Il sentiero 3V è un sentiero che attraversa tre valli Bresciane: Val Trompia, Val Sabbia, Val Camonica ed è dedicato a Silvano Cinelli.
Qualche anno fà è stata organizzata una competizione che ne percorreva l’intero percorso di 160km e 9500m d+ e che quest’anno in versione di Trail Autogestito ne ha percorso 90km e 5000d+ circa, partendo da Gardone Val Trompia compiendo un lungo giro ad anello.
Il tutto è sempre stato organizzanto magistralmente dal Trail Running Brescia, società sportiva capitanata dal presidente Michele Mombelli e che ad oggi conta circa 120iscritti, di cui alquanti sono fuori provincia, questo a dimostrare che lo spirito e la serietà con cui fanno le cose è di primo livello.
La cosa che caratterizza fortemente questa società è la componente umana, io, che vengo da una cultura “trentina” fortemente abituata all’ospitalità turistica, difficilmente ho trovato in altri luoghi. (Non per questo a settembre del 2015 ho deciso di iscrivermi).

Il viaggio
Galvanizzato dall’ottima prestazione e dal recupero quasi istantaneo dopo la Vigolana Trail i miei compagni di squadra TRB mi parlano di questo Trail.
Inizialmente sono molto indeciso, ma poi lunedì scorso decido di iscrivermi.
La manifestazione è particolare perchè non prevede l’iscrizione sulla distanza più lunga come singolo, ma solo come squadra, per tanto decido di chiedere al mio prossimo compagno di Ravasio, Marco Pellizzari, di potermi unire a lui per fare questa esperienza insieme avendo così modo di conoscerci. La sua risposta non si è fatta attendere ed è stata subito ben accettata, così andando a verificare la Lista iscritti vedo che lui era già d’accordo con Alessia per effettuare questo giro. La squadra goliardicamente si chiama i “Neuro Fabbri”, questo per motivi che solo qualche giorno dopo ho capito, il mestiere di Marco è il Fabbro, il mestiere di Alessia è il Neurochirurgo.

Mi ritrovo quindi venerdì pomeriggio a preparare lo zaino per questa nuova esperienza.
Sono molto indeciso e sopratutto molto inesperto su quello che avrei potuto trovare, quindi decido di portarmi un pò tutto e deciderò insieme ai miei compagni quello che è bene tenere o no.
Alle ore 19 mi presento a Gardone Val Trompia con Marco e insieme a gran parte dei partecipanti decidiamo di fare un carico di energie andando al ristorante del paese scofanandoci un ottimo piatto di pasta asciutta e un abbondante Weissbier.
Verso le 22 tutti sono quasi pronti davanti alla Chiesa di Gardone, quando arriviamo vedo molte facce note, tutti o quasi sono TRB, volontari, partecipanti, curiosi, sono tutti li a farci il tifo.
Prima di partire firmiamo un grande cartellone lasciando un segno indelebile della nostra presenza e ci viene dato un braccialetto identificativo e un depliant illustrativo su quello che è il percorso.

La partenza
Ore 22, non c’è un countdown vero e proprio, semplicemente basta la semplicità, il rintocco della campana sancisce l’inizio della nostra avventura insieme a l’entusiasmo generale.
Tutto è ancora molto frizzante, partiamo camminando, questa notte di corsa ce ne sarà poca, innanzitutto perchè è buio, poi perchè quel che ci aspetta non è una vera passeggiata, quindi cerchiamo di mantenere le energie.
Neanche 2 minuti dopo esser partiti inizia a piovere, tra le imprecazioni di tutti,  c’è chi si mette la ventina, chi scappa sotto gli alberi, chi dice “dai che tanto ora entriamo nel bosco”.
Lasciamo l’abitato e ci addentriamo in una fitta boscaglia piena di rovi, siamo sul sentiero 360, l’entusiasmo è a mille, c’è il Mangia (Mangiavini) che urla da sotto, c’è GP (Gianpaolo) che fà la stessa cosa, Flora intona canzoni da (Signore degli Anelli), mentre altri componenti TRB parlottano tra di loro.
Noi tre non ci limitiamo a starcene zitti, ma già capisco di essere dentro una squadra, sin da subito, sin dalla prima difficoltà, i rovi appunto, si cerca di farsi strada, di darsi una mano. Mi sento sicuro.
Affrontiamo i primi 5km davvero massacranti, è vero siamo freschi, ma poi tutto questo si ripercuoterà più avanti…
5km 600d+ su un terreno davvero difficile, cementata misto sentiero sassoso scivoloso con fango, rovi, molto nervoso.
Arriviamo sotto Monte Calvario (chissà come mai eh?), quando svoltiamo a un bivio e iniziamo un traverso, sempre con caratteristiche del terreno abbastanza toste.
Arriviamo a San Emiliano, dove ci scattiamo un selfie.13435353_10209941074032875_6932450178634934766_n.jpg

Non per vantarci o cosa, ma i Selfie sono una trovata geniale da parte dell’organizzazione la quale tramite questa nuova “moda” vuole che le squadre segnalino il loro passagio dai punti predisposti nel roadbook.
Infatti il 3v Rando Trail non è un Trail con volontari sul percorso atti a dare informazioni inerenti al percoso, ma è in totale autosufficienza.
Questo è lo spirito di avventura più genuino che si possa trovare in giro attualmente.

Da qui inizia una discesa tecnica sempre su fondo precedentemente descritto che porta chilometro dopo chilometro all’altro punto Selfie.IMAG2524

Qui siamo a Forcella Vandeno e ci prestiamo a deviare sul sentiero 362. Ancora non siamo sul 3V.
La marcia prosegue, una serie di salite e discese tecnicamente descritte come “mangia e bevi” ci portano sino al bivio verso Punta Ortosei dove il roadbook indica “Foto Cartello/Vetta”.

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Siamo al 11km ed è come se ne avessimo percorsi 30, la notte, il buio, la sola luce delle nostre piccole frontali scandiscono il tempo, qualche scivolone su questo sentiero che non è proprio una passeggiata, infatti spesso e volentieri è caratterizzato dalla presenza di sassi bagnati nascosti sotto la folta vegetazione che è sbocciata dopo le ultime pioggie.
Il tutto rende doppiamente più difficile la marcia, infatti tra un capitombolo e l’altro, tra una risata e un commento continuiamo senza tregua.
Arriviamo finalmente a Lodrino, siamo al km 16 e i volontari TRB (Federica, Andrea e altri) ci stanno aspettando felici come delle pasque al ristoro.
Arriviamo, ci rifocilliamo e mi accorgo che già dietro di noi ci sono le scope.
E’ piuttosto demotivante ma siccome non è una gara, cambio velocemente visione della cosa e un pò mi passa.
Ripartiamo velocemente e attacchiamo subito una salita, che ci porta al Passo Cavarda

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C’è un pezzo in cui risciamo a corricchiare e non mi sembra neanche vero, un pò riesco a sciogliere le gambe, già provate dall’inizio piuttosto cattivo.

Tra una chiacchiera e l’altra il Team dei Neuro Fabbri prosegue iperterrito la sua marcia.
Io sono una sottospecie di ospite ma non mi sento tale neanche per un minuto, d’altronde son qui per conoscere Marco e più proseguo con i km più mi domando perchè cazzo mi è venuto in mente di scegliere lui come compagno al Trofeo Ravasio, non tanto per la persona che lui è, su questo non si discute, ma tanto per la sua forma fisica strabiliante. E’ un toro, non ha un segni di stanchezza sul viso, esso racconta la concentrazione dello stare in piedi su quel terreno, la felicità del intraprendere un viaggio così, è semplicemente penso in extasi.
Alessia penso di non averci mai neanche parlato, alla Vigolana incrociata tra gli sguardi, iniziamo a raccontarci, cerco di indagare, ma la lucidita in quello che il mio amico Luca definisce come PNF (Progressione Notturna Forzata), non aiuta di certo e il tutto è confuso.
Mentre diciamo tutto questo tra una cresta erbosa e un sali scendi inizio a “delirare”.
Ricordo bene le mie frasi che venivano scandite nell’arco di 10minuti almeno 20,, 30 volte!!
“Ragazzi, guardate i blu, il cielo sta diventando blu, è indice che la notte sta facendo posto al giorno”
“Ragazzi, guardate il blu, il cielo sta divetando……. ”
Penso e spero che dopo 3 volte che lo ripeto questi si siano tappati le orecchie….
Velocemente guadagnamo anche i piani di Vaghezza e successivamente l’omonima località, Vaghezza.
Siamo al km 25, a mio avviso abbiamo già tra i 1600 e i 1900m di dislivello nelle gambe, la notte sta per lasciare lo spazio al giorno ma con moooolta calma.IMG-20160617-WA0012.jpg
A Vaghezza c’è un ristoro, ci fermiamo io cerco di mangiare qualcosa ma non riesco, mi prende un attacco di freddo piuttosto forte, inizio a tremare non potendo tenere nulla in mano data la forte “tremarella” cerco di arrangiarmi come posso, idratarmi, mangiare un pò di torta vegana che Federica ha preziosamente preparato ma che si rivela più un’arma a doppio taglio in quanto lascia degli evidenti segni blu sulle dita… Chissà che ci ha messo dentro penso e senza esitare ne mangio un boccone.

Ripartiamo e io sono letteralmente congelato, cerco sulla salita di riscaldarmi facendo un passo un pò sostenuto ma non ce la faccio proprio…
La notte ha lasciato il posto al giorno e stiamo solo aspettando una cosa: IL SOLE!!!!
Io ho freddo, Marco ovviamente no, Alessia non oso chiederglielo, è un pò che cammina silenziosa, non ho molta confidenza per tanto non sò come comportarmi, ma mi conosco, l’orso che ce in me non sà trattare con le nuove arrivate quindi piuttosto che essere invadente rimango nella mia ipersofferenza da salita.

Ad un certo punto arriviamo su un pianoro dove si apre una bella visuale, da li dobbiamo raggiungere una cima e siccome il sole sta proprio per sorgere sopra le montagne io rallento il passo, tiro fuori il telefono e inizio a divertirmi fotografando quà e là alcuni attimi che resteranno per molto tempo nella mia memoria.
Dietro di mè arrivano le scope ma io me ne frego altamente e continuo a scattare.

Non sono il solo a farlo, anche Alessia immortala dei bei momenti e scatta delle immagini formidabili, mentre Marco zompetta qua e la come un camoscio.IMAG2554.jpg

Mi trovo in un posto magnifico, un 360gradi di alto godimento, il prato disseminato di Botton d’oro a cui dedico una fotografia. E’ formidabile, da qui a poco c’è una croce, dove ci fermiamo a rifocillarci.
A questo punto le scope di hanno raggiunto e da qui in poi le scope non saranno più scope, ma semplici compagni di squadra, perchè siamo tutti uniti con un unico obbiettivo, arrivare al Passo Maniva.
Iniziamo l’ennesima discesa scivolosa su terreno ostico, sassi bagnati misto fango, ma non ci rassegnamo, continuamo la nostra marcia, in certi punti io riesco anche a correre.
Da dietro sento un gran tifo, è il GP che urla “Grandeeeee Alan, grandee”!!!
Continuamo a scendere, da tenere a mente le sue parole.
“Ragazzi, da qui in poi è tutta discesa fino al Maniva, possiamo correrla tutta”
E proprio mentre dice queste parole quasi allo sfinimento che ci si presentano delle salitine davvero stupide che però dopo tot ore di percorrenza è difficile quasi camminare!!!

Proseguiamo agilmente e corricchiando su un lungo traverso che dopo un paio d’ore ci porta sino al Passo Maniva, punto di incontro con chi ha deciso di iscriversi alla distanza più corta di questo Rando Trail.
Tra una chiacchiera e l’altra continuiamo e io continuo a scattare, ormai è giorno e la fase di concentrazione più alta diciamo che è passata, cerco di rilassarmi e di recuperare un pò la fatica mentale dando ai miei occhi qualcosa di rigenerante da guardare.


Il mio orologio segna km e dislivello che non mi sarei mai immaginato, perchè da una parte sono contento di aver percorso questa distanza dall’altra, penso che me ne manca ancora altrettanta e un pò mi sconforto, ma cerco di non abbattermi.
Mi sento stanco, molto stanco, viaggiare di notte su quel sentiero, duro, scivoloso, fangoso, nascosto dalla folta vegetazione mi ha ridotto così:

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Siestaaaaaaaa vi pregoooooo!!!

Non mollo, figuariamoci, anche se ci abbiamo messo 11h e 30minuti per percorrere 43km con 3000m d+, noi non ci arrendiamo…
Ricordo che nello stesso tempo il 4 giugno ho completato il Vigolana Trail percorso di 69km e 4200d+ e questo sta a sottolineare la durezza e la difficoltà di questo Rando Trail.
Finalmente vedo il Passo Maniva e inizio a corricchiare per raggiungerlo.

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Passo Maniva

Il nostro fantastico terzetto si è un pò allungato, ma tengo sempre d’occhio Alessia che prosegue dietro a passo lento ma costante.
La aspetto e cerco di indagare sul suo stato, il suo viso racconta tutto, i due occhioni giganti che con difficoltà riesce a tenere aperti testimoniano la durezza della notte e del percorso.
Mi confida la sua volontà di voler fermarsi, non la biasimo, anche io dovrei farlo, una piccola infiammazione si sta impossessando del mio tendine tibiale o d’achille, non riesco a capire dove di preciso, ma vedo che la parte si sta arrossando.
Arriviamo al Passo, non dopo aver affrontare una ultima salita che in questo momento sembra durissima…

E’ gran festa, qui incontriamo tutti i partecipanti della 50km, ci salutiamo, evitiamo di abbracciarci per evidenti motivi, ci stringiamo la mano, ci facciamo il tifo, ci rifocilliamo prepotentemente, io mi gusto 2 scodelle di brodo e un piatto di pasta asciutta con sugo mentre cerco la mia sacca e dedico cosa cambiarmi.
Sono già in proiezione verso il prosieguo del percorso, quando in realtà dovrei pensare se fermarmi o meno.
Mi cambio le scarpe, rinasco quasi… i miei piedi ringraziano.
Indosso la termica a maniche lunghe, cosa che avrei dovuto fare la notte ma la lungimiranza mi aiuta, ho pensato bene di tenere quel termico per il giorno, momento in cui la mia temperatura corporea sarebbe scesa per l’effetto della fatica e così è stato, c’ho azzeccato e dentro di me sorrido.
Decido di ripartire, dopo un caffè e a passo da bradipo affronto la salita che ci porta nella seconda parte di percorso.
Si ipotizza che dal Passo in poi mancano 50km e 2000m circa di dislivello, “facili” secondo GP, per la diversa conformazione del terreno.
Tanto facili non sono direi, ma comunque io tengo duro e continuo iperterrito nella mia marcia.
Ogni tanto mi giro lo guardo, lo aspetto e gli dico :” Gp, ma da qui dove posso ritirarmi nel caso volessi?”
Alan, la prossima tappa per ritirarsi è tra 25km, prima non c’è nulla….
Ottimo, direi!!!!

Il tempo inizia a guastarsi, finora siamo stati fortunati e non abbiamo preso una goccia d’acqua, ma questi nuvoloni fanno temere il peggio.
Dal passo continuiamo la nostra marcia e iniziamo ad affrontare una multitudine di cime di cui non sò e ricordo il nome.
Il mio passo si fà sempre più lento e sento il mio tendine nell’affrontare le salite lamentarsi non poco.
Arriviamo ad una cima e da li posso vedere uno dei punti in cui avrei dovuto scattarmi una foto, un passo, si chiama passo 7 croci.
Appena arrivo sò di avere un pò di vantaggio sugli altri, GP ormai ha preso il largo con Marco che mi ha lasciato con gli altri, loro due se la godono sulle crestose cime ed io sono qui al passo.
C’è un muretto che sorregge 7 croci che sono infilate in mezzo ai suoi sassi, senza pensarci mi butto a terra e mi siedo, cerco riposo, voglio riprendermi ma sopraggiunge Francesco (Il Mangia) e gli altri 4 componenti del gruppetto che si è da tempo ormai aggiunto alla sua compagnia.
Scoppio in lacrime, sono esausto, non sò se è la fatica, non sò se è il dolore che non mi permette di dare il massimo come sono abituato a fare anche in momenti di crisi e stanchezza, ma davvero non riesco a fermarmi, piango come un bambino all’asilo.
Il Mangia cerca di darmi la forza e la carica per andare avanti, mangio qualcosa, bevo qualcosa, mi rialzo e riparto.
Questo è un momento molto duro in cui io sto facendo i conti con me stesso, con la mia caparbietà, con la mia testa, avrei dovuto ritirarmi??? Neanche per sogno!!!
Inizio a capire che tutto quello che mi sta succedendo, questo delirio mentale, questo stato semi coscente mi servirà, molto, più avanti!!!
Ripartiamo e il Mangia si impone:” Alan, passi piccoli”, cerco di ascoltarlo, ma involontariamente non riesco a seguire il suo consiglio, sarà che ho il passo lungo, sarà che ho questa foga dell’affrontare le salite con cattiveria anche dopo 14 ore di gara…
“Alan, PASSI PICCOLI” ribatte, e come un bambino che risponde alla maestra mi giro e gli dico “Più piccoli di così???!!?!?!?” Qualcuno cerca di giustificarmi dicendo, “Eh ma ha le gambe lunghe”….
Continuiamo iperterriti a camminare, su e giù, arriviamo sul Monte Crestoso e mi scatto una foto, per capire come sto messo e a riguardarmi non sembro poi così cadavere.
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Un pò stanco si, senza dubbio.
Da qui in poi si alternano ancora cime, un infinito su e giù, su terreno sassoso a tratti erboso e scivoloso, duro, molto duro!!!
Guardo l’orologio e decido definitivamente che al ristoro del rifugio mi ritiro.
Calcolando arriverei a fare 60km con 5000m d+ e la cosa mi piace, perchè è un’ottimo allenamento, perchè sono più di 16 ore che sono in piedi e che cammino, perchè nonostante sia sveglio da 30 ore con una giornata di lavoro alle spalle, un viaggio in autostrada per raggiungere Gardone, ancora ho modo di dire la mia, sono orgoglioso e questo mi dà la carica, per affrontare gli ultimi km.
Dopo l’infità di creste percorse che in questo momento mi sembra di scalare il M. Bianco, un sentiero ci porta verso il basso, da 2000m scendiamo a 1700 dove c’è una malga, col Mangia si chiacchiera e cerco di farmi forza, ho ritrovato le energie, in discesa non ho problemi, ma appena inizia la salita sento il tendine quindi rallento… (PASSI PICCOLIIIIIIIIIIII)!!!!
Sopraggiungiamo al Rifugio Monte Cimosco, il mio orologio segna 60km 5000d+, entro in Rifugio, sento un’ondata di caldo assurdo, guardo un pò tutti stralunato, vedo Marco, GP, i ragazzi che erano con noi prima, vedo il Mangia che era andato avanti, mi giro ed esco, non ce la faccio a stare li dentro, sò che sto per scoppiare ancora.
Esco dalla porta mi siedo su una sedia fuori dal rifugio piego la testa sulle gambe metto le mani in viso e piango ancora…. Sono stremato, provato ma non mi lamento, la mia sofferenza è solo mia, non la voglio condividere con nessuno, anche se Marco è uscito per chiedermi come stò e perchè voglio ritirarmi, l’evidento arrossarsi dell’infiammazione mi fa pensare a una sola cosa. Devo fermarmi, per Marco, non per me, perchè siamo iscritti al Ravasio e io il Ravasio lo voglio fare, anche se sono sincero in quel momento avrei mandato a fanculo anche una qualsiasi random garetta di paese anche da 100m….
Rientro, mango 5 brioches alla crema, bevo tutto quello che ho, bevo un caffè, chiedo del ghiaccio mi siedo su una panchina all’interno del rifugio e con occhi assenti guardo i miei compagni andarsene….


GP mi lascia 20 euro, inizialmente gli chiedo il perchè, lui mi risponde “Devi lasciare qualcosa a questi che ti portano giù!”… Non ci avrei mai pensato in quel momento, per fortuna che c’era lui…..
La mia capacità di gentilezza viene totalmente sopraffatta dalla stanchezza….
Stralunato, stanco, assente mi riesco a scattare qualche foto, dove accenno anche a un sorriso.
La ragazza di li a poco mi porterà all’altro punto di ristoro quello di San Zeno, l’ultimo tratto che da li avrebbe portato su in cima all’ultimo monte.
Durante il viaggio in jeep conosco la ragazza del Rifugio, persona gentile, appassionata di animali, da poco ha preso un cane (uno dei 4 che ha) e scopro che il rifugio dove mi sta portando a San Zeno è sempre gestito da lei e dal suo fidanzato.
Arrivo al rifugio e da li un ragazzo mi accompagnerà sino a Gardone Val Trompia dove trovo ad aspettarmi Federica.
Da li è una festa unica, sto aspettando Marco, per chiudere insieme questo 3V Rando Trail, mentre Alessia è già andata a casa dal Maniva.
Nel mentre arrivano tutti i concorrenti, i primi della 93km arrivano 1 ora dopo che io ritorno a Gardone, questo significa che davvero è stata dura anche per i primi.

Conclusioni
Secondo quello che è il mio modesto parere di appassionato, anzi, innamorato follemente della montagna, il Rando Trail che esso sia percorso sul sentiero 3 Valli o in qualsiasi altro sentiero segnato (mi viene in mente un Rando Translagorai, Rando Aldo Bonaccossa) è senza dubbio quanto più vicino all’idea che io ho di montagna.
Questo approccio spero che apra la mente a numerosi organizzatori di Trail, cercando di far loro riflettere su cosa deve essere la montagna e su come bisogna affrontarla, rispettarla, amarla.
3V Rando Trail è stata l’esperienza di Trail Running più forte e intensa che abbia finora mai vissuto, ogni volta che provo a fare qualcosa con il Trail Running Brescia ne esco sempre più convinto di aver preso la strada giusta, di aver trovato in loro persone con il mio stesso modo di pensare.
Mi sento un romantico della montagna, un camminatore che va all’estremo delle proprie possibilità e che ancora non ha imparato a conoscersi al 100%, grazie all’esperienza Rando ho iniziato a vedere forse, quello che è il mio limite.
Ci sarebbero tante, troppe cose da dire, si potrebbe creare un dibattito, probabilmente lo si è già discusso ma non voglio in questa sede.

Ringraziamenti
Metto una mano sul cuore, digitando con una sola mano i ringraziamenti alle persone che qui andrò a citare, perchè ci sono persone che ti restano dentro, ci sono momenti che ti sconvolgono, piccolezze che nei momenti di difficoltà diventano enormi gioie, capisco giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, cima dopo cima quando sono fortunato ad aver conosciuto il TRB.

Innanzitutto ringrazio i miei due super fantastici compagni di squadra dei Neuro Fabbri, Marco e Alessia, grazie di cuore per la compagnia, per il viaggio, per gli sguardi silenziosi, per i cenni d’intesa, per essersi raccontati, per avermi dato la possibilità di farlo, grazie dei silenzi che hanno raccontato più di 1000 parole, grazie per esserci stati, per avermi accettato tra di voi, sono sicuro che da questa esperienza è nata una forte amicizia, uno spirito di aggregazione straordinario, già siamo sulla nostra chat whatsup a cercare nuove esperienze, nuovi percorsi, nuovi traguardi, da vivere insieme, (magari non da 90km o magari si, anche da 100km ma non con quel terreno CATTIVISSIMO)!!!!
Ringrazio GianPaolo detto GP per l’enorme disponibilità pre-durante-post gara, per avermi scritto il giorno dopo, per avermi dato la certezza di essere un vero TRB con lo spirito giusto, con le carte in regola, cosa che la mia infima autostima ancora non mi aveva dato modo di comprendere.
Ringrazio Francesco Mangiavini, il MANGIA, uomo dotato di personalità e caratteristiche umane fuori dal comune, l’organizzatore maestro del Trofeo Ravasio, che più mi diceva “Io non ti voglio al Ravasio” più sentivo la voglia di fargli cambiare idea. Lo ringrazio per il prezioso supporto datomi quando sono caduto in lacrime dalla stanchezza al 7 croci, lo ringrazio di avermi aspettato, di avermi confortato di avermi assistito come un fratello.
Ringrazio Michele Mombelli e tutto lo Staff organizzativo del 3V Rando Trail, avendomi dato una possibilità straordinaria per poter conoscere me stesso, per avermi dato la possibilità di vivere la mia prima vera esperienza notturna di Trail, emozioni che nonostante la costante “testa bassa” durante le poche pause fatte per guardarmi intorno mi hanno ricaricato il cuore!!!

 

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Vi voglio infinitamente Bene!!!!

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2 risposte a "3V Rando Trail – Sentiero 3 Valli"

  1. La montagna tira sempre fuori i tuoi lati migliori: la tua forza d’animo, che ti fa andare avanti, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro. E la tua umanitá, che ti permette di fermarti al momento giuso, di non farti del male, di volerti bene.
    Grazie per questa piacevole lettura!

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