonta in modo dolce la cima del Monte Cimone, dal suo lato Nord.
Inizio ad entrare in crisi, probabilmente ho sbagliato sicuramente qualcosa, così quando arrivo sulla vetta del Cimone anzichè correre passeggio qualche centinaio di metri per darmi una riassestata.
Ho sensazioni di debolezza probabilmente dovuti al fatto che questi 12km con 1500d+ sono stati affrontati si nel modo giusto come passo, ma non come idratazione e alimentazione.
Infatti mi ritrovo ad avere una borraccia quasi vuota e l’altra completamente piena, tutto il cibo ancora a disposizione e la cosa non è buona, un pò me la sono cercata, ma la foga nel voler fare la salita mi ha fatto dimenticare tutto…
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Mi idrato, faccio due respiri profondi e inizio la discesa su cresta che è fantastica, un tracciato piuttosto tecnico di sassi e saltelli che mettono a buona prova le nuove scarpe che mi sono preso, sembrano andare anche discretamente bene.

Finita una breve discesa il terreno sempre su cresta spiana e con qualche risalita breve ma bella intensa ci porta sul Monte Lagoni.
Siamo al 17esimo abbondante e con una secca svolta a sinistra l’alpino che sorveglia il passaggio ci dà il via alla discesa.
Da qui in poi è tutta discesa o quasi.
Inizialmente cerco di gestirmi, è tecnica, bisogna fare attenzione per non arrivare gli ultimi km con le gambe cotte.
Così decido di non scendere a rotta di collo ma di gestire, mi aggrego a un gruppetto e dico ai cavalli di stare boni che il divertimento sarà più avanti…
Incontriamo dei volontari e uno del gruppo chiede a qualche km avremo trovato il secondo ristoro.
21, sento, così guardando l’orologio ed essendo al 19esimo inizio a chiedere permesso e passo andando ad aggredire così la strada forestale che scende dolcemente mi avvio verso il punto prefissato.
Ogni tanto ho il tempo di guardarmi intorno e vedo intorno a me un bosco davvero particolare.
Un torrente ne solca il percorso ed ogni tanto la forestale lo attraversa costrigendomi a “guadarlo”.
Arrivo al ristoro del 21km, mangio una banana e bevo 2 bicchieri di coca, di li rincomincia la salita, l’ultima dicono essere, così parto piano, sò che la digestione è veloce perchè ho mangiato relativamente poco, ma i muscoli che richiedono sangue sono ancora poveri visto che il mio stomaco lo sta impiegando per triturare la banana!!!
Appena ho una buona sensazione inizio con il mio solito passo da salita.
Questa volta i bastoncini che avevo usato sino ad ora per la salita li ho riposti nello zainetto e faccio tutto senza, mi sembra di essere più veloce, più reattivo e inizio a chiedermi realmente fino a che km una gara possa essere affrontata nel mio caso senza di essi.

Inizia finalmente un lungo collinare che si alterna a tratti di bosco fitto e zone invase dai mirtilli, ogni tanto mi fermo a mangiarne qualcuno, delizioso!!!!
La corsa è buona le energie ci sono, il morale è tornato abbastanza alto guardo l’orologio ed è il 26esimo km, quindi decido di iniziare a spingere.
Gli ultimi 88m di dislivello come da descrizione del mio Garmin mi tagliano un pò il fiato ma le gambe ci sono tengo duro e poi inizio a buttarmi a capofitto nella discesa.
Inizialmente è molto corribile, su una forestale che però non apprezzo molto per via dei suoi sassolini scomodi, ma poi appena diventa single treck e la pendenza aumenta mi lascio letteralmente andare….
Inizio a surriscaldarmi così tanto che provo lo stesso calore della salita , forse maggiore…
Le gambe mi stanno dietro, non ho dolori, spingo ancora, ma in modo sempre controllato…
Un “permesso” accennato a chi incontro fà si che mi venga data strada libera senza tante polemiche e io ringraziando saluto.
Ad un certo punto incrocio una ragazza con la quale ho condiviso una piccola parte dell’ultima salita che si complimenta, capirò poi alla fine che lei era la terza donna della 35.
Io continuo e tra un sasso, una radice e un tappetino di terra davvero eccezzionale mi lascio andare…
Sò che gli ultimi due chilometri sono davvero duri e tecnici mi viene detto, che bisogna stare attenti, ma io continuo a correre non incontrando particolari difficoltà.
Forse (penso dentro di me), le mie esperienze di quest’anno hanno alzato notevolmente la mia tolleranza alla “scomodità” del sentiero e ai suoi tecnicismi.
Supero un bel pò di gente, stupendomi un pò di me stesso, fino a quando arrivo al 33esimo km e sono a Fanano.
Supero un ponticello e vedo davanti a me un bellissimo sentierino delimitato da una staccionata marrone molto ben fatta che risale…
Oh no… ancora, ma non mi dò per vinto, non deve essere così dura se manca davvero poco, inizio a correrla, sto quasi per arrivare allo stremo quando vedo 3 bandierine rosse che delimitano un piccolo prato tagliato in precedenza in piedi come un vertical….
Per fortuna sono pochi metri, arrivo su asfalto e una signora mi dice, dai che sei arrivato, 300m…
Rincomincio la mia corsa giro l’angolo e a destra vedo il traguardo.
Il tabellino del tempo è girato dall’altra parte per tanto non riesco a vedere il mio tempo, per un attimo mi pervade nella mente l’idea che io abbia sbagliato strada, proprio all’ultimo, ma fortunatamente lo speacker inizia a dire il mio nome, come se tutto filasse liscio e non “Alan, guarda che il traguardo si prende dall’altra parte…”…
Faccio il mio scattino finale e così taglio il traguardo con un ragguardevole tempo di 5h 19′.

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Contento e soddisfatto mi reidrato al ristoro finale, mangio qualcosa ed aspetto la mia amica, che con un fantastico tempo chiude in 55esima posizione, 5nta donna.

Appena lo rivedo gli vado incontro :”Marco! Come ti è andata?!”
“Bene, te? Complimenti ancora” con un cenno d’approvazione.
“Bene grazie, sono arrivato, mi sono divertito e posso raccontarlo ancora!!!”
“Sei un grande!”
“Pure tu, il più grande!”
Alla prossima Marco !!!