Sabato 25 giugno 2016

Le condizioni meteorologiche sono instabili per un giro di una giornata intera così cerco di inventarmi qualcosa per non stare a casa a guardare il cielo.
Ultimamente mi interessa poco delle condizioni atmosferiche, però in questo ultimo periodo la presenza di temporali e sopratutto di fulmini mi fa stare un po con le “gambe legate”.
Apro Whatsup e inizio a chiacchierare con amici, chiedere info sulle cime, passo dal voler andare a fare un 3000 con tutta l’attrezzatura del caso al volermi fare l’ennesimo giro di corsa.
Dopo essermi informato telefonando a vari rifugi del posto, decido che l’opzione dei 3000 può aspettare, c’è un’estate intera, le ferie, le giornate in cui si possono raggiungere con tempo più stabile e sopratutto con meno neve, perché addirittura un rifugista mi parla di ciaspole…
Decido quindi di tornare in un posto che quest’anno non avevo mai visto !!! ahaha, ovviamente sono ironico, penso che non mi stuferò mai di continuare a tornare in questa zona del Lagorai che reputo essere davvero stupenda, rilassante,
Cerco alternative interessanti con gli esperti e decido di ripercorrere un percorso che già è stato fatto e che sicuramente a posteriori è davvero di gran interesse.


Quindi alle 6 suona la sveglia, faccio colazione prendo l’auto e mi porto in Val Malene, che raggiungo tramite la SS della Valsugana svoltando a Strigno e procedendo verso Pieve Tesino seguendo le indicazioni per Malga Sorgazza.

Sono le 7.30 circa il tempo è migliore di quello che le previsioni meteo indicavano, però non mi rilasso, so che nel pomeriggio sono previsti temporali e per il giro che voglio fare prima sono di ritorno e meno rischio di prendermi acqua sulla testa..
Metto le scarpe da corsa, indosso lo zainetto controllando che ci sia tutto e parto piano per cercare di riscaldarmi bene.IMAG2589

Passo sopra malga Sorgazza prendendo il sentiero 328 che con caratteristici tornantini sale in un bosco incantato verso il rudere di Malga Val del Lago.
L’umidità piuttosto alta si fa sentire, il caldo anche, tanto che poco prima della Malga sono costretto ad una pausa per togliermi la maglietta.
Ogni tanto guardo a destra e do un occhiata a Cima d’Asta, sempre li, che mi guarda.

IMAG2616

La mia idea di giro comprende anche la sua cima.
Incontro due signori che procedono con il loro passo verso il Lago di Costrabrunella che raggiungo dopo circa 50minuti di cammino.
L’invaso è piuttosto “secco” rispetto alle condizioni in cui l’avevo lasciato anni fa quando feci la prima gita. Non mi fermo, se non per scattare una fotografia e riprendo subito il passo, verso Forcella Quarazza.

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Il sentiero è piuttosto tecnico, qui passa l’Alta Via del Granito, conosciuta anche per la sua durezza.
La salita comunque risulta piacevole senza pendenze eccessive.
Trovo sul sentiero un rimasuglio di neve che pestolo con piacere data la “caldazza” che c’è.
Una rinfrescatina alle gambe è quello che ci vuole per poi ripartire veloce verso la Forcella.

IMAG2600
Sono a quota 2300 circa e arrivo alla Forcella Quarazza, mi affaccio e verso Ovest vedo uno spettacolo di cime.
Davanti a me svetta Cima Trento, Cima Brunella, intravedo il tipico pinnacolo di Cima Frate e la sua Cresta del Frate che ho abbondantemente relazionato nella gita Bivacco Argentino – Val di Rava
Scatto una foto anche ad un’insolita incisione su roccia.

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Da qui il sentiero diventa 378.
Proseguo il mio giro puntando verso Forcella Segura e successivamente Forcella Orsera.
Qui il sentiero si fa stretto e passa sul costone N/E di Cima Brunella per poi scendere su un caratteristico sentierino verso Forcella Orsera.
Alcuni tratti sono davvero vertiginosi, il passo deve essere sicuro e fermo, per evitare capitomboli.
Si passa anche da un tratto attrezzato con cordino e pioli.

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Arrivo a Forcella Orsera, dove scatto una foto e faccio una piccola pausa per mangiare un po di cioccolata.
Continuo a dare occhio su Cima d’Asta per capire come il tempo si sta evolvendo.
Nuvole e nebbie ogni tanto la circondano, alternando a schiarite che mi fanno venir voglia di essere già li.
Inizia un bellissimo traverso caratterizzato da piccoli sali scendi che mi permettono addirittura di poter correre.

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Mi sciolgo un po le gambe allora e punto in direzione Forcella Buse Todesche andando così a chiudere una parte di Lagorai che non conoscevo e che avevo raggiungo quest’inverno in una bellissima gita che era partita dalla Val Campelle e che ho relazionato QUI.

Tra un saliscendi e l’altro il sentiero abbandono il sentiero 378 poco sotto il Monte Fumo e proseguo sul 373 che in sostanza è sempre lo stesso sentiero ma che parte da sotto la cima del Monte Cengello e finisce in Forcella Magna.

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Supero numerosi manufatti della Prima guerra mondiale, sul sentiero si intravedono vecchie scalinate che portavano a Baracche di sassi costruite come ricoveri per l’esercito.

Passando sotto Cima Lasteati si raggiunge quello che era il Ricovero del Tenente Cecchin e il Bivacco Lasteati, da dove parte una trincea lunghissima che percorre il versante Nord che collega la cima fino a Forcella Magna.
Al Bivacco Lasteati trovo un signore col cane, mentre lo saluto prendo un sentiero alternativo al 373 che scende a forcella magna e mi ritrovo a discendere la cresta sassosa su sassi instabili zampettando come una cavalletta tenendo d’occhio il sentiero che li sotto comodamente porta sino al Lago.
Smonto dalla crestina e arrivo al Lago dove scatto una foto e ne approfitto per darmi una rinfrescata.
Successivamente mi incammino verso Forcella Magna dove mentre scendo becco un signore riparato in una caverna della guerra intendo a cercar di accendersi una sigaretta.

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Rimango piuttosto perplesso, ma proseguo.
Alla Forcella mi viene un dubbio, non so se devo scendere per prendere il sentiero o salire verso Cresta Socede.
Sò che c’è una ferrata e proprio mentre cerco informazioni consultando la cartina di un signore che stava li, vedo un energumeno a panza all’aria scendere dal ripido sentierino che proviene dalla cresta.
Chiedo come è, mi dice che è semplice se sono uno che va in montagna.
Dentro di me mi faccio alcune domande, la mia solita autostima mi rema contro ma decido, vista la descrizione che ne fa (due scalette e un cordino in un punto) di partire comunque.
Dopo pochi minuti mi trovo ad un bivio, sono a Forcella Tellina e vedo che qui ce il bivio che a destra porta verso Rifugio Brentari e a sinistra sale verso la cresta.
Da una parte sono sollevato, dall’altra però vorrei farla, ma alzo la testa e vedo un bel nuvolone sopra di me, così desisto e mi dico che tornerò a farla magari con una giornata più bella e in compagnia.
Il sentiero che diventa 326 scende vertiginosamente di quota attraverso quella che è denominata “Aia dei Slavazzi”, nome caratteristico.
Incrocio quindi il 327 che è il sentiero che sale da Malga Sorgazza e mi pervade una sensazione di “casa”.

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Da qui in poi conosco il percorso, l’avevo fatto anni fa, così incomincio la mia marcia verso la mia meta di giornata che sarebbe Cima d’Asta.
Mentre salgo però verso il Rifugio si rimpossessa di me un dolore che speravo di non sentire, l’infiammazione al mio tendine non è passata e inizio quindi a rallentare vistosamente il mio passo per non “rovinare” quel che già è in sofferenza.

Guardo l’orologio per capire dopo quanto si è ripresentato e mi segna 16km 1670d+, probabilmente fino a qui reggo, poi si ripresenta, questo significa che nonostante la fisioterapia e il ghiaccio ho bisogno di ancora un po più di riposo.
In poco tempo arrivo al Rifugio Brentari dove mi mangio un panino, bevo un the caldo con limone e parlo con il gestore.
Al mio arrivo la Cima era coperta, chiedo a lui se è il caso di andare o no, la sua risposta è chiara “Se fai veloce si, ma poi devi scender di balla perché è in arrivo un forte temporale”.
Di velocità non voglio sentirne parlare visto il dolore ricomparso, così preferisco evitare e mi godo ancora un po del tepore del rifugio.
Dopo una sosta di circa 20min re indosso il mio zainetto e proseguo con il mio giro, non decido di tornare per il 327 a ritrovo da dove sono venuto, perché essendo un’ostinato testardo seppur piano piano voglio finire il mio giro.
Il tempo sembra tenere, a parte sulla cima dove già intravedo qualche lampeggiata… Ho fatto bene mi ripeto mentre lascio alla mie spalle il rifugio e prendo il 386.

Il sentiero 386 è caratterizzato anch’esso da sassi, salti rocciosi, a volte anche pezzi di neve.
Arrivo a Forcella del Passetto dove scatto una foto e incontro due signori di Vicenza.

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Uno di loro esordisce con “g’avemo sbajà sentièro per far la Cima”, effettivamente partire la mattina per fare Cima d’Asta e ritrovarsi alle 13.30 ancora li allungando il percorso della “Via normale” prendendo quella variante secondo me non è stata un idea geniale, ma loro si giustificano dicendo che hanno sbagliato al bivio!
Ma una cartina in montagna no???
Il sentiero 386 prosegue con su e giù tecnici e qualche pezzo di piano difficilmente corribile.
Sento un tuono, in lontananza e una goccia mi arriva in testa, mi giro e trovo un bel nuvolone dietro di me che mi segue.
Sono sotto la Cima Campagnassa all’altezza di Forcella Grattarole e decido di rivelocizzare il passo.
Affronto l’ultima salitina e poi la discesa che dolce porta fino al Monte Coston.
Proprio dove è indicato Monte Coston il sentiero inizia a scendere divertente su tornantini facilmente corribili.
In poco tempo perdo il dislivello che da 2017m del Coston mi porta sino a 1550 circa, dove entro in un bellissimo bosco.

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Ha iniziato a piovere con più insistenza ma sono protetto dai folti pini e per tanto mi fermo anche a scattare qualche foto, sperimentando inquadrature e soggetti.
Attraverso il ponte sul Grigno e mi ritrovo sul 327 che dalla Teleferica porta verso Malga Sorgazza su comoda forestale.

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Arrivo all’auto contento e un po stanco, l’aver dormito poco e la tensione del fastidio al tendine mi hanno un po provato, guardo l’orologio e capisco anche il perché, 26km 2100d+ sono il risultato di questo bellissimo giro che in poco più di 6h e 40min riesco a percorrere.

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Il terreno piuttosto duro e tecnico rendono questa escursione piuttosto impattante per il materiale di cui sono dotato, infatti per l’ennesima volta mi trovo le scarpe aperte, buchi sulla tomaia a testimoniare che devo aver avuto un rapporto con i sassi del Lagorai piuttosto intenso in queste ultime ore.

E’ un peccato (per le scarpe), son già due paia che quest’anno si consumano così…

Mi godo una meritata birra alla Malga mentre intanto il sole è uscito di nuovo ma per fortuna Cima d’Asta rimane coperta come quasi a dirmi “Bravo, io resto qui, ci vediamo la prossima volta”

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