Dolomiti di Brenta Trail, una gara senza bisogno di presentazioni.
Ambientata nel Gruppo del Brenta questa gara di Ultratrail percorre due distanze, 64km con dislivello positivo di 4200m e una minore di 45km con dislivello di 2850m.
L’edizione “Zero”, ampiamente descritta e commentata nel mio articolo dello scorso anno è consultabile a questo link Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 0.

Quest’anno le cose invece sono andate in un modo un po diverso.
Il 16 gennaio di quest’anno andai a vedere la presentazione ufficiale del Trail a Molveno e con l’occasione tra una titubanza e l’altra decisi di iscrivermi nuovamente al percorso lungo.
Herbert, accolse subito la mia richiesta e mi infilò nella lista iscritti.

Ad una settimana o forse due dall’inizio di questa gara venni a sapere che mi era stato dato il pettorale Numero 1…
Frastornato e un po sorpreso chiesi lumi e mi venne risposto che la motivazione era data dal fatto che un po, me lo sono meritato.
Sarebbe scontato dire che un po d’orgoglio mi pervase ma non ci feci tanto caso e continuai le mie due settimane di ferie cercando di arrivare il meglio possibile a questa gara, che per me significava alcuni importanti obbiettivi.
1) Finirla, col sorriso, divertendomi e cercando di ascoltare il mio corpo in ogni momento;
2) Totalizzare quei ormai blasonati punti UTMB, che mi daranno la possibilità di potermi pre-iscrivere ad una delle gare del circuito UTMB.
3) Chiudere la gara senza aggravare il mio infortunio al metatarso del piede sinistro, visibilmente infiammato e gonfio, necessita di una gran manutenzione.

Quindi correre diventava un problema, ma comunque caricare in modo “modesto” no.
Ho deciso quindi di affidare tutto a una persona esperta di piedi e non solo.
La settimana scorsa, un giovedì per caso passai davanti ad un Centro Ortopedico dove un tecnico ortopedico dopo una breve chiacchierata mi modellò il plantare che stavo usando in modo da ridistribuire i carichi dei miei piedi, che sono tutt’ora visibilmente sfasati, questo mi ha giovato molto sotto l’aspetto della camminata, cosa che ho sottovaluto io, e in primis penso anche lui è l’aspetto della corsa.
Modificando superficie di appoggio e modalità d’appoggio il lavoro del mio polpaccio sinistro ha subito una sensibile modifica che già dopo la prima salita si è visibilmente fatta sentire….

Ma arriviamo al dunque. Venerdì esco da lavoro prendo le mie cose e mi fiondo a Molveno, un amico Guida Alpina mi ospiterà nella sua bellissima casa.
Mi presento verso le 19 al ritiro pettorali e già l’imbarazzo inizia a farsi sentire.
Aspetto in coda mentre sento parlare un po in tutte le lingue, fino a quando arriva il mio momento, Pettorale numero 1!
E’ vero….. cavolo…. che responsabilità….

Lo ritiro, mi fermo a parlare con un po di amici quando finalmente arriva Giuseppe Morelli di NoeneItalia, il mio nuovo sponsor che mi ha dato la possibilità oltre che di essere parte della squadra anche di indossare il loro innovativo plantare sia durante i miei allenamenti sia in gara che nella vita di tutti i giorni.
Ci presentiamo, facciamo quattro chiacchiere e le foto di rito che fa un team prima di una gara. Mi sento un po strano, io che faccio la foto in un team….
Attendiamo il Brefing pre-gara che seguiamo con interesse e ci salutiamo dandoci appuntamento al giorno seguente.
Per la cena aspetto l’instancabile Luca, che dopo essersi fatto la Transpirenea decide di venire a sciogliere le gambe su questo percorso, insieme a lui e agli amici della “busa” (Riva e Arco) andiamo a mangiare la pizza.
Alle 23.00 sono a casa a dormire.

Sono le 4.45 quando mi sveglio, mi vesto, preparo una fugace colazione, con un po di caffè, tè e biscotti e scendo in paese per andare verso la partenza.
Arrivato in zona riconosco un sacco di facce conosciute, tra un saluto, un abbraccio, un bacio e una stretta di mano ci si fa tutti l’imbocca al lupo e si attendono le ore 6.
Decido di partire con la mia amica Fra.

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Io e Fra

Al via l’atmosfera è fantastica, la temperatura è forse un po troppo alta per l’ora, ma cerco di non farci caso.
Parto con l’idea di farla tutta camminando o comunque di non forzare eccessivamente e vedo che i primi km sono piuttosto buoni e tranquilli, mi ritrovo a chiacchierare con la splendida Flora, mentre Fra è sempre li a volte avanti a volte dietro.
Arriviamo ad Andalo e inizia la salita, io provo a partire ma capisco subito che c’è qualcosa che non va, così evito di fare il fenomeno e abbasso le orecchie…
Continuo la mia marcia, passando il ristoro, cercando di alimentarmi bene e sopratutto di idratarmi ma da li a circa 20min qualcosa nel mio intestino non mi dà grandi sentori…
Preso un po dalla paura e un po dallo sconforto di dovermi già ritirare dopo 10km decido di prendere la via dei boschi per cercare di dare una risistemata alla giornata.
Dopo aver sbrigato le pratiche d’ufficio riesco sul sentiero perdendo un sacco di posizioni, la mia socia Fra e tutto il gruppetto, e trovandomi a dover rimontare.
Il problema è che appena cerco di accelerare il mio polpaccio sinistro probabilmente poco abituato al nuovo appoggio inizia a indurirsi, il mal di pancia persiste sopratutto nelle occasioni in cui cerco di “tirare” il ritmo. Quindi decido di andare in modalità “Risparmio energetico”

Arrivo alla Malga Termoncello dopo aver superato la Val dei Cavai e aver scavallato la Sella del Montoz, dove prontamente i volontari segnano il mio pettorale.
Cerco di cambiare qualcosa nell’alimentazione per non aver più problemi in seguito, bevendo ancora molto e utilizzando la prima bustina di sali minerali a disposizione.
Mi incammino di corsetta superando tutto il traverso sopra il Lago di Tovel e sbucando dopo qualche km sulla fantastica vallata che porta a Malga Flavona.
Il polpaccio continua ad essere molto contratto facendomi sentire tutta la sua “incazzatura” fino a dietro il ginocchio, non ci faccio caso, stringo i denti e faccio il conto di quante salite ancora dovrò fare…
Un po mi spaventa sapere che potrei non arrivare alla fine, ma cerco di non pensarci.

Nota positiva rispetto allo scorso anno mi sembra che il tempo passi più veloce, conoscendo già i percorsi che devo affrontare lo spezzare gli obbiettivi step by step mi aiuta molto.
Così senza quasi neanche accorgermene saluto Valentina che segna pettorali al bivio del Passo della Gaiarda con il Passo Grostè.
Testa bassa per la prossima salita sino a Passo Grostè, quando sento il mio nome.
E’ Antonella, la dottoressa che mi ha seguito in questi anni di attività sportiva e che collabora ed è socia della Società di Medicina di Montagna. Con lei ho avuto la possibilità di parlare al Trento Film Festival su un argomento che a me sta molto a cuore, Lo sport e la montagna dopo un Trapianto o una Malattia Neoplastica.
Mi saluta, la saluto e proseguo verso il Graffer dove mi fermo a mangiare e bere.

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Passaggio al Passo Grostè

Decido di non fare tutto di corsa cercando di rilassarmi, così mi siedo al tavolo con un piatto pieno di roba presa dal ristoro e inizio con calma a mangiarmelo.
Finito il mio pasto e dopo aver chiacchierato con qualche concorrente riprendo la mia marcia girando a destra verso il bivio 65km.
Nello scendere verso la Malga di Vallesinella Alta incontro alcuni concorrenti che a detta loro hanno sbagliato il sentiero.
Dentro di me cerco di capire dove, probabilmente al ristoro?
Proseguo e arrivo alla Malga, quando un altro attacco acuto intestinale mi sorprende, chiedo aiuto ai volontari, cerco di rilassarmi e respirare profondamente cercando di non farmi prendere dall’agitazione e vado a boschi….
Perdendo altro tempo poi riesco a uscirne praticamente quasi nuovo, pronto, per affrontare la salita che porta fino al Casinei e successivamente al Tucket.

Arrivo al Casinei che neanche quasi me ne accorgo, mi accoglie un TRB che non è li per la gara, mi offre gentilmente una fetta di torta e un succo di frutta, un ristoro fuori dal comune che mi dà ulteriore forza per raggiungere il Tucket, che dopo una faticaccia raggiungo.
Mi fermo anche qui un buon 15min, esordisco a mio modo chiedendo una birra, loro mi accontentano, così mentre me la gusto mi coccolo uno splendido Lupo che era li con il suo padrone.
Perdo la cognizione del tempo e parte una chiacchierata tra me e lui, mi racconta di aver fatto 2 volte il Passatore e io entusiasta lo ascolto, mentre gli consumo il cane a suon di carezze.

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Il fantastico lupo

Il lupo non fa una piega, penso di trasmetterli pace, empatia, e lo vedo quasi addormentarsi.
Sopraggiunge Luciano, che vedo seduto al tavolo gustandosi una scodella di brodo caldo, lo guardo e ripeto quello che ad alta voce avevo detto.
I vecchi bevono brodo, gli atleti bevono birra!!!!! Una risata generale e poi capisco che probabilmente è meglio partire.
Imbocco la parte quasi più temuta dell’intero Trail, il Sentiero del Fridolin, che lo scorso anno mi diede non pochi grattacapi, ma quest’anno invece in men che non si dica riesco ad affrontare arrivando fino all’incrocio col sentiero che sale verso il Brentei.
Un volontario mi avverte che una splendida ragazza era passata a 2 minuti da me, io scambiando qualche battuta lo saluto e invece di trovare lei, trovo un compagno di squadra del TRB.
Poco male, scambio con lui quattro chiacchiere e proseguo andando a puntare un signore che vedo in lontananza.
Ho un barlume di lucidità, la gamba non grida più, la pancia neanche, raggiungo il signore, per esorcizzare la stanchezza gli indico la Cima Tosa e il Canalone Neri ma quando lo supero lui esclama “ALAN?!”
Si, sono io!
Lui gira i pettorale mostrandomi il suo nome, è Martin, un grandissimo personaggio che scrive da anni sul forum di Spiritotrail.it dove anche io partecipo e dove più volte l’ho “scomodato” per chiedergli consigli sull’allenamento.
Insieme percorriamo tutto il tratto che porta dal Brentei sino alla Bocca di Brenta, raccontandoci un po del più e del meno, di gare, di arrampicate, famiglia ecc.
Arrivati al Pedrotti io mi fermo come sempre un po di più perché Elena la figlia del gestore il Franz Nicolini, esce per salutare e mi soffermo volentieri a fare quattro chiacchiere.
Mi racconta di come è andata la gara e sono contento per il suo secondo posto, quando dentro il mio cervello però scatta una domanda….
E tu… scusa…. dopo esser arrivata seconda come mai sei qui??? Beh, ghè da laorar!!!
Questa si è fatta una gara stratosferica e dopo come se niente fosse si è rifatta i 1600m di dislivello che separano Molveno dal Rifugio Pedrotti continuando a lavorare in rifugio come nulla fosse…. Se non è un esempio lei…. Complimenti a Elena e Federico il fratello che è arrivato anche lui secondo nel percorso più “breve”!
Parto per la discesa e recupero alquante posizioni, la conosco, so dove passare e in 30min sono al Selvata, dove mi fermo a chiacchierare con Michele gestore ma sopratutto amico.
Riparto e mi fiondo verso il Rif. Croz dell’Altissimo sempre con quella sensazione di “accorciamento” di tempi che mi fa sembrare davvero tutto così veloce e fluido.
Probabilmente e inconsciamente mi sto divertendo un sacco, nonostante i dolori la mia corsa è piuttosto sciolta in discesa e i dolori sono controllabili.
Arrivo al Pradel dopo aver passato l’ultimo ristoro al Croz, ed è ancora giorno, lo scorso anno passai con il buio più totale… E’ già un buon traguardo dico tra me e me e proseguo…
Inizio a vedere il Lago, inizio a farmi una serie di film mentali da Film festival, mi complimento con me stesso per avercela fatta, in queste condizioni con questo male, in silenzio, senza fiatare, stringendo i denti e affrontando difficoltà una alla volta.
Uno degli ultimi volontari che vedrò mi indica di voltare a destra dove ripercorro quell’infame percorso che porta sino alla parte alta di Molveno.
Cerco di destreggiarmi tra una radice e un sasso, ma a differenza dello scorso anno, vedendo il terreno sono più prevenuto… Lo dicevo io che il buio è meglio, ma sopratutto la paura dell’Orso!!! Ti fa andare di più!!!
Metto il piede sull’asfalto e inizio a spingere, passo il paese penso alla velocità dei primi, sfilo tutte i turisti mentre la gente mi applaude, come per tutto il trail sento voci dire “Ah guarda quello è il numero 1!”…
Proseguo, e arrivo al Lago, incrocio la famiglia di Luciano che mi fa il tifo, sorpasso il ponte e arrivo in prossimità del traguardo.
Vedo indistintamente la sagoma di Luca Pellegrini, il mio socio farmi il tifo e con lui una serie di persone e amici di Vezzano e dintorni conosciuti grazie al famosissimo Torneo Open di Tennis.
Batto il 5 a Luca e taglio il traguardo non prima di essermi completamente e a piè pari tuffato in una pozzanghera bagnandomi completamente!!!
Taglio il traguardo in 13h 30min circa, esattamente 1ora e mezza in meno rispetto allo scorso anno e visibilmente soddisfatto inizio a riprendere colore e vita.

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Trovo anche Daniela che mi scatta una foto e mi chiede come sta il mio piede, provo a raccontarle un po tutto, si meraviglia del fatto che ci ho messo tanto, io invece mi meraviglio del fatto che con tutto quello che ho incontrato durante questo trail ci abbia messo così poco, ma sostanzialmente è tutto poco importante, aver finito la gara è il raggiungimento del mio obbiettivo giornaliero e annuale.

Ho finalmente portato a casa i miei 4punti UTMB che mi consentiranno di provare a prescrivermi ad una delle gare del circuito, e se vorrò quest’anno o il prossimo potrò provare a fare una, sempre se sarò fortunato con i sorteggi, ma anche qui poco importa, se capita sarà un’onore poter dire io c’ero altrimenti sarà solo il segno del destino.

Cosa porto via con me?
Porto via con me una grande esperienza, come sempre una gestione di gara quasi buona, c’è ancora molto da lavorare ma per le problematiche della giornata mi reputo fin troppo bravo.
Porto a casa la soddisfazione di aver finito un’altra piccola impresa per me, che fino a 16 anni fa non si sognava neanche di raggiungere una cima di una montagna e ora ci fa dirittura il giro.
Porto a casa nuove conoscenze, nuovi amici, nuovi sorrisi, incontri e re-incontri, gente che non vedevo da un po, gente che stimo molto, gente che inizialmente vedevo un po così ma che ho avuto il piacere di ricredermi e abbattere quel muro che avevo nei loro confronti.
Porto a casa la convinzione che la montagna è il mio elemento, il posto dove più a livello psicologico mi sento IO, dove riesco ad esprimermi senza pregiudizi, paure, e questo non è da tutti.

I Ringraziamenti sono estremamente importanti per me, mi perdoneranno le persone che ho dimenticato di citare:
In primis Trentino Trail Running nelle persone di Herbert, Franco, Luca, Alberto e famiglie a seguito.
Al mio gruppo di amici sportivi, tra i quali, la Fra, Emanuele, Francesca, Fabrizio, Luciano, Roberto, Alberta.
Al Trail Running Brescia intero, da chi ha fatto la corta a chi ha fatto la lunga a chi non ha fatto nulla.
Ai volontari presenti sul percorso del DBT, al Soccorso Alpino, Infermieri e Medici del 112, ai tifosi ignari di quello che stavamo facendo.
Un ringraziamento speciale va a tutte quelle persone che commentando “Quello è il numero 1” mi hanno dato per un piccolissimo istante la convinzione che davvero quel numero me lo meritavo non per il mio trascorso sportivo, ma per il mio trascorso di vita.

Grazie a tutti quelli che ho dimenticato di citare.

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5 risposte a "Dolomiti di Brenta Trail – Edizione 1"

  1. Bello il tuo racconto. E super felice di aver cenato con te la sera prima. Hai dato un testo a tutte le immagini che avevo in testa! Vado a rileggermi la tua translagorai che sai che per me è una partita ancora aperta!

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    • che bello il tuo racconto Alan!!
      nei minimi dettagli, mi hai fatto ripercorrere il percorso con tutti i suoi ricordi..
      fortunato che anche tu come il sottoscritto adora stare in montagna per guardarsi dento-
      a presto, #wild

      Piace a 1 persona

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