Carega – Vaio dei Camosci + Vaio Bianco


Ancora esterrefatto dall’esperienza positiva del Canalone Neri a Santo Stefano, continuo ad essere alla ricerca di nuove emozioni che mi facciano vivere la montagna a 360 gradi.
L’esperienza maturata in quella scalata ha sfondato a piè pari una porta che da tempo era chiusa col sigillo e che crescendo non ho mai cercato di aprire, quella dell’autostima, frutto anche di una vita iniziata col piede “storto”, dove una serie di meccanismi mentali viziati da una vita da “malato” hanno sortito su di me un basso apprezzamento riguardante le mie reali possibilità di iniziare ed intraprendere certi tipi di obbiettivi.
E’ difficile da spiegare, ma passare i primi 15 anni di vita a sentirsi dire “No, non lo puoi fare”, diventa dopo un pò un meccanismo mentale per il quale tu pensi “No, non lo posso fare” in tutti i campi…. Non lo auguro a nessuno.

 

Il compagno ormai è sempre lo stesso, il grandissimo Kristian e ho scoperto ieri che siamo due bambini che vogliono assolutamente giocare, esplorare e a volte osare, richiamati dalla verticalità in un modo pazzesco.

Quindi partiamo dal solito gruppo di Whatsup che questo giro si chiama “Domenica”, composto da quattro persone, dove si cerca di buttar giù una serie di proposte e itinerari da poter sfruttare per iniziare a conoscere la zona che vogliamo esplorare.
Con il solito motto “Siccome non ci siamo già stati facciamo cose semplici”, decidiamo quindi di leggere bene e documentarci sulla risalita del Carega dal Vaio dei Colori, un’estetica linea di neve e ghiaccio con qualche tratto di misto che ci porterebbe a Bocchetta Mosca dopo una progressione di circa 450m di dislivello circa da fare ovviamente con gli amati ramponi e picozze!!!
Così organizzati, decidiamo di darci appuntamento alle ore 7.30 a Recoaro Terme, dove poi proseguiremo per il Passo Campogrosso 1450m.

Domenica, ore 4.30 suona la sveglia, faccio le solite cose e mi avvio verso Pietramurata dove Kristian mi aspetta.
Durante il viaggio la macchina accende una spia del motore, per fortuna per pochi secondi, ma dentro di me si scatena il panico e penso “Cazzo Kristian porta sfiga, o c’è un segno del destino per il quale io non debba andare a fare canali con la mia auto” , il quale mi fa pensare subito malissimo e mi rievoca i ricordi non proprio positivi del Natale 2016.

Fortunatamente arrivo a Pietramurata e partiamo per andare a Rovereto a prendere Gabriele, successivamente Recoardo dove incontreremo Elisa e poi alla volta di Campogrosso.

Arrivati a Campogrosso nel piazzale già c’è “il mercato del giovedì”!!! Ci “dividiamo” il materiale, quindi io porto Corda, 2 Picche, roba mia ecc ecc, loro lo stretto indispensabile, questo perchè ironicamente mi vogliono far andare al loro passo visto che io scalpito!!
Non contenti mi avrebbero voluto dare anche l’acqua per tutti, i viveri e quant’altro!!!
Partiamo su strada innevata quasi ghiacciata scendiamo per qualche metro fino ad un ponte dove voltiamo a sinistra e iniziamo il ripido avvicinamento al Vaio.

Avvicinamento

Seguiamo tracce scialpinistiche che risalgono irte in direzione Bocchetta Fondi, quando verso quota 1700 voltiamo a destra percorrendo un traverso che ci porta ad una piccola selletta, dove si può anche notare un gendarme molto evidente.
Qui incontriamo due signori, vicentini con i quali facciamo quattro chiacchiere scoprendo poi che stanno andando a fare lo stesso itinerario nostro.
La loro meta del giorno era il Vajo Bianco, la nostra il Vajo dei Colori, quindi decidiamo di seguirli inizialmente pensando anche di guadagnare tempo, perchè “tanto alla fine i due Vaj partono dallo stesso punto” dice il Vicentino.

Ridiscendiamo qualche metro in discesa sul versante Nord della selletta e seguiamo tracce nevose che ci portano a effettuare un traverso che si inserisce alla base di un canale che subito iniziamo a scalare.

Io parto a bomba, galvanizzato dalla visione della verticalità e “conduco” la cordata, ogni tanto fermandomi e facendo qualche foto ai miei compagni.


Ad un certo punto incontro una biforcazione, “Sinistra o Destra?” chiedo, e da sotto sento, per i Colori a destra, dico ok, e proseguo.
Il canale si fà sempre più verticale e arriva a sfiorare pendenze davvero quasi verticali, e dentro di me inizia a crearsi un dubbio, oltre che ad una forte scarica di adrenalina!!!!

Ogni tanto mi giro e controllo la presenza dei miei compagni che da sotto mi mandano in esplorazione.
Dopo un centinaio di metri di dislivello vedo già un’uscita e lo comunico al gruppo e uno dei vicentini mi dice, “Ho l’impressione che no siamo giusti!”…


Bene, ma intanto andiamo su in cima così non stiamo in un canalino a pensare mentre i sassi ci flagellano il casco, poi vedremo il da farsi.
Vedo l’uscita del canale e mi sposto dall verticale per fare un pò di foto ai compagni di cordata, mentre risalgono, quando il vicentino mi dice che siamo in cima al Vajo dei Camosci.
Molto bene dico entusiasta, era proprio quello che non volevamo fare perchè considerato difficile per noi, ma se questo è il difficile allora forse oggi è una giornata fortunata!!!
Percorriamo un traverso fino ad affacciarci in una valle in ombra a Nord di Cima Carega, il famoso “Valon de Pissavacca”, bellissimo versante dove uno sciatore in solitaria sta scendendo disegnando dolci curve nella neve.
L’idea è di seguire le tracce e traversare tutto il pendio nord per poi risalirlo, fino alla Cima, ma un dubbio ci pervade la mente, se le condizioni di neve sono quelle che abbiamo trovato giù in basso durante l’avvicinamento, potrebbe diventare un enorme sfaticata, quindi, all’unanimità ridiscendiamo il Vajo dei Camosci sino al bivio con l’altro canale.

Noi siamo galvanizzati all’idea di farne un’altro, c’è chi invece, è dubbioso e sente un pò la stanchezza, ma non si da per vinto.


Convinti che quello era il vaio giusto, lo risaliamo in gran velocità, sino ad arrivare quasi in cima scorgendo un anfiteatro di neve ghiacciata ed una forcella sulla sua sinistra.
Qui il vicentino mi dice, “ma sai che mi sà che siamo su un’altro Vajo”?, io smetto di ascoltarlo, percorro il traverso e arrivo in forcella dove, davanti a me si apre il Paradiso.

Alla mia destra Cima Carega con la sua croce, a sinistra Cima Mosca e la Forcella Mosca, dove c’è l’uscita del Vajo che avremo dovuto fare noi, il Vajo dei Colori.
Col senno di poi sono cmq molto soddisfatto, perchè anzichè un Vajo, ne abbiamo fatti due che come difficoltà sono quasi superiori, o per lo meno, ci erano stati descritti come Vaj da evitare, sopratutto quello dei Camosci, perchè il Vajo Bianco invece è modestamente facile.

Una meritata pausa ristoratrice mi permette di fare anche un paio di foto, mangiarmi un buon panino e poi proseguire.
Lasciamo i vicentini che stremati restano li a recuperare le energie,  mentre noi ci dirigiamo verso Campogrosso.
Scendiamo di qualche metro e incrociamo la traccia che porta alla Forcella Mosca, guardando in giù vedo la stupenda uscita del Vajo dei Colori che effettivamente come estetica è molto bella e tutto il canale sembra ottimo per essere scalato, fosse per me sarei tornato giu e avrei proseguito nel tentativo di farlo ma non si può rischiare, è tardi e già il Vajo Bianco quando siamo arrivati in cima ha scaricato una serie di sassi che stare sotto non sarebbe stato sicuramente bello per noi.

Superata la forcella il sentiero aggira Cima Mosca che si raggiunge superando una 50ina di metri di dislivello per poi calare verso Bocchetta Fondi tramite un traverso non banale da percorrere con piede fermo.

Arrivati a Bochetta Fondi si ridiscende nel versante Nord su neve soffice tanto che decidiamo di farcela tutta in stile Bob, lasciandoci trasportare dalla neve e sedendoci su di essa per un centinaio di metri.
Mi sembra di tornar bambino e urlo di gioia nel percorrere la discesa a velocità controllata.
Per ripidi pendii innevati arriviamo al bivio con il sentiero estivo e giriamo a destra effettuando il traverso sotto la Guglia Berti che imponente svetta sopra di noi.
Il sentiero poi prosegue leggermente in discesa andando ad unirsi ad un pezzo di cresta che conduce dopo una discesa in un boschetto al Passo Campogrosso.
Durante il ritorno verso il passo mentre cammino ormai a “briglie sciolte”, riesco a godermi un momento di pace e di solitudine su un sasso appartato al sole, in quel momento il mio occhio scorge una figura nota, un camoscio sta pascolando e ogni tanto alza la testa e mi guarda.

Aspetto i miei compagni e tra una risata e l’altra arriviamo al passo dove festeggiamo la nostra prima ascensione al Carega in modalità Alpinistica!!

 

 

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