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Altra bellissima giornata di sport a Mori, circondata da un sacco di belle persone e grandissimi atleti.
Quest’anno decido di provare il percorso di una Skyrace, ovviamente in modalità scopa.
L’ultima Skyrace alla quale ho partecipato è stata la Limone Skyrace, tappa finale del Mondiale che si tiene nella splendida cornice di Limone del Garda nel 2015.
Dopo di chè sono stato rapito dall’Ultradistanza e mi sono dato completamente al Trail.


La gara è organizzata da un “local” che nel panorama della corsa in montagna sà di certo il fatto suo, dato che all’attivo ha molte vittorie in ambito nazionale, Cristian Modena.
Lui insieme a Jessica e grazie al supporto di numerosi volontari e dalla sezione di Mori della SAT hanno costruito una gara davvero bella.
Sul sito http://www.stivontherock.com/ sono disponibili tutti i dettagli sul percorso e sulle modalità di iscrizione.
Consiglio di tenersi sintonizzati su questo URL in quanto come Skyrace davvero ha poco da invidiare ad altre gare del circuito italiano.

Domenica 21 ore 8.00 è stata definita la partenza, anticipata di 30min per motivi di sicurezza e per il sopraggiungere di una perturbazione associata ad un calo brusco di temperature che porta neve sopra i 1800m e quindi anche sul percorso di gara.

Alle ore 7.30 parto da casa bello carico, la giornata fa schifo, piove a dirotto c’è la nebbia e non si vede a 30m…
Mi dirigo verso Mori, quando a circa 1/3 di strada mi accorgo di un errore imperdonabile, ho dimenticato le scarpe a casa…… Cazzzzzz!!!!!!
Fortuna che non c’è nessuno sulle strade, imposto il navigatore e parte la lotta contro il tempo.
Mi segna le 8.15, ben 15min dopo la partenza, contando che devo arrivare a casa, prendere le scarpe, uscire, andare a Mori, cambiarmi, legare il pettorale mettere lo zaino ecc ecc. la sfida è interessante!!!
La concentrazione è massima, meglio di Bolt percorro il corridoio del condominio di casa, entro prendo la roba esco, volo all’auto e mi fiondo in autostrada fino a Rovereto Sud dove esco e a solo 1km si trova Mori.
Parcheggio nel primo spazio utile che vedo, (davanti al cimitero…..) mi metto le scarpe, vicino a me vedo un furgone con dentro uno concorrente che si sta cambiando… Molteplici dubbi fanno capolino nella mia mente… (ho sbagliato ora io o lui?)…
Fatto sta che corro verso la chiesa e vedo Jessica, sono le 8.03, che preoccupata mi chiede se sto bene.
Per fortuna sono partiti da pochissimo così mi porta in auto verso la fine di Mori, dove insieme aspettiamo le scope.

Così inizia il mio servizio Scopa alla Stivo on the Rocks.
La situazione è piuttosto umida, non piove qui a Mori ma è altamente umido e la nebbia anche qui impedisce di vedere a pochi metri di distanza…

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Attendo l’arrivo delle altre scope e mi accodo insieme a loro, iniziando così il mio servizio.
Da subito capisco che c’è qualcosa che non va.

Una delle due scope della corta è molto molto lenta, questo non va bene, in primis perchè noi scope siamo costretti ad aspettarlo, poi perchè il nostro servizio che già è faticoso di suo viene parzialmente compiuto e parzialmente no, infatti siamo costretti a dover lasciare qualche “balisa” per la scopa.
Infatti dopo già 3km le scope della lunga che io avrei dovuto aiutare e seguire hanno già un vantaggio su di me di 15min, io sono con la scopa della corta e proseguo aiutandola a sbalisare il percorso.
L’altra scopa è dispersa, ci telefona ogni tanto per capire la strada…

Il percorso dopo l’abitato di Mori inizia subito bello cattivo, arrampicandosi sulla costa meridionale del Monte Nagià Grom attraverso un reticolo di trincee davvero spettacolare.

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Il terreno è ottimo, ma di una cattiveria da Skyrace vera.
Fortemente caratterizzato da scalini in pietra intagliati nella roccia, numerose caverne e postazioni per cannoni di artiglieria.

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Arrivati in cima una spettacolare discesa ci porta fino all’abitato di Manzano, dove un gruppo di ragazzi sta presidiando un ristoro.
La nebbia è tetra, finora non sono riuscito a vedere uno straccio di panorama neanche a immaginarlo, per fortuna con me c’è Rita che gran conoscitrice della zona, tra una balisa e l’altra mi racconta quello che avrei dovuto vedere!!
Ristorati con un the caldo e un pò di biscotti riprendiamo la marcia.
Fin qui sto facendo molta fatica, sò il perchè, in questi ultimi due giorni sono un pò tirato con i tempi e ho fatto una trasferta lontana, nel parco dello Stelvio e questo mi ha un pò stancato, considerato che il giorno pre-gara ho fatto tutto il contrario di quello che bisognerebbe fare.
La mia colazione che è stata di uno yogurt mi è bastata si e nò per lo scatto alla Bolt che ho fatto per andare a prendere le scarpe, il resto… niente…
Quindi devo integrare maggiormente, fortuna che con me ho del cibo!

Riniziamo la salita su una strada forestale tappezzata da foglie che a pendenza costante sale verso la nostra meta, il Monte Biaena.
Arrivati alla base, un tratto molto ripido e a zig-zag, ci fà rimontare velocemente e non senza qualche grattacapo da parte mia, la ripida salita che sale verso i 1600m della cima.

Arrivati in cima, il panorama non ci aiuta, sarebbe stato bello poter immortalare tutto… ma….

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apparentemente sembra che la giornata debba andare così.

La discesa è tecnica, ma subito troviamo il ristoro sotto la cima, io come sempre mi fermo a socializzare con il lupetto della volontaria, che con amorevole grazia mi addenta un braccio quasi come se volesse dirmi “Dammi quà, questo è mio!!!”…. Riuscito a divincolarmi, saluto la lupetta, bellissimo animale e con la mia fidata amica scopa ci dirigiamo verso la discesa.
Tecnica, piena di fogliame tra un salto quà e là la percorriamo sino ad arrivare alla strada che porta a Passo Bordala, dove cè l’incrocio tra i due percorsi (lunga e corta).
Li continuamo la discesa in veri e propri banchi di nebbia che talvolta impediscono la visibilità a 10m…
Lungo il percorso si passa da un traverso attrezzato molto carino, che con il bel tempo a mio avviso regala un gran panorama sulla valle.

ma che oggi evidentemente non ne vuol sapere.

La discesa prosegue tecnica su fogliame e terreno tecnico, sino a Lenzima dove è posizionato l’ultimo ristoro che noi bypassiamo.
Da qui inzia un tratto in falso piano per poi volgere verso una discesa davvero terrificante, dove cado almeno 6 volte, (e il bello è che non sono in gara)….
Finito questo tratto davvero tecnico dove si supera anche una frana, su un tornante scorgo un alpino alla ricerca di funghi, “trovà qualcos?” gli domando, “ah poca roba”, mi risponde.
Proseguo e dopo una curva trovo il ristoro che non ti aspetti…
Un tipico tavolino con sopra una fiasca di vino e dei bicchieri pronti all’uso…
Inutile dire che per goliardia mi sono fermato e ne ho assaggiato un pò!!

Il nostro viaggio prosegue e al traguardo ci separano davvero pochi km…
Spuntiamo appena sopra l’abitato di Mori, alla chiesa di Montalbano, dove parte anche l’omonima ferrata.
L’ultima discesa in paese presenta tratti di cemento alternati ad asfalto e in davvero pocchissimo tempo si arriva al traguardo, posto nel piazzale dell’Auditorium.

Le classifiche si trovano a questo URL : http://www.wedosport.net/vedi_classifica.cfm?gara=46000

 

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