Dolomiti di Brenta Trail – Servizio Scopa

Avete mai scopato??
Non siate maliziosi, sapete di cosa parlo…
Fare la scopa ad una gara è un esperienza che potrei consigliare, ma non a tutti.
Ci vuole innanzitutto un buon allenamento, un infinita pazienza, una giusta dose di determinazione e attitudine al dialogo multilingua, sopratutto se si tratta di un trail internazionale, che si svolge in uno degli angoli più belli del Trentino e riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, le Dolomiti di Brenta.

La gara, ovviamente, si chiama “Dolomiti di Brenta Trail” ed è organizzata da Trentino Trail Running con il supporto di associazioni di volontariato, ma anche dal corpo dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dei volontari della Croce Bianca Paganella.
Questo è il terzo anno, ufficialmente il secondo di gara, in quanto l’edizione 0 come in quasi tutti i trail (e aggiungo nei trail SERI), viene dedicata alla conoscenza del percorso e al “collaudo” dei cancelli oltre che a collaudare e testa la macchina organizzativa.

Dopo aver partecipato con estremo entusiasmo alle prime due edizioni percorrendo il percorso lungo, quest’anno decido di passare dall’altra parte della barricata.
Nel 2016 sono partito con il numero 1 gentilmente “regalatomi” dai ragazzi del TTR, che ho con orgoglio portato fino al traguardo, l’anno prima all’edizione autogestita, arrivai al buio in penultima posizione, ma in lacrime per la soddisfazione che provai per aver completato il mio primo vero Ultratrail con distanze e dislivelli che per me erano quasi impensabili fino a qualche anno prima…


 

Il 3 agosto mi scrive Alberto, pensare che loro sono già al lavoro da un bel pò per l’organizzazione di questo evento mi fa capire quanto sia difficile, impegnativo e stressante…
ciao Alan! segnato come volontario DBT ok? Apripista o scopa indifferente, sto raccogliendo adesioni e combinando le persone
Ok Alberto, ti lascio la mia mail per tutti i dettagli“.

Verso fine mese mi arriva una mail lunghissima con spiegati tutti i dettagli di tutta la gara:
– mappa, roadbook,  cancelli orari, partenze lunga, partenze corta, partenze apripista sul percorso lungo e sul percorso corto, materiale da integrare nel caso in cui qualche buon tempone tolga le balise e tantissime altre informazioni.

Penso di fare la scopa, non ho mai fatto il sentiero che passa da Malga Spora e sale al Passo della Gaiarda, quindi me lo voglio vedere, poi quest’anno non sono molto allenato, fare la lunga significherebbe non riuscire a garantire un servizio completo e sicuro e per me una insignificante sofferenza.
Qualche giorno prima le previsioni meteo prospettano un week end piuttosto umido e fresco, quindi l’organizzazione per motivi di sicurezza decide di applicare alcuni cambiamenti che durante il breefing serale del venerdì vengono comunicati ai concorrenti.

La gara

il 09 settembre alle 7.30 parte il Dolomiti di Brenta Trail 45km percorso “corto”, le scope sono pronte, siamo in 6, sembra un numero eccessivo ma vi assicuro che così non è… lo capirete poi…
Parte la gara e dopo il via ufficiale la prima cosa che mi fà strano è che noi non dobbiamo correre!!! Sembra quasi divertente!!!
Vedo la Fede con un magnifico striscione che ineggia il Trail Running Brescia, la saluto e faccio con lei e il “Pres” una foto.

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Io, Michele e Fede con lo striscione “Forza TRB”

E’ ora di incamminarci, fa freschetto ma noi cominciamo subito a darci da fare, bisogna pulire tutto.
Qualsiasi nastro giallo, tabella e quant’altro va raccolto e messo nel sacchetto di plastica.
Iniziamo con il togliere i nastri che ci sono nel paese a Molveno per poi seguire il percorso gara a debita distanza dagli ultimi concorrenti.
Oltre alla pulizia di tutto, il compito della scopa è anche quello di passare dalle postazioni e dai cancelli nei giusti orari, per tanto cerchiamo di essere ad Andalo per le ore 8.50, per l’effetto dell’anticipo orario.
Questo ovviamente comporta ad un’andatura che il più delle volte non coincide con la propria.
Si pensa che sia più facile andare “piano”, ma non lo è, a volte è solo più stressante.
Arrivati ad Andalo quindi decidiamo di rifugiarci nel solito bar già visitato in passato durante l’edizione 0, per un gustoso caffè con Brioches, mentre la coda del gruppo si sta dirigendo verso la salita del “Pegorar”.

Usciti, passiamo il paese per addentrarci sul sentiero 301 che sale ripido sino a Malga Cavedago.
Salutiamo i volontari che ci stanno aspettando, sbalisiamo il tutto e li ringraziamo, loro ci augurano in bocca al lupo visto che il tempo si è già guastato e ha iniziato a piovere.


Fortunatamente però, siamo entrati nel bosco e non abbiamo grosse difficoltà in quanto i pini ci riparano.
Iniziamo a risalire il bosco, umido e la fatica oggi si sente di più…
Una chiacchiera dopo l’altra incrociamo la coda del gruppo e a debita distanza cerchiamo di proseguire con il nostro lavoro, le nostre chiacchiere quando prima di arrivare sulla forestale che porta al primo ristoro incontro Elena, che mi comunica il suo ritiro dalla gara, un vero e proprio peccato per un’atleta così doversi ritirare, sopratutto perchè questa è la sua gara di casa e lei aveva ottime possibilità…
Michele tramite radio comunica alla base (Molveno) il numero pettorale e il nome dei ritirati che mano a mano incontriamo durante il percorso.

Arriviamo sull’ultima concorrente, che in realtà sin dal collegamento Molveno – Andalo la abbiamo a vista d’occhio, è una signora di mezza età di nazionalità russa, Tamara il suo nome, sarà una vera e propria barzelletta accompagnarla…
Al suo passo, arriviamo sino a Malga Cavedago, nella piana magnifica di “Campo Spora” dove facciamo tappa all’omonima malga per un caffè.

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Campo Spora e l’omonima Malga

All’interno della Malga hanno dormito alcuni volontari che effettuano il presidio nella parte del percorso lungo, quella del Torrion, Malga Termoncello e Flavona.
Un profumo di carne invade le nostre narici e numerose volte ci ripromettiamo di fermarci li e non ripartire più!!!
Cerchiamo di dare un vantaggio smodato alla russa e ripartiamo dopo un pò in direzione Passo della Gaiarda.
Il tempo per fortuna si è un pò assestato, non piove ma ce un venticello frizzante, per me si traduce in un metti/togli di giacchetta anti-vento…
Ahimè il sogno di poter procedere a passo normale si infrange dopo qualche centinaio di metri in direzione Gaiarda, difatti poco prima del passo reincontriamo la russa, che, con molta nonchalanche sta scattando delle fotografie al Brenta totalmente annebbiato….
Arriviamo al Passo Gaiarda, il tempo ritorna ad essere insidioso, vento e acqua ci accolgono!!

Noi ci fermiamo per ripulire, le russe signori e signore, diventano 2……. è una TRAGEDIA
Questa non ci voleva, un’altra concorrente in coda al gruppo si unisce al nostro team, ormai Tamara è pressata come la segatura dei tronchetti per il fuoco dell’OBI, gli siamo ai talloni, ma lei sembra non vederci, si ferma, fà foto, è smarrita, non capisce… e noi con lei….
Una piacevola discesa ci accompagna verso il bivio del sentiero 301/371 dove è presente una delegazione di volontari che fanno la spunta dei passaggi per il percorso lungo e corto.
Lei non corre, CAMMINA… anche in discesa, anche in piano….
Ci fermiamo con i volontari e incitiamo un pò di concorrenti che provati risalgono dal Campo Flavona in direzione Passo del Grostè.
Il tratto fino al Passo è speciale, una serie di su e giù non troppo impegnativi ci permette di recuperare la coda del gruppo in un batti baleno, così mi piazzo dietro la russa e la scorto come quando porti il cane giù da basso a fare pipì…

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in direzione Grostè le due scope Mombelli e Totaro

Mi fermo un’attimo poco prima del passo, sento un forte vento quindi metto la ventina, 30 secondi e sono pronto, si ferma anche lei, vuole mettere la ventina… interminabili minuti di tremoliii mi invadono come uno tsunami…..

Al passo Grostè fa molto freddo appunto ed è meglio non star molto, e mentre la russa si ferma a far foto io me la corro fino al ristoro del Rifugio Graffer per darmi una riscaldata, un cambio maglietta e l’immancabile goccio di caffè!

Il Graffer è anche un punto piuttosto importante e selettivo per il percorso, “Il cancello orario”, da qui si dividono anche in due percorsi, quindi in seguito a esigenze organizzative le scope della lunga che ancora sono impegnate dietro arrivati al Rifugio abbandoneranno poi il loro lavoro e scenderanno con l’organizzazione per tornare a Molveno.
Noi della corta ci dividiamo in due gruppi (vedi che 6 componenti erano giusti?), in 4 proseguiamo a sbalisare tutto il percorso fino al Tucket, gli altri due scenderanno sino a Malga di Vallesinella facendo la stessa cosa, per poi risalire al Rifugio Casinei facendo la cernita degli atleti da fermare in quanto arrivati in ritardo sul cancello.

In quel momento prendo in mano la radio e inizio anche io ad esser parte protagonista nella comunicazioni, la cosa mi piace molto, un pò per il mio passato di soccorritore volontario con il 118, (ora 112) e un pò perchè sono sempre stato appassionato di radiocomunicazioni.

Arriviamo al Tucket e abbiamo un abbandono scopa per problema al ginocchio, quindi lasciamo che torni a valle comunicandolo all’organizzazione mentre noi aspettiamo al Rifugio Tuckett gli altri due componenti che stanno risalendo dal Casinei.
Al Rifugio Tuckett noto una certa confusione, il ristoro quest’anno è all’interno fortunatamente, ma è presidiato a mio avviso con poca autorità.
Quindi tocca fare a noi scope lo sporco lavoro, fermare chi, arriva dopo il cancello orario.

Per un motivo che ancora non riesco a comprendere, forse per un magico dono dell’obiquità le due russe sono allo stesso ristoro. Entro e faccio finta di non vederle, mentre mi rifocillo e inizio a prepararmi per la “tappa” successiva.
Mi assicuro della posizione di Michele (l’altra scopa) e lo aspetto mentre consiglio alla due russa più veloce “The gate closes in 5min”, mi guarda mi sorride e mi dice “I have to go!!!”
“E de corsa anca”……
L’altra se ne sbatte, mangia, si rifocilla, si guarda in giro e solo dopo un pò la vedo uscire e andare a colloquio con la sua compatriota.
Le vedo sparire dalla porta del Rifugio…
“Dai che questa è la volta buona che non le vedo più almeno fino a Bocca di Brenta”!!!!!
Alle 15.45 chiude il cancello sulla lunga, con un signore che è l’addetto alla rilevazione dei chip aspettiamo gli ultimi concorrenti.

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Bocca di Tuckett dal Rifugio (foto di Gabriele – Senza Freni)

Devo dirli di non chippare quelli che passano perchè sono da ritirare, altrimenti questo avrebbe chippato pure i caprioli se fossero passati di li….
Comunico il numero dei runner che non sono riusciti a superare il cancello, sorbendomi una serie di critiche che sinceramente non comprendo.
“Ma noi non ce l’abbiamo con voi scope, ma l’organizzazione allora poteva far partire la gara un ora prima, in Francia i cancelli sono lunghissimi”
A un certo punto sbotto ma con delicatezza…
“Signora, i cancelli in Francia sono e restano in Francia, qui siamo in Italia e io sono costretto a fermare chi passa dopo le 15.45, perchè in seguito ad un previsto peggioramento delle condizioni meteo il percorso non diventa più adatto e sicuro per farvi procedere”…
Forse lo hanno capito e insieme a un gruppo di volontari presenti al Tucket, all’arrivo di Michele si avviano verso Vallesinella, dove un pulmino li riporterà alla base.

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Verso il Brentei

Finalmente siamo di nuovo tutti uniti, quindi ci sbevazziamo una birra in 3 e ripartiamo di “corsa” finalmente verso il Brentei, giù dal sentiero del Fridolin!!!
Arrivati al bivio con il sentiero che sale dal Vallesinella noi proseguiamo verso il Brentei fino a quando succede il previsto….
La russa ricompare… Così questa volta consci del fatto che effettivamente lei ha tutte le carte in regola per arrivare fin li, ma sempre rosicando al minuto sul cancello, decido di mettere a conoscenza la base.
La sicurezza che non riesca a passare il cancello della Bocca di Brenta è scontata, oltre al fatto che verso il Rifugio sta iniziando a piovere copiosamente e anche grandi bei goccioloni…

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Rifugio Brentei e lo straziato Canalone Neri

Arrivati al ristoro del rifugio, ci sono due ragazze alle quali spieghiamo subito la situazione, mi fanno entrare in cucina per parlare con uno dei gestori e cerchiamo di trovare una soluzione.
A malincuore da una parte ma con una gran sollievo dall’altra sono costretto a far scendere la russa con due ragazzi (Paola e Marco) che stavano facendo le scope con noi…
Rimaniamo in 4, Alan, Luigi, Michele e Gabriele, con un’unico obbiettivo, arrivare al Pedrotti per the caldo.

Sotto una fitta pioggia mi imbacucco con tutto il materiale antiacqua che ho con me e mi incammino verso la Bocca di Brenta….
Tempo di uscire dal Brentei, fare il sentiero e iniziare a corricchiare il traverso che porta sino alla base della Bocca, che mi vedo una sagoma nera camminare verso di me in direzione sbagliata…
“Oh mio Dio…. cosa potrà mai succedere ora?!” dico tra me e me…
La seconda Russa corre verso di me con due occhi che sembra avesse visto lo Jeti…. La avvicino e il nostro dialogo è molto striminzito ma efficace.
“Is the wrong way!” le dico
“I dont go here!!!” mi risponde girandosi e puntando il dito verso Bocca di Brenta che era praticamente nascosta da un nuvolone nero orrendo…
“WTF Why???” rispondo
“No No i dont go here” continua a dirmi….
Ok, calma e sangue freddo Alan, mi giro vedo Luigi e gli urlo “Digli al Michele di comunicare via radio il ritiro della seconda russa”!
“Ok lady, go whit my friend to Brentei! Bye”!!!!!
mi giro e me ne vado, proseguendo il mio percorso dopo essermi assicurato che lei raggiungesse Luigi.

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Un’altra persona mi viene incontro “EH NO , ADESSO BASTA!!!!”, ma per fortuna è un volontario del Soccorso Alpino, il quale mi comunica che più avanti avrei trovato una postazione di fortuna con una radio e che Luca (uno degli organizzatori) stava scendendo verso di noi!…
Raggiungo la postazione, prendo la radio e senza neanche dire chi sono dico “Luca, non scendere dalla Bocca di Brenta, sul percorso non c’è più nessun concorrente, ci sono solo le scope”.
Raggiungo Luca e per una frazione di secondo l’acqua, il vento, il fastidio esistenziale di quella situazione mi abbandona, lo abbraccio ed esclamo “Oh, sempre qui noi due eh?, che piacere passare da concorrente a scopa!!!”
Dopo averli spiegato bene tutto, decidiamo di proseguire, lui avrebbe ragguinto il Pedrotti insieme a me poi sarebbe andato ad accompagnare i ritirati alla Bocca di Brenta verso Molveno.

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L’ultima foto, fatta a Bocca di Brenta, poi l’imperativo era SCENDERE!!!

Risaliamo, cerco di stare al suo passo, ce la faccio penso fino a 1/3 della salita, quando lui mi chiede “Facciamo la ferrata?”
OVVIO!!!!
Taglio così l’infernale colatoio sassoso di pietre ghiaia che risale alla bocca quando ad un certo punto sento “Alan, io vado intanto su…” come se Luca dovesse scusarsi del fatto che è un mostro in salita e io con l’allenamento che ho sto sputando organi per stargli dietro.
Arrivo al Pedrotti che lui è già ripartito con i concorrenti che lo stavano aspettando, io sono solo entro, dopo aver salutato la splendida famiglia Nicolini, vedo con piacere che Kikko il vincitore della corta è già al lavoro e che Elena che si era precedentemente ritirata è già tornata su da casa…. (Alieni….)
Mi offrono un the caldo che non rifiuto, cerchiamo alla bene e meglio di mangiare qualcosa dal ristoro poi sento che arrivano gli altri 3, finiamo le libagioni e finalmente possiamo fare il nostro passo.
Ci fiondiamo a Molveno ma prima ci aspettano 10km e 1600m d- in discesa….
Voglio capire la mia forma, anzichè andare giu dal sentiero prendo il ghiaione che sta a destra del Rifugio Tosa (ora adibito come ricovero invernale e non solo), la discesa è da cardiopalma, le gambe stanno bene stranamente, e mi evito una serie di tornantini stressanti che lascio a fare agli altri, fino quando bene o male arrivo in zona Massodi.
Ci ricongiugiamo e scendiamo.

Una piccola pausa per salutare Michele al Rifugio Selvata e riprendiamo il percorso ormai con il frontalino acceso.
Scendiamo scendiamo, corriamo corriamo, ma “Michelee!!! Questo non credo sia il sentiero giusto, questo porta in val delle seghe, non verso il Rifugio Altissimo!
OOOOOPS…..
Senti, chiama giù via radio e sentiamo che dicono….
Dopo una fitta comunicazione con la base ci informano che dobbiamo scendere subito, le condizioni sono proibitive (ma dai???? sto prendendo 100.000 colonne di acqua al secondo….), e che sul percorso c’è Luca che ancora sta accompagnando il restante dei ritirati del Pedrotti a Molveno.
Ottimo, allora noi ci fiondiamo giù verso Molveno, dove arriviamo alle ore 21.00 circa.
Ma vuoi mettere non passare dal traguardo? Così ci rifacciamo il primo pezzo della gara svoltando poi verso il Lago e andando a chiudere così definitivamente il nostro giro di chissà quanti km e chissà quanto dislivello.
Da alcuni calcoli sembrerebbe un 44km 2800d+ quindi solo pochi km in meno del percorso gara.

Siamo arrivati, siamo felici, sono felici, siamo bagnati…  siamo ultimi, siamo scope!!!!

PS: Una piccola riflessione vorrei farla, di quelle piccanti, di quelle che probabilmente daranno fastidio a molti, di quelli che “ma si, cosa vuoi che sia”… Da una parte posso dar ragione, dall’altra no, perchè ormai sappiamo dove viviamo, sappiamo come ragioniamo, sappiamo come ci comportiamo….
Sò di per certo anche se non ero presente che durante il Breefing del venerdì è stato consigliato un determinato materiale obbligatorio, tra questo figuravano braghe a 3/4, zaini equipaggiati con materiale da acqua ecc ecc…
Di certo sò di essere una persona piuttosto puntigliosa, ma ahimè anche solo riguardando le fotografie talvolta non vedo rispettate le regole, che, nel caso di incidente potrebbe rivelarsi molto pericoloso… E’ un appunto, per la sicurezza, come ho spiegato dei cancelli e dei restringimenti orari a quei concorrenti che la prendevano per il sottile, anche questo argomento mi sta molto a cuore….
L’importante comunque è che ci siamo divertiti, non ci sono stati incidenti tutto è filato liscio nonostante le pessime condizioni meteo e si sono visti tanti sorrisi e anche tanta tensione positiva data dalla volontà degli organizzatori che tutto si svolgesse per il meglio!

 

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T.A Alto Garda

Panoramica Percorso 60km 3400d+ (secondo Google 4200d+)

Panoramica Percorso 60km 3400d+ (secondo Google 4200d+)

Più faccio kilometri e dislivello, sopratutto in grandi quantità e con carichi elevati e più apprezzo le gesta dei numerosi ultra-runner o ultra-trailer che si cimentano su tracciati di gara impensabili, con kilometraggi e dislivelli da ricovero… (in psichiatria però)
Direi che anno dopo anno la mia soglia dei km si sta alzando, alla ricerca di cosa? Della gloria? del rendiconto personale? Staro diventando pazzo anche io???
Oppure è meglio dire, Alan, da cosa stai fuggendo?
La risposta potrebbe essere multipla, dalla voglia di vivere, alla voglia di reagire, passando per la resilienza, la sofferenza, il distacco dalla realtà, l’evasione dalla società, l’amore per la montagna o semplicemente … il riempire un vuoto?

Verso l'infinito!

Verso l’infinito!

Penso a tutti gli effetti di essere un TrailRunning-Dipendente, di quelle dipendenze che sono più forti delle dipendenze da oppiacei, la passione che mi porta a fare così tanta fatica è viscerale, un sentimento che mi fa esplodere il cuore quando indosso un paio di scarpe da trail, che mi fà rizzare i peli delle braccia all’indossare lo zainetto da poco più di 10L di capienza, provo ansia alla partenza per la paura di non essere in grado di affrontare certi percorsi o magari perchè per la prima volta affronto distanze e dislivelli per me fino ad inizio impensabili…. Fatto sta che tutto questo è quello che in questo momento mi fà sentire vivo!!!

Questo week end avrei pensato a tutto, meno che a correre una distanza così lunga, con un dislivello così elevato, direi che sul piano della soddisfazione personale sono a un buon 8,5 potrebbe essere di più, potrebbe essere di meno, ci sono ancora dei meccanismi dentro di me che non mi piacciono, ma ahimè non dipende tutto e sempre dal padrone.
Verso il 50esimo km, con 3200m d+ alle spalle ieri ho inziato ad accusare un non indifferente fastidio alle ginocchia, all’altezza dei entrambi i tendini rotulei o forse più in dentro. Chissà… Io lo chiamo “adattamento”… facciamo finta che sia così… non pensiamoci…

Ore 5.30, suona la sveglia, guardo fuori, nuvoloso e nebbioso, controllo di essere a Cadine perchè una cosa così… mai vista…
Faccio colazione, mi vesto, controllo tutto il materiale ed esco. Prendo la mia Clio e mi dirigo alla volta di Arco, li dei ragazzi mi stanno aspettando per portarci a Riva e iniziare così il nostro percorso.
Giunto al parcheggio vedo dei ragazzoni tutti stravestiti tecnici, sembrano mostri, gambe che esplodono dal tono muscolare … Inizio ad avere i primi dubbi dentro di me… Ce la farò??? Cerco di non pensarci.
Ci trasferiamo a Riva, in zona Ponale e da li partiamo, non prima di aver sbrigato alcuni convenevoli.

Partenza

Partenza

Si inizia, diamo start al nostro orologio che sono le 7.20 circa del mattino il primo pezzo da fare è la Ponale… Il sole fà capolino dietro il Baldo e la vista sul Lago di Garda è qualcosa di stucchevole, il riflesso del sole sul lago regala attimi di incontenibile bellezza ed emozione.

Lago di Garda dalla Ponale

Lago di Garda dalla Ponale

si sale dalla vecchia Ponale

si sale dalla vecchia Ponale

Il morale è alto, si ride si scherza, alterniamo tratti di corsetta a tratti di cammino per iniziare a scaldare bene il nostro motore. Finita la Ponale svoltiamo a sinistra per quella che è la vecchia Ponale, così sento dire, io non sono molto esperto del luogo infatti per tutto il giorno il gruppo ripeterà nomi di Località a me sconosciute e che in questa relazione riuscirei ad individuare con difficoltà… Questo non mi demoralizza, forse mi aiuta?  “Tenno”, “Ledro”, “Pernici”, “Grassi”, “Bael” , “Arco” sono località che conosco, peccato che la distanza tra loro sia enorme e sò che io dovro affrontarla…
Sento che ho bisogno di dire quel che sto facendo a qualcuno, così apro Whatsup e mi messaggio con Tite, lei è in Norvegia che si sta apprestando a correre la Tromso Skyrace, io sul Garda con 10 gradi in più che mi appresto anche io a correre la mia “tromso Skyrace”, un saluto veloce, qualche foto, i soliti consigli che apprezzo molto!!!

il gruppo in marcia

il gruppo in marcia (col Boss)

Il nostro viaggio quindi continua la prima parte di tracciato è piuttosto in salita, infatti la marcia risulta abbastanza lenta, ma sufficiente per mantenere il gruppo bello unito. Siamo pochi, dovevamo essere di più forse questo alla fine di rivelerà un vantaggio. Le chiacchiere non mancano i ragazzi si scambiano aneddoti sul percorso, su quello che vorrebbero trovare, io mi faccio un pò dentro nella compagnia cercando di conoscere un pò tutti, gente in gamba oh… gente seria…

Lago di Ledro

Lago di Ledro

Alla fine di un sentiero tappezzato da aghetti di pino e terriccio arriviamo su una curva,  ad un certo punto davanti a noi si apre una vista stupenda sul Lago di Ledro ed il tutto è semplicemente fantastico!!! Ne approfitto per fare qualche foto, sgranocchiare un pò di uvetta e dare qualche sorso d’acqua, l’umidità elevata cancella la sensazione di sete. Sapendolo cerco di idratarmi a sufficienza. Il Polase che mi sono portato da casa fà il suo sporco effetto (placebo??).

Bosco

Bosco

Ripartiamo subito, io…. ero ancora li, a sognare ad occhi aperti quel paesaggio quasi non mi accorgo che i ragazzi dietro di me non ci sono più!!! Ne approfitto, scatto loro l’ultima foto e rincomincio a correre.
Si riprende la marcia, sempre in salita, arriviamo ad un posto davvero bello, una vista sul lago e una madonnina, penso questo sia una piccola deviazione, in quanto poi a ritroso percorriamo 20metri per poi ricongiungerci con il sentiero che sale bello cattivo.

Deviazione, ecco, questa è una parola che suonerà ricorrente durante la nostra avventura, infatti il Mastro Claudio ad ogni sosta durante il ricompattamento del gruppo esordisce sempre con un “Ecco, qui volendo ci sarebbe da fare una piccola deviazione!”… In poco tempo diventa quasi una barzelletta, una scusa forse per mantenere alto il morale del gruppo, fatto sta che ci riesce egregiamente!!! “Piccola deviazione???!!!”

la Madonnina

la Madonnina

La prossima destinazione (conosciuta a me) è il Rifugio Pernici, ovviamente in mezzo ci passa una quaresima, ma io sono più occupato nel cercare di mantenere un tono fresco, una buona parlantina (che sempre mi contraddistingue) e un passo regolare.
La salita è piuttosto lunga e alternata a tratti corribili, passiamo la zona dei Fienili di Dromaè, lasciando alla nostra destra il sentiero di nuova costruzione che porta a Cima Oro 1802m.
Ci fermiamo dopo una salita piuttosto impegnativa a riposare un pò, in realtà a sfamarci e dissetarci, dopo di chè riprendiamo subito la marcia, ma io prima ne approfitto per fare un pò di foto!!!

YogaXrunners sempre presente

YogaXrunners sempre presente

Piccola Pausa panoramica

Piccola Pausa panoramica

Raggiungiamo Bocca Saval 1720m e da li parte un traverso in costa che raggiunge il Rifugio Pernici su uno stupendo single track che merita di esser corso tutto.
Si alternano tratti di vero e proprio tappeto a sassi esposti, traversi ghiaiosi che sicuramente io fossi il manutentore metterei in sicurezza, fino ad arrivare anche a delle gallerie scavate durante la Guerra Mondiale.

traverso verso il Pernici

traverso verso il Pernici

un vero UltraRunner

un vero UltraRunner

Baraccamenti Austriaci

Baraccamenti Austriaci

Baraccamenti Austriaci

Baraccamenti Austriaci

Finestra sulla valle

Finestra sulla valle

Rifugio Pernici

Rifugio Pernici

Momenti di corsa

Momenti di corsa

Ci concediamo una sosta sostanziosa (scusate il gioco di parole) al Rifugio per rifocillarci e ricaricare le energie, finora sono stati percorsi 21km e 2000m di dislivello e la stanchezza inizia a farsi sentire. La particolarità è che il Rifugio ci ha messo a disposizione la loro acqua per ricaricare le borracce, è la prima volta che mi capita in un rifugio, sò che non lo faranno con tutti, ma già la gentilezza dimostrata e l’ottimo servizio in termini di velocità e qualità mi lascia davvero soddisfatto e felice.

Il gruppo in marcia

Il gruppo in marcia

Dopo “pranzo” ripartiamo subito alla volta di Malga Grassi, la discesa è molto tecnica, me la ricordo, la feci con Luca in MTB, fu un vero disastro visto che non eravamo dei grandi discesisti e anche lui non era in formissima.
Proseguiamo la nostra marcia alla volta della Zona Archeologica San Martino correndo su strada forestale alternata a pezzi d’asfalto (terribile) e single track.

Malga Grassi

Malga Grassi

Zona Archeologica

Zona Archeologica

Stefan

Stefan

Riempiamo le nostre borraccie e si riparte, alternando sentieri stupendi a pezzi di asfalto necessari perchè bisogna scendere di quota e portarsi verso Campi dove poi noi svolteremo verso Tenno.
Arriviamo a Tenno e li, abbiamo un ristoro, una signora che poi ci seguirà (Loretta) ci fornisce una crostata con della Coca Cola, è armonia per il palato!!!
Ne approfittiamo e ci sediamo a terra, per “ricoverarci”!

Iniziamo a scendere e fà caldo

Iniziamo a scendere e fà caldo, questa felicità è la conseguenza della fatica.

Ripartiamo dopo 10minuti circa e rincomincia la corsa e con lei anche la salita, chiedo informazioni ai “Locals” e mi pare che in sostanza quello che manca è ancora un 1000-1400m di dislivello circa.

Lago di Tenno

Lago di Tenno

Così con le energie ricaricate ripartiamo alternando tratti di corsa a tratti di camminata veloce, siamo stanchi ma non eccessivamente quindi il morale è ancora buono, le battute non si risparmiano.

il gruppo sopra Tenno

il gruppo sopra Tenno

Inizio a sentire la fatica nelle gambe, ma la mia testa mi dice il contrario, devi stare lucido e devi trovare le forze e senza neanche soffrire troppo il tutto sparisce!!!.
Il pensiero è più per la discesa finale che per la salita rimanente, noto con incredulità che soffro più le discese delle salite anche dopo 3200m di dislivello, questo mi è d’aiuto perchè sò che potrò affrontare dislivelli importanti successivamente, ma anche che le discese andranno cautamente preparate.

San Pietro - Rif Monte Calino

San Pietro – Rif Monte Calino

Arriviamo in una località San Pietro, dove c’è un rifugio, vorrei fermarmi li a mangiarmi di tutto, inizio ad aver fame, segno che il mio fisico sta iniziando a domandarmi energie, le riserve immagazzinate (per quanto poche siano visto il mio fisico) stanno esaurendosi, così ne approfitto e sbrano qualsiasi cosa trovo attorno a me, apro lo zaino, Nippon (giù 4 scacchetti), Uvetta (giù tutto il sacchetto), ruttino, una birra (sia ringraziato l’angelo che me ne ha dato un sorso) e di nuovo pronto per affrontare l’ultima salita.

Crocevia

Crocevia

Iniziamo ad essere tesi

Iniziamo ad essere tesi

Passiamo degli abitati che sono più delle località di 2, 3 case messe li… Treni, Tovo, Bondiga, Gorghi, dove ci fermiamo a ricaricare le borracce.
A Prai da Gom svoltiamo a destra per salire attraverso la forestale il Bianina, dove incontriamo l’ultima vera fatica (assurda quanto bella e quanto stoica) della giornata in salita.
Molti di noi stanno imprecando contro un ragazzo, una mente (probabilmente molto malata 🙂 ), simbolo di questo giro, colui che al 30esimo ha pensato bene di darsela a gambe e scendere comodamente in auto a Casa lasciando questi poveri trail-runners in balia di una salita dalle caratteristiche piuttosto dure… (ovviamente sto scherzando, stimo molto Manuel)
Siamo al km 50, il dislivello segna sul mio orologio 3250m circa, e davanti a me si presenta un MOSTRO! Sembra di essere a Ravina e guardare il Palon, lassù… Sono sicuramente allucinazioni………
Una salita verticale dove non si riesce quasi a stare in piedi autonomamente se non con l’aiuto dell’appoggio della mani a terra.
Così come degli Sherpa sugli 8000 con passo felpato ma nello stesso tempo pesante come il piombo affrontiamo questa ultima estenuante salita.
Scopro di avere 3 cuori, 1 in testa, uno nel petto, uno nelle gambe, tutto pulsa lo sforzo è piuttosto elevato ma continuo a ripetere dentro me:”Chi si ferma è perduto!” e continuo ad avanzare piano piano, passo dopo passo, fino a quando….. Arrivo in cima…. YAHOOOOOOOOOOOOOOO20150802_191612

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Mago Merlino o solo un’allucinazione fotografica?

Mi siedo un’attimo, sono il terzo del gruppo e devono ancora arrivare tutti, ma ne approfitto per descrivere in una foto la mia fatica.

la mia faccia alla fine del Vertical Manuel (che si trova al 50esimo km)

la mia faccia alla fine del Vertical Manuel (che si trova al 50esimo km)

Questo vertical mi ha munto come pochi, ma sono estremamente felice.
ANEDDOTO: Mentre arriviamo in cima, il marito di Loretta (perdonami non ricordo il nome) e Loretta ne approfittano per telefonare a Manuel, la mente eccelsa di questo ultimo pezzo, riempiendolo di amichevoli insulti ai quali tutti i componenti del gruppo mentre passano danno prova di sostegno nel rafforzare la scarica di M che lui giustamente si era meritato.

Piccola pausa, facciamo 2 conti, tra foto, pause ecc questo giro sta diventando abbastanza lungo, siamo già a 11 ore di corsa per tanto bisogna accellarare i tempi e rimetterci in modalità trail. Così corriamo tutta la discesa fino a quando le mie ginocchia lo hanno consentito.
Infatti vengo sopraffatto da un dolore a livello del tendine rotuleo, probabilmente c’è un’affatticamento e ne sono consapevole, penso agli ultimi week end fatti e ho sempre fatto corse sopra i 30km facendo anche discese un pò troppo veloci secondo il mio standard, ma d’altronde come rifiutare una discesa lampo dal Rifugio Tucket al Vallesinella in Brenta in tempi stratosferici??? Ti mettono la carica… e poi paghi…… ma vabbe…..

Il sole sta tramontando

Il sole sta tramontando

Inizia a imbrunire, ovviamente abbiamo ancora 2, 3 ore di luce quindi non siamo preoccupati e continuiamo la nostra discesa.

Claudio

Claudio

Il gruppo si ricompatta

Il gruppo si ricompatta

Tratti di forestale si alternano a scorciatoie su sentiero davvero ostiche, anche qui al 54esimo km penso che sia piuttosto dura superare certi salti di roccia o pendenze che fan tremare le gambe, ma effettivamente mi meraviglio di me stesso e non senza qualche difficoltà supero il tutto e continuo la mia marcia/corsetta alternata a zopiccamento vario verso Arco.

Passiamo da un’anfiteatro di roccia che mi colpisce e scatto così l’ultima foto della giornata.

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Anfiteatro di Roccia

Panorama su Arco

Panorama su Arco

Il sentiero è molto ostico in questa ultima parte, affiorano rocce molto aguzze e il piedi che sono stanchi si lamentano un pò, ma tanto sò che siamo alla fine e non li ascolto, continuo la mia corsa con tutti i ragazzi quando finalmente riconosco un posto a me conosciuto, la cosa mi da un’ottima carica, sento già le endorfine post-corsa bussare alla porta del mio cervello e inizio a straparlare non senza qualche battuta da parte dei ragazzi del gruppo. Faccio l’ultima discesa su asfalto di corsa, ma in retrorunning…. vado quasi più veloce che in modalità “normale”!!!!
Arriviamo davanti a SportKlinik di Arco quando possiamo finalmente dire STOP alla nostra avventura.
Ringrazio i ragazzi, ci facciamo i complimenti l’un l’altro, inizio a elaborare dentro di me l’avventura che mi sono sciroppato, andando per la prima volta oltre i miei limiti, limiti che pensavo fino ad inizio anno di non raggiungere mai, neanche col binocolo, limiti che invece con la caparbietà la fatica e l’orgoglio personale sono riuscito a sfondare.
Devo ringraziare Manuel, Claudio, Roberto, Edoardo, Loretta, Oscar, Stefan, ma sopratutto Matteo che se non fosse per lui io non sarei stato qui a raccontarvi questo viaggio, questo vero e proprio TRIP! Chiedo scusa alle persone che mi sono dimenticato di citare….
Ho avuto l’occasione di conoscere e condividere 60km con persone SERIE, gente che ha la passione nel sangue, che si sciroppa km e km di gare in montagna.
Ho avuto l’onore di avere al mio fianco una gran persona probabimente che io sopravvaluto ma che cmq io ritengo essere una persona competente, Claudio, che non solo è un’ottimo ultra-runner ma sopratutto un eccellente organizzatore, tracciatore, conoscitore del luogo. D’altronde ci sono gare in Italia, sopratutto nel Nord che hanno un nome di peso e che lui ha contribuito ad organizzare e tracciare, solo per questo io mi sento orgoglioso di aver fatto questo giro con lui e con tutti loro.

Tra tutti i problemi mentali che mi sono creato  finora e che probabilmente sono stati anche giustificati ce nè uno che ancora non riesco a evitare, ed è la sconfitta.
Non mi sono mai tirato indietro, mi conosco, sul Trail ho sempre finito tutto, anche con le lacrime agli occhi, anche zoppicando, perchè per me è una questione di orgoglio e io sono il più gran orgoglione che abbia mai incontrato.
Penso alla mia prossima avventura che sarà il Dolomiti di Brenta Trail e penso che questo è l’antipasto, l’ultimo lungo preparatorio, sono 64km con 4200d+.
Probabilmente questa è stata la mia “prova generale” prima di entrare in scena, il 12 settembre a Molveno, spero vivamente di riuscire a completarlo perchè sarebbe una delle soddisfazioni più grandi della mia vita sportiva.