Iniziamo subito con un nuovo report, nuovo sport, nuova passione, nuovo amore.
Inutile dire che è bastato poco tempo per innamorarmi di questa diversa modalità di movimento che in realtà non è altro che uno dei primi mezzi utilizzati dall’uomo dove diciamo che è egli stesso “protagonista”.
Sono almeno 15 giorni che ho in testa questo giro, me l’ha messo in testa qualcuno, non mi ricordo chi, forse un ragazzo del forum della Bici da Corsa, così mi metto alla ricerca di compagni che vogliano condividere con me questo magnifico giro.

Ore 5.00 mi alzo, faccio una misera colazione (Brioches gentilmente offerta la sera prima da una cara amica) che comunque si rivela un ottimo ricarico.
Alle 6.15 sono a Levico dove ho deciso di partire, dal Bicigrill.
Secondo i piani attendo due componenti del gruppo che sono partiti da Pergine, io per motivi di orario mi porto un pò più avanti.
Con una buona andatura ci portiamo a Tezze al bicigrill dove completo la mia colazione con un toast e un caffè.
Un affiatato gruppo si riunisce, saremo in 8, 9 persone e decidiamo di partire dopo alcuni convenevoli e una approfondita descrizione del percorso.

I piani per loro sono: Raggiungere il Rifugio Barricata e scendere da Enego, i miei invece sono più lungimiranti, raggiungere il medesimo Rifugio, scendere con loro fino a Foza per poi deviare verso Gallio, Asiago, Passo Vezena e scendere dalla temutissa salita del Menador.

Si parte, ad andatura blanda, solo noi tre siamo già caldi mentre il resto del gruppo no quindi torniamo verso Selva di Grigno, dove inizia la nostra temuta salita, la Marcesina.4100

13,4km per un dislivello di 1000m con pendenza media del 7,7% e massima del 12%.
La strategia che tutti mi consigliano è l’umiltà, quindi partire piano e ascoltarsi senza forzare troppo.
Alcuni sono i trucchi di questa salita, fino al 17esimo tornante bisogna risparmiarsi, poi, se si ha ancora energie si può fare lo “sprint” fino al 20esimo e successivamente sino al Rifugio Barricata.
Questa strada è ricca di storia, inizialmente era una mulattiera utilizzata durante la Grande Guerra, successivamente asfaltata ed utilizzata dai Locali come collegamento verso i boschi e la Piana Marcesina, uno dei luoghi più freddi d’italia.
Verso gli ultimi tornanti è stata posizionata nella roccia una Madonnina, in memoria dei tre Pompieri che persero la vita durante il ribaltamento del camion con il quale stavano scendendo verso valle in seguito ad un’attività di volontariato atto al procurare legna.
Il salto nel vuoto è piuttosto d’effetto, durante la salita sopratutto in quella zona il silenzio era d’obbligo…

Giunti in cima, dopo 1h e 15′ min di fatiche, raggiungiamo il Rifugio Barricata dove facciamo una piccola sosta per il ricarico idrico e zuccherino, ci scattiamo alcune foto e poi ripartiamo per un’altro breve tratto in salita, per poi raggiungere la Piana Marcesina da dove scendiamo verso l’abitato di Foza.
A questo punto io saluto i miei amici e dopo una piccolissima salita in cui incrocio una pattuglia dei carabinieri che mi saluta, inizio un tratto di piano alternato a qualche salitina sporadica.
Mancano circa 8km a Gallio dove arrivo ancora in buone condizioni fisiche.
Se mi guardo intorno il paesaggio è davvero suggestivo, l’Altopiano è davvero enorme e le cime che vedo intorno a me lo incorniciano in una cartolina davvero suggestiva.
La strada è anche piuttosto sgombra dal traffico, ogni tanto passa qualche auto e qualche moto.

Arrivo in poco tempo a Gallio dove mi intrufolo nel paese, inizialmente perdo l’orientamento e sono costretto a chiedere indicazioni per Asiago.
Riprendo la mia marcia e in poco tempo raggiungo Asiago, una località stupenda, ricca di storia e stracolma di gente.
Esco velocemente dal paese, il caos mi dà un pò fastidio.
Da qui inizia la salita verso la mia ultima meta il Passo Vezzena.
Parlare di salita è un pò esagerato forse, è più un luuungo falsopiano che sale lentamente di quota, ma che non perdona.
Da Asiago si sale a Camporovere dove faccio una pausa veloce, mi acquisto un panino in un supermercato con l’immancabile formaggio Asiago e una bottiglietta di Coca Cola per darmi la bella carica.
Riparto in leggera discesa, circa 5km mi portano sino all’inizio del tratto più “ripido” all’imbocco della Val Galmarara e dalla sua omonima malga, da qui si sale sino a Gherterle.
Pochi sono i metri di dislivello, ma con 96km nelle gambe inizio a sentire un pò la fatica.
Finisce la parte più ripida e inizia il falsopiano più tosto, quello in cui non sai se mettere la corona grande o la piccola con i rapporti bassi, per non sbagliarmi cerco di utilizzare un andatura molto agile per dare in modo alle gambe di girare e di non affaticarsi ulteriormente senza guardare tanto ai rapporti.
Mi fermo al Bivio del Rifugio Valformica e finisco la bottiglietta di coca, nel mentre passa un ciclista e colgo subito l’occasione per cercare di andare a prenderlo e di proseguire in compagnia..
Ahimè abbiamo la stessa andatura quindi io lo vedo sempre costante a 50m da me, ma non riesco a raggiungerlo…
E’ da Asiago che ho il vento contrario, inizio a cedere un pò di testa, ma non demordo, mi metto in piedi, faccio uno scattino e raggiungo il ciclista, mi accodo ma lui rallenta e senza accorgermene mi ritrovo ancora davanti a tagliarli l’aria…
Arriviamo così insieme allo scollinamento del Passo Vezena, contento e felice mi giro e gli chiedo che direzione avrebbe preso da li in poi…

Passo Vezena

Lui è diretto a Luserna, io invece ho in mente di scendere dal Menador, ma vista l’ora gli chiedo informazioni sulla salita verso Lavarone.
“Sarebbero 10km facili” mi dice, “ma poi la discesa dalla fricca è più trafficata.
Siccome fino a quel momento non ho avuto problemi di traffico a parte qualche motociclista inferocito, decido quindi di chiudere il giro scendendo dal Menador in assoluto silenzio.

Il Menador

Sono le 13.15 circa, e mentre scendo c’è qualcuno che sale, non riesco a capire come facciano, il caldo è asfissiante nonostante queste ultime giornate il fresco la fa da padrone.
La salita del Menador è dura, meno della Marcesina ma con queste temperature forse lo è di più… Poveri loro!!!

Lago di Caldonazzo dal Menador

Mi fermo per fare una foto al panorama che è davvero meritevole sul lago di Caldonazzo e per dare un pò d’aria alla pista frenante dei cerchi, i quali sno praticamente quasi incandescenti…
Dopo pochi minuti mi rifiondo giù, verso il parcheggio dove ho lasciato l’auto…

Il mio garmin segna 121km 2000m di dislivello, sono contento, entusiasta e completamente ricaricato di felicità sportiva, ho percorso l’Altopiano dei 7 Comuni, la salita della Marcesina, tutte strade che per un ciclista alle prime armi sono comunque già dei buoni traguardi.
Col sorriso stampato in faccia, me ne torno a casa in modalità nonno con la mia auto e la bici caricata dentro, ripercorrendo nella mente le curve e le salite della giornata, senza dimenticare la triste storia di quei ragazzi volontari dei vigili del fuoco che hanno dato la propria vita al servizio di gente bisognosa…

 

 

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